Non sono certo i tempi degli incontri tra Mahmud Ahmadinejad e Hugo Chavez: ma quando ad incontrarsi sono i presidenti di Iran e Venezuela sugli Stati Uniti i toni non possono che essere, da qualche anno a questa parte, tradizionalmente duri. E Hassan Rouhani e Nicolas Maduro, che in queste ore si sono visti a Baku a margine del forum dei Paesi non allineati, hanno parlato della loro resistenza alle sanzioni poste da Washington e di “dure lezioni” inflitte alla Casa Bianca.

Rouhani: “Continueremo a collaborare con il Venezuela”

A parlare è stato soprattutto il presidente iraniano Rouhani, il quale ha voluto rimarcare come tanto il suo Paese quanto quello sudamericano da anni hanno imparato a convivere con quella che è stata definita come “arroganza americana”. Nel mirino di Rouhani sono finite soprattutto le sanzioni: “Gli americani hanno fallito in ogni complotto che hanno ordito nella nostra regione, dall’Iraq alla Siria fino alla Palestina, all’Afghanistan e allo Yemen”, ha dichiarato il capo di Stato iraniano. Il quale ha espresso, come rovescio della medaglia delle sanzioni che da qualche mese sono tornate a colpire Teheran, il fatto che “i maggiori indici economici dell’Iran hanno mostrato una tendenza positiva e ciò sta ad indicare – ha affermato ancora Rouhani – che le cospirazioni dell’Arroganza e degli Stati Uniti, e le loro pressioni, non hanno portato risultati”.

Sanzioni che hanno colpito già da qualche anno anche il Venezuela, rappresentato a Baku da Nicolas Maduro, formalmente non riconosciuto dagli Stati Uniti. “L’Iran è pronto a sviluppare le sue relazioni finanziarie e bancarie – ha affermato Rouhani rivolgendosi al suo omologo sudamericano, così come si legge sull’AdnKronos – e ad offrire la sua esperienza al Venezuela nei settori tecnici, in agricoltura, nelle infrastrutture informatiche e nelle tecnologie moderne”. Una collaborazione dunque volta a superare reciprocamente le sanzioni imposte dagli Usa ad entrambi i Paesi, sarebbe questa la via che Rouhani ha voluto indicare a Maduro invitandolo peraltro a Teheran. Dal canto suo, il leader venezuelano ha ribadito come “le due nazioni hanno costretto gli Stati Uniti alla ritirata e ad accettare il loro fallimento, resistendo ai loro complotti“.

“Contrastare gli Usa sul sistema monetario globale”

Quello visto in Azerbaijan è un Rouhani molto più “agguerrito” del solito, con toni e contenuti che appaiono come riproposizione dell’Iran quale uno dei principali Paesi del gruppo dei non allineati. Una risposta forse alla fine dell’accordo sul nucleare ed al periodo del dialogo portato avanti con gli Usa fino al 2017. Oltre al suo incontro con Maduro ed ai moniti lanciati nel bilaterale con il leader venezuelano, Rouhani ha parlato a livello generale anche della possibilità di ostacolare gli Stati Uniti sul sistema monetario: “Il movimento dei Paesi non allineati – ha dichiarato Rouhani – può giocare un ruolo fondamentale nel contrasto all’influenza negativa esercitata dagli Stati Uniti sul sistema monetario internazionale”. Prospettando dunque la possibilità di porre le basi per una discussione sul superamento dell’attuale sistema retto sul peso del Dollaro.

“Il dominio del sistema monetario internazionale – ha concluso infatti Rouhani – ha portato gli Stati Uniti a sfruttare il dollaro per fare pressione politica, imporre sanzioni unilaterali e impedire l’accesso ai mercati a molti Paesi terzi, tra cui anche svariati membri del movimento dei Paesi non allineati: si tratta di azioni che costituiscono una chiara violazione dei diritti e della libertà di nazioni sovrane”.