Quello che sta succedendo in Romania ha dell’incredibile. Călin Georgescu, il leader di destra già vincitore delle precedenti elezioni rumene, annullate per una presunta interferenza russa attraverso presunte operazioni social media, è stato definitivamente escluso dalla replica delle elezioni presidenziali che si terrà a maggio 2025. Lo comunica la Corte Costituzionale rumena. Uno scandalo nello scandalo che rischia di far sprofondare, ancora di più, lo scenario politico rumeno. Su InsideOver ne abbiamo parlato ampiamente qui e qui.
Nelle indagini sulle presunte interferenze russe nelle elezioni in Romania, i capi di imputazione su Georgescu sono poco chiari e troppo generali: dal rovesciamento dell’ordine costituzionale, alla diffusione di informazioni false. Così le accuse tracciano un quadro fumoso che lascia tanti, troppi dubbi sulle reali intenzioni della Romania.
Negli ultimi mesi Georgescu è anche stato perseguitato dalla polizia rumena che lo ha fermato e interrogato a febbraio per cinque ore, prima di rilasciarlo. Ma non è l’unico episodio. Come abbiamo raccontato qualche giorno fa, la Romania ha anche cercato di far passare una banda di fanatici pro-russi rumeni per “gruppo-golpe che stava per rovesciare l’ordine costituzionale”, retorica che ha aumentato ancora di più la pressione sul caso Georgescu.

Le elezioni di dicembre e la fumosa storia di TikTok
Oggi sappiamo che Georgescu, dopo l’annullamento delle elezioni di dicembre, è stato incriminato e bannato dalle presidenziali per sospette interferenze di manipolazione dell’opinione pubblica attraverso piattaforme online. In particolare sulla piattaforma TikTok. Nel sostenere questa tesi, diversi media nazionali rumeni giustificano dicendo che “non si può passare dal 5% al 25% in così poco tempo”.
Quando i 9,4 milioni di voti del primo turno sono stati annullati, l’argomento che ha accompagnato questa decisione è stato che la vittoria di Georgescu al primo turno, con 2,1 milioni di voti, non era autentica a causa dell’interferenza russa attraverso una campagna TikTok.
La cosa davvero interessante è che se da un lato la Corte conferma l’esclusione dicendo “la Corte ha ritenuto che Georgescu non abbia sollevato argomentazioni forti o legali a sostegno della sua accusa di “interferenza politica” nel processo elettorale”, dall’altro lato la tesi stessa di interferenza elettorale fa acqua da tutte le parti.
Politico scrive che la causa scatenante dell’annullamente delle elezioni è stata “una campagna sui social media su TikTok attraverso influencer e promuovendo un hashtag che ha finito per essere dirottato a beneficio di Georgescu”. Ma se l’interferenza non è stata fisica (manomissione dei seggi elettorali e delle operazioni di voto) ma solo “virtuale”, quindi di destabilizzazione dell’opinione pubblica, come si può, in così poche settimane, sovvertire il pensiero di milioni di rumeni per giunta solo attraverso TikTok? Ma sopratutto, come si può credere a tutto questo?

