Romania in piazza: tutto quello (di vero) che c’è da sapere sulle proteste

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Sale la tensione in Romania. Decine di migliaia di rumeni – 100 mila secondo gli organizzatori, 20 mila secondo le forze di polizia – hanno marciato per le strade di Bucarest domenica per protestare contro la controversa decisione della Corte Suprema di annullare le elezioni presidenziali, una mossa che ha polarizzato il Paese e provocato tensioni che stanno esacerbando il clima politico. La decisione di annullare le elezioni è stata presa il 6 dicembre, solo due giorni prima del secondo turno di votazioni. Il primo turno, tenutosi il 24 novembre, era stato vinto a sorpresa da Călin Georgescu, l’indipendente di destra critico della NATO che avrebbe dovuto affrontare al ballottaggio la riformista Elena Lasconi, del partito Save Romania Union.

La sentenza della Corte è arrivata in seguito alla “declassificazione” di documenti di intelligence che accusano Georgescu di aver beneficiato di un’operazione massiccia di interferenza straniera da parte di Mosca attraverso TikTok. Come abbiamo evidenziato su InsideOver, dietro l’annullamento delle elezioni c’è stata, in realtà, una campagna orchestrata dagli Stati Uniti attraverso il sostegno diretto a think tank e ONG finanziate attraverso i programmi di aiuti esteri dell’USAID, il National Endowment for Democracy (NED) e il Dipartimento di Stato, soggetti che hanno influenzato la decisione della Corte Suprema. Prove dell’ingerenza russa? Molto deboli. Come ha ammesso il presidente uscente Klaus Iohannis, infatti, la presunta ingerenza di Mosca è “impossibile da dimostrare”. Non solo: un’inchiesta del sito Snoop.ro ha svelato che la campagna su TikTok, che si pensava orchestrata dai russi per destabilizzare la democrazia in Romania, era in realtà finanziata dal Partito Nazionale Liberale (PNL). La società incaricata dal PNL è la Kensington Communication.

Georgescu ha presentato ricorso in appello contro la decisione di annullamento della Corte costituzionale a livello nazionale, senza successo: successivamente si è rivolto alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Nuove elezioni in maggio: ma la protesta continua

I manifestanti, secondo quanto riportato dalla Reuters, si sono radunati nella capitale con bandiere romene e slogan come “Libertà” e “Riportate il secondo turno”. Il leader dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), George Simion, promotore della manifestazione, ha dichiarato ai giornalisti: Chiediamo un ritorno alla democrazia riprendendo le elezioni dal secondo turno”.

Tra la folla, molti esprimevano non solo frustrazione per la cancellazione del voto, ma anche un malcontento più ampio nei confronti del sistema politico. “Il nostro diritto di voto è stato calpestato,” ha detto Bogdan Danila, un camionista di 43 anni citato da Reuters. “Inoltre, Iohannis è stato al potere per dieci anni e non ha fatto nulla per il popolo, mentre i partiti ci hanno tradito, sono tutti corrotti. Vogliamo qualcosa di diverso”. Molti manifestanti, compresi i sostenitori di Lasconi, ritengono che la decisione della Corte Suprema abbia ulteriormente indebolito la fiducia nelle istituzioni e vedono nella cancellazione del voto una manovra politica per preservare lo status quo.

No, in piazza non c’è “l’estrema destra”

Le nuove elezioni presidenziali in Romania si terranno il 4 maggio, con un ballottaggio previsto due settimane dopo, il 18 maggio. Ciò nonostante, le proteste nel Paese proseguono, con i sondaggi che danno Georgescu in vantaggio con il 22,94% su Elena Lasconi (19,17%) e sui social-democratici Marcel Ciolacu di (19,14%). Come scrive POLITICO, la popolarità continua, e forse persino in crescita di Georgescu, è in parte dovuta alla profonda sfiducia nel clientelismo e nel nepotismo dei tradizionali vecchi partiti, che molti romeni percepiscono come coloro che hanno tirato le fila per arrivare all’annullamento del voto.

A protestare in Romania, come scrive erroneamente qualche media, non c’è “l’estrema destra” ma anche i supporter di Elena Lasconi. Inoltre, la maggioranza dei rumeni ritiene che la decisione della Corte Suprema sia stata una mossa sbagliata come acclarato anche da un sondaggio condotto dal think-tank Romanian Institute for Evaluation and Strategy. Nei giorni scorsi Elena Lasconi ha nuovamente accusato i leader dei partiti tradizionali di aver tentato sei volte di escluderla dalla corsa presidenziale e ha promesso di candidarsi di nuovo. Radu Magdin, analista politico romeno, ha spiegato a POLITICO che, per recuperare la credibilità del Paese, è necessaria un’indagine seria su quanto accaduto nel primo turno. In assenza di ciò, sarà difficile per le persone voltare pagina, come vorrebbero alcuni partiti della coalizione di governo.