La giovine ma anziana Russia, la ventinovenne che ha più di mille anni, quest’anno, in data 25 dicembre, commemorerà i trent’anni della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Trent’anni di difficoltà, incertezze e crisi identitarie. Trent’anni di terrorismo intermittente che ha insanguinato ogni angolo della Federazione e di rivoluzioni colorate che hanno trasformato la slavosfera russo-centrica in un ricordo. Trent’anni di sfide, a volte vinte e a volte perse, e di opportunità, a volte colte e a volte mancate.

L’adolescenza della Russia è durata esattamente un trentennio: dal 1991 al 2021. Trent’anni, un tempo lungo, sì, ma necessario ad affrontare ognuno di quei compiti di sviluppo indispensabili ai fini della formazione del carattere e della costruzione dell’identità. Un’adolescenza prolungata, quella della Russia, più per una serie di sfortunati eventi che per neotenia psichica, più per le pressioni provenienti dall’ambiente esterno che per una tempesta ormonale.

Oggi, a distanza di trent’anni dalla fine del Sogno – il Sogno di un mondo a immagine e somiglianza del Cremlino –, la Russia saluta definitivamente l’adolescenza per transitare verso l’adultità. Perché a inizio luglio, forte di aver superato con successo i principali compiti evolutivi dell’adolescenza – come la realizzazione di un’identità, emersa dal referendum dell’anno scorso, l’abbandono dell’individualismo in favore delle dinamiche di gruppo, palesato da eventi come il vertice Russia-Africa e l’Unione Economica Eurasiatica, e il conseguimento dell’indipendenza emotiva dagli adulti, dato dalla fine del complesso di inferiorità verso l’Occidente –, il Cremlino ha formulato una nuova strategia di sicurezza nazionale riflettente l’avvenuta adultità.

Una nuova strategia per una nuova Russia

La nuova strategia di sicurezza nazionale della Federazione russa è stata firmata da Vladimir Putin il 2 luglio, a distanza di sei anni dall’ultima, datata 2015, e in conformità con la tradizione dell’aggiornamento sessennale. Poche le modifiche apportate, ma significative: mantenimento dello stile schematico, rifinitura generale dei contenuti sempre attuali e alterazione dei punti-chiave.

La strategia di sicurezza nazionale che guiderà le mosse del Cremlino nell’arena internazionale per i prossimi sei anni (ci) parla di una nazione adulta, che ha superato con successo i compiti evolutivi della transizione infantile-adolescenziale e che, oramai pienamente consapevole del proprio Ich freudiano, si appresta ad agire nel mondo con maggiore audacia e con meno timidezza, prediligendo l’infliggere al subire e il prevenire al curare.

I punti-chiave del documento strategico non abbisognano di precisazioni chiarificatrici, in quanto autoesplicativi, ed alcuni, cioè quelli relativi alle contromisure da adottare per impedire l’occidentalizzazione della società russa, sembrano portare la firma dell’influente consigliere presidenziale Nikolai Patrushev. I principali obiettivi del Cremlino, da qui al 2027, saranno i seguenti:

  • Il mantenimento di un’adeguata deterrenza nucleare;
  • Il potenziamento della sovranità negli spazi informativo e digitale;
  • Il dedicare attenzione particolare al “desiderio dei Paesi occidentali di preservare la loro egemonia” attraverso il ricorso a mezzi non convenzionali, dagli attacchi cibernetici all’applicazione del doppio standard nella politica internazionale. Nello specifico, la dirigenza russa viene invitata a non sottovalutare i rischi provenienti dalle guerre culturali d’importazione – suscettibili di erodere le fondamenta valoriali dello Stato-civiltà russo –, dalle guerre dei ricordi – che minacciano di riscrivere il ruolo sovietico nella seconda guerra mondiale – e dai processi di nazionalizzazione delle masse eteroguidati da terzi – trapela il timore che attori statuali e nonstatuali, come organizzazioni nongovernative e corporazioni multinazionali, facciano leva sui “problemi socioeconomici della Federazione russa per distruggerne l’unità interna, istigare e radicalizzare movimenti di protesta, dividere la società russa […] e incitare conflitti interconfessionali e interetnici”.
  • L’aumento degli investimenti nel progresso tecnologico, nel cambiamento climatico e nel miglioramento complessivo delle infrastrutture e delle condizioni di vita degli abitanti della Federazione.

Un manifesto

La nuova strategia di sicurezza nazionale è più di un piano concettuale per il prossimo futuro: secondo il noto politologo Dmitri Trenin è “un manifesto per un’era differente”. Un’era, quella attuale, caratterizzata dal confronto egemonico con l’Occidente e da grandi smottamenti nel Sud globale, che richiedono e richiederanno manovre correttive, prodezze diplomatiche, prontezza di riflessi in caso di minacce inevitabili e, anche e soprattutto, un’identità solida e sicura, indi capace di resistere alla forza travolgente di quella globalizzazione che tutto liquefa e annichilisce nel nome della fine della storia.

Il documento trasuda ottimismo – perché l’epoca dell’egemonia occidentale è considerata al capolinea –, ma non sottostima né i rischi della transizione multipolare – in primis l’aumento della conflittualità – né l’arsenale variegato di cui dispone il blocco euroamericano per ritardare il proprio tramonto – dalle guerre economiche alle guerre culturali, dall’alimentazione dell’instabilità nella russosfera al leveraggio degli storici talloni d’Achille della Russia, come l’eterogeneità etno-religiosa.

E perché la Russia sia più interessata a fortificare le mura domestiche che a telecamerizzare l’isolato, preferendo combattere i ladri a irruzione in casa avvenuta, sembra abbastanza chiaro: la dirigenza ha superato con lode uno dei compiti di sviluppo adolescenziali più formativi, quello relativo alla trasformazione dell’esperienza in conoscenza. Perché l’Unione Sovietica non si è estinta né per rivoluzioni pilotate né per invasioni esterne, ma a causa dell’esplodere in simultanea di una caterva di contraddizioni interne rimaste insolute. Contraddizioni che hanno avuto un pernicioso effetto Benjamin Button su Mosca, riportata violentemente all’età infantile e costretta a crescere di nuovo, ma che, alla lunga, potrebbero aver giocato a suo favore: lei, scattante come un’adolescente e saggia come un adulto, lui – l’Occidente –, spossato e fragile come un anziano.

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