Romania, Simion respinto al mittente: la Corte Costituzionale non annulla le elezioni

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La Corte Costituzionale della Romania ha respinto all’unanimità la richiesta di annullamento delle elezioni presidenziali del secondo turno, tenutesi il 18 maggio 2025, presentata dal leader del partito ultranazionalista Alleanza per l’Unione dei Rumeni (Aur), George Simion. La decisione, annunciata ieri 22 maggio, apre la strada alla validazione ufficiale del risultato elettorale, che vede Nicușor Dan come prossimo presidente della Romania. La Corte, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato di aver “dibattuto la richiesta di annullamento delle elezioni per la carica di Presidente della Romania” e di averla respinta come “infondata”. La sentenza è definitiva e sarà comunicata al Central Electoral Bureau (Bec). I dettagli delle motivazioni saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

Le reazioni dei protagonisti

Nicușor Dan, vincitore con il 53,6% dei voti contro il 46,4% di Simion, ha definito la petizione di annullamento “completamente artificiale”. In un’intervista ai media rumeni, ha commentato: “Era chiaro a tutti fin dall’inizio che si trattava di qualcosa di totalmente infondato. Dire che centinaia di milioni di euro sono stati spesi in Moldavia è assolutamente irragionevole”. Dal canto suo, Simion ha reagito con veemenza, definendo la decisione della Corte un “continuo colpo di Stato”. In un post su Facebook, il leader dell’Aur ha esortato i suoi sostenitori a “lottare” e ha promesso nuove elezioni a breve, scrivendo: “Tutto ciò che dobbiamo fare è combattere! Vi invito a unirvi a me, oggi e nelle prossime settimane!”.

Le accuse di frode e il contesto politico

La richiesta di Simion si basava su presunte irregolarità elettorali, tra cui l’uso multiplo di codici personali e il sospetto di voti espressi da persone decedute. L’Aur ha anche accusato l’Autorità Elettorale Permanente (Aep) e il Bec di “rifiutare la trasparenza” e di aver negato l’accesso a un informatico nominato dal partito per verificare il sistema di gestione del processo elettorale. Secondo l’AUR, queste limitazioni avrebbero impedito una verifica indipendente della correttezza del voto, accusando la Corte di applicare “doppi standard”.

Lo scorso dicembre, la stessa Corte Costituzionale aveva annullato il primo turno delle elezioni presidenziali del 6 dicembre 2024, citando presunte interferenze russe a favore del candidato di destra Călin Georgescu, poi escluso dalla corsa. Simion aveva allora definito l’annullamento un “colpo di Stato” e ora sostiene che il recente voto sia stato compromesso da influenze occidentali, puntando il dito contro Francia e Moldavia e, in particolare, contro il presidente Emmanuel Macron.

Le accuse di Simion si fondano in parte sulle rivelazioni di Pavel Durov, fondatore di Telegram, che nei giorni precedenti il voto aveva denunciato pressioni da parte dell’intelligence francese. In un post, Durov aveva scritto: “Un governo dell’Europa occidentale [indovinate quale] ha contattato Telegram, chiedendoci di silenziare le voci conservatrici in Romania prima delle elezioni presidenziali di oggi. Ho rifiutato categoricamente”. Successivamente, Durov ha confermato di aver avuto incontri con l’intelligence francese, che avrebbero avuto come obiettivo non solo la lotta al terrorismo, ma anche questioni geopolitiche legate a Romania, Moldavia e Ucraina. “Sono pronto a testimoniare se questo può aiutare la democrazia rumena”, ha aggiunto, offrendo il suo supporto alla causa di Simion. Che per ora, tuttavia, ha subito una dura battuta d’arresto.

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