Kim Jong-un e Xi Jinping hanno avuto un nuovo incontro, dopo quello avvenuto in marzo in Cina, quando il capo del partito dei lavoratori nordcoreano si è recato a Pechino per incontrare il presidente cinese. 

La notizia della visita è stata pubblicizzata solo dopo la conclusione della stessa, per ragioni di sicurezza dello stesso Kim, ed è durata appena due giorni, durante i quali i capi di Stato dei due Paesi hanno parlato delle negoziazioni di pace tra le due Coree, della denuclearizzazione di Pyongyang, e delle sanzioni economiche in capo a quest’ultima.

L’incontro è avvenuto, secondo quanto ufficializzato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, nella città costiera di Dalian, nella regione del Liaoning, a circa 300km di distanza in linea d’aria dalla capitale nordcoreana, dove il presidente Xi si era recato per visitare la prima portaerei completamente realizzata in Cina, la Type 001A.

Nella conferenza stampa che ha seguito l’incontro, Kim ha dichiarato: “Il compagno segretario generale e io abbiamo portato avanti questa bella tradizione per mantenere questo storico incontro con risultati fruttuosi, e promosso lo sviluppo senza precedenti e vigoroso delle relazioni tra Cina e Corea del Nord”.

Kim ha detto che crede che il suo secondo incontro con Xi dopo più di un mese sia utile per approfondire la fiducia reciproca e spingerà la relazione amichevole e cooperativa della Repubblica popolare democratica di Corea e la Cina, per raggiungere uno sviluppo ancora più vicino e completo in linea con le richieste della nuova era.

Parlando della situazione della penisola coreana, Xi ha detto che lui e Kim si sono completamente scambiati opinioni e raggiunto un consenso importante durante il loro primo incontro, aggiungendo che Kim ha recentemente compiuto sforzi attivi per promuovere il dialogo e l’allentamento delle tensioni sulla penisola con progressi costruttivi.

Xi, dal canto suo, ha dato il proprio benestare all’operazione di denuclearizzazione della penisola coreana, auspica che il dialogo di pace con Seoul sia produttivo e che collaborerà nel migliore dei modi affinché le trattative di pacificazione e l’intermediazione con gli Stati Uniti vadano a buon fine. 

“La Cina è disposta a continuare a lavorare con tutte le parti interessate e ad avere un ruolo attivo nel promuovere in modo completo il processo di risoluzione pacifica della questione peninsulare attraverso il dialogo e la realizzazione di pace e stabilità a lungo termine nella regione”, ha affermato.

D’altro canto, nei prossimi giorni si terrà un vertice diplomatico trilaterale a Tokyo, che vedrà coinvolti Cina, Giappone e Corea del Sud, con obiettivi prettamente economici, ma la questione coreana terrà senz’altro banco.

Secondo quanto appreso dal quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, il presidente coreano Moon Jae-in, avrebbe espresso l’auspicio che Shinzo Abe, il primo ministro nipponico, incontri Kim Jong-un, in base alla sua disponibilità di trattare una forma di distensione allargata in tutta la regione. 

I dialoghi, da questo punto di vista, saranno piuttosto difficili, dal momento che Pyongyang non rinuncerà sicuramente al proprio arsenale nucleare senza garanzie economiche e militari di sorta, e dunque solo in un secondo momento rispetto alla rimozione delle sanzioni e le adeguate certezze circa l’integrità dei vertici del Paese. D’altro canto, gli attriti tra Tokyo e Pyongyang passano anche per una questione risalente a circa 40 anni fa, periodo in cui la Corea del Nord trattenne diversi prigionieri provenienti dal Giappone. 

Nel contesto, dunque, il ruolo della Cina sembrerebbe essere assolutamente imprescindibile. Kim ricerca continuamente garanzie e consigli da parte cinese, con la quale condivide praticamente tutto il suo confine settentrionale (eccezion fatta per i 14km di frontiera con la Russia), e che è stato per decenni il principale partner economico del Paese, in grado di decidere le sorti dei leader stessi, come nel caso in cui Pechino optò per l’imposizione di sanzioni sull’acquisto del carbone dalla controparte coreana, appena tre anni fa.

Pechino è sicuramente interessata a demilitarizzare l’area coreana, il che significherebbe una riduzione del personale militare americano nelle immediate vicinanze della costa della cina orientale, in concomitanza con il posizionamento di missili nel Mar cinese meridionale, assicurando una sorta di protezione dei confini cinesi. 

D’altro canto, la riunificazione delle Coree porta ad un bilanciamento di alleanze, la cui propensione non è affatto certa. L’assimilazione di un modello liberale come quello di Seoul nelle immediate vicinanze di Pechino, potrebbe creare un precedente negativo per tutte quelle decine di milioni di cinesi che sono aperti all’economia di mercato.

Tuttavia, finché la Corea del Nord si interfaccerà così di frequente con Pechino, il rischio che la diplomazia cinese possa perdere di vista l’obiettivo strategico della pace coreana sembra particolarmente improbabile.