Con un’operazione che sa più di regolamento di conti politico che di semplice applicazione della legge sull’immigrazione, gli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) hanno arrestato venerdì scorso Hamideh Soleimani Afshar, nipote del defunto generale iraniano Qasem Soleimani, e sua figlia Sarinasadat Hosseiny. Le due donne, titolari di regolari Green Card rilasciate durante l’amministrazione Biden, sono state private del permesso di soggiorno e poste in custodia in attesa di espulsione.
Il Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, ha giustificato il provvedimento sostenendo che Afshar, mentre conduceva uno stile di vita agiato a Los Angeles, avrebbe pubblicato sui social contenuti che celebravano attacchi contro basi e soldati americani in Medio Oriente, definiva gli Stati Uniti il “Grande Satana” e manifestava sostegno al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), organizzazione inserita nella lista nera americana.
L’arrivo negli Usa nel 2015
La vicenda presenta però aspetti paradossali. Hamideh Soleimani Afshar era entrata negli Stati Uniti nel 2015 con visto turistico, aveva ottenuto asilo politico nel 2019 e la Green Card nel 2021. Da quel momento aveva compiuto almeno quattro viaggi in Iran senza che nessuno, all’epoca, trovasse nulla da ridire. Solo ora, in piena escalation tra Washington e Teheran, il suo passato social – comprensivo di critiche feroci alla politica estera americana – diventa motivo sufficiente per revocarle lo status legale e cacciarla dal Paese insieme alla figlia.
Il generale Soleimani, ucciso nel 2020 da un drone statunitense, rimane per la Repubblica Islamica un martire e per Washington l’architetto del terrorismo regionale. La nipote ne porta il cognome e, evidentemente, anche parte delle convinzioni. Ma arrestare ed espellere una persona per aver espresso opinioni politiche – per quanto sgradite e legate a un regime ostile a Washington – solleva non pochi interrogativi su quello che pare un regolamento di conti ad personam, più che un tema legato alla sicurezza nazionale.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha commentato personalmente la decisione su X: «Questa settimana ho revocato lo status legale sia di Afshar che di sua figlia. Ora sono in custodia Ice, in attesa di rimpatrio dagli Stati Uniti». Rubio ha sottolineato che le due donne godevano di una vita di lusso negli Usa mentre sostenevano un regime definito “terrorista”. Il marito di Afshar è stato inoltre bandito dall’ingresso nel Paese.
Parliamo dello stesso Segretario di Stato che, lo scorso settembre, a margine dell’Assemblea dell’Onu, accoglieva a New York – con tanto di foto – il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, alias Mohammed al-Jolani, ex leader jihadista di Al Qaeda in Siria (poi Hayat Tahrir al-Sham, Hts), organizzazione responsabile, secondo Washington, del più grave attacco terroristico nella storia americana.