Un nuovo rapporto del Dipartimento di Stato Usa su una presunta «campagna di sovversione» cubana contro gli Stati Uniti si sta rivelando una vera e propria lista nera governativa rivolta contro cittadini americani e organizzazioni di sinistra. Il documento, intitolato «Cuba: The Capital of 21st Century Communism», è stato reso pubblico dal giornalista investigativo Ken Klippenstein sul suo Substack. Si tratta di un dossier di cento pagine fitto di accuse, collegamenti e sospetti che sembrano ricalcare in tutto e per tutto lo spirito del maccartismo degli anni Cinquanta: un ritorno alla caccia alle streghe anticomunista che ha segnato uno dei periodi più oscuri della storia recente degli Stati Uniti.
L’architetto dell’operazione, evidentemente studiata a tavolino per conferire legittimità alla strategia americana di «massima pressione» contro Cuba, è il Segretario di Stato Marco Rubio. L’obiettivo è chiaro: strangolare economicamente il governo di Miguel Díaz-Canel e aprire la strada a un cambio di regime, un vecchio pallino di Rubio, figlio di esuli cubani. Peraltro, il rapporto arriva a pochi giorni dal vertice internazionale sul «terrorismo politico» guidato dal Segretario di Stato, e si spinge ben oltre le generiche condanne moralistiche: nomina e cognome, organizzazione per organizzazione, di chi sarebbe al servizio dell’influenza cubana.
Una lista che include sindaci, giornalisti e attivisti
L’elenco è sorprendentemente esplicito. Tra i nomi spiccano Ben Cohen, il co-fondatore del celebre marchio di gelati Ben & Jerry’s, il sindaco di New York Zohran Mamdani e la sindaca di Los Angeles Karen Bass. Ma anche volti noti del giornalismo progressista come Amy Goodman, conduttrice di Democracy Now!, e il popolare streamer Hasan Piker.
Le organizzazioni non sono da meno: dalla Democratic Socialists of America (DSA)——di cui fanno parte figure come Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib——al sindacato Amazon Labor Union fondato da Christian Smalls. In tutto, il rapporto menziona almeno 43 gruppi e individui contemporanei.
L’ombra del maccartismo
Il tono del documento, come osserva Klippenstein, è apertamente nostalgico verso le pratiche repressive del passato. Il rapporto menziona esplicitamente le «liste nere, le indagini e i procedimenti giudiziari dell’era McCarthy» degli anni Cinquanta, lodandone l’efficacia nello smantellamento del Partito Comunista degli Stati Uniti. Un riferimento che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: l’intenzione è quella di riproporre uno strumento di intimidazione politica già sperimentato con successo settant’anni fa.
Tre pagine solo sui socialisti Usa
Un’intera sezione del rapporto – oltre tre pagine – è dedicata esclusivamente alla Democratic Socialists of America, la più grande organizzazione socialista d’America da cui provengono deputate come Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib. Il documento la definisce «un’illustrazione particolarmente potente della vittoria ideologica dello sforzo di Cuba di posizionarsi come capitale spirituale del radicalismo terzomondista».
Curiosamente, il rapporto stesso ammette che la DSA “non è stata plasmata dall’influenza diretta e tangibile del governo cubano” e che i suoi impegni ideologici sono “organici”. Ma questo non impedisce agli autori di insistere sul fatto che l’organizzazione avrebbe “legami con il regime cubano e la sua rete di influenza”. La prova? Le delegazioni inviate a Cuba.
Il vertice internazionale sul «terrorismo politico»
Il rapporto di ieri è il seguito naturale del vertice internazionale ospitato da Rubio la scorsa settimana sul «terrorismo politico». In quell’occasione, è stato introdotto il nuovo termine “Far-Left Terrorism (FLT)” – “terrorismo di estrema sinistra” – un concetto mai realmente definito ma che secondo l’amministrazione Trump merita «la stessa serietà e ferocia che il mondo ha riservato a lungo al terrorismo jihadista». Rubio ha promesso che nuove designazioni terroristiche per gruppi di sinistra sarebbero arrivate «presto». E ora, con questo rapporto, il Dipartimento di Stato sembra aver cominciato a mantenere la parola.
Ma cosa hanno effettivamente fatto queste persone per meritarsi l’inserimento in una lista nera governativa? Il rapporto non presenta alcuna prova di coordinamento né di istruzioni impartite da L’Avana. La stragrande maggioranza delle accuse si basa su semplici viaggi a Cuba, sulla partecipazione a delegazioni di solidarietà o su dichiarazioni pubbliche critiche verso la politica estera americana. Nessuna evidenza concreta o documentata: solo speculazioni dichiaratamente ideologiche e politiche.
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