Nicosur Dan è il nuovo presidente della Romania. Il sindaco di Bucarest, 55 anni, ha sconfitto al ballottaggio George Simion, con circa il 54% contro il 46% in un voto di ballottaggio con un’affluenza del 65%, dieci punti oltre il primo turno, il record dal 1996. Ribaltato l’esito del primo turno, dove Simion era volato al 41%, venti punti sopra Dan.
Il ballottaggio era, in un certo senso, la chiusura di un cerchio. Finisce la lunga epopea presidenziale rumena iniziata a novembre con il primo turno vinto dal sovranista Calin Georgescu poi annullato per presunte ingerenze straniere che hanno suscitato profondo scalpore nell’opinione pubblica nazionale.
Si è molto parlato – comprensibilmente – della problematica insita nell’annullamento del voto prima e nel processo di esclusione di Georgescu dalle nuove presidenziali poi. Così come si è molto parlato dell’eredità trasmessa da Georgescu a Simion, capo dell’Alleanza per l’Unione dei Rumeni (Aur), partito nazional-conservatore e sovranista. Ma meno si è parlato di chi, a novembre, aveva occasione di sfidare la destra: l’Unione per la Salvezza dei Rumeni (Usr) che ai tempi dava l’endorsement a Elena Lasconi e oggi ha portato l’appoggio su Dan, ex matematico e attivista anticorruzione eletto nel 2019 sindaco della capitale.
Il leader liberale ostile al tradizionale sistema di potere formato da Partito Nazional-Liberale e Partito Socialdemocratico è in predicato di diventare il prossimo presidente del Paese balcanico. E in un certo senso anche il centrodestra liberale aveva a buon diritto le stesse argomentazioni per dichiararsi defraudato dall’annullamento del ballottaggio. A cambiare le carte in tavola è stato però il peso geopolitico del voto.
La sfida tra i due leader anti-sistema, il 55enne liberale Dan, ex professore di matematica passato alla politica tramite l’attivismo contro le pratiche corruttive nel Paese balcanico e il 38enne sovranista Simion, sostenuto dal candidato bandito Calin Georgescu, era diventata una partita che non si combatteva tanto sull’agenda politica concreta dei due candidati quanto piuttosto sull’idea del Paese nel campo euro-atlantico.
Da un lato correva una destra netta nella scelta su euroscetticismo, sostegno all’Ucraina, da fermare per Simion, e sulle politiche identitarie, per quanto ammorbiditasi nel passaggio da Georgescu a Simion sulla Nato. Dall’altro, un solitario indipendente di centrodestra liberale che ha avuto però dalla sua la capacità di presentarsi come l’uomo dell’Europa e della continuità all’elettorato di due partiti, Pnl e Psd, dai cui leader è cordialmente detestato.
Le due formazioni di sistema hanno rifiutato di dare qualsiasi endorsement per il ballottaggio, ma gli elettori hanno preferito Dan, in un contesto segnato dall’aumento dell’affluenza trainata dal voto all’estero. salito di mezzo milione di unità a 1,5 milioni di persone su 10,8 milioni totali di votanti nello Stato membro di Unione Europea e Nato. Non sono mancate le polemiche: Pavel Durov, Ceo di Telegram, ha dichiarato a urne aperte che un governo occidentale (si sospetta quello francese di Emmanuel Macron definito “dittatoriale” da Simion) avrebbe chiesto di censurare canali e portali legati ai conservatori per minare il processo elettorale.
Inoltre, Simion “ha affermato di avere prove che 1,8 milioni di persone decedute figurassero nelle liste elettorali, annunciando che il suo partito avrebbe effettuato un proprio conteggio “parallelo” dei voti per verificare i risultati ufficiali”, nota Politico.eu, che aggiunge come a fronte di uno svantaggio ufficiale di 900mila voti il candidato di destra radicale rivendichi invece un margine favorevole di 400mila voti. Simion, inoltre, ” ha ripubblicato un messaggio sui social media in cui sosteneva che i pazienti anziani degli ospedali venivano minacciati di sfratto dalla loro struttura medica se non avessero votato per Dan”, prosegue Politico.eu. “Sono il nuovo presidente della Romania”, ha scritto Simion in un post su X accompagnato, però, dalla bandiera del Ciad e non da quella del suo Paese.
Nel frattempo, Aur e le formazioni alleate alla sua destra denunciano brogli e condizionamenti, convocando da lunedì in avanti una serie di mobilitazioni contro l’esito del voto. Dan, nel frattempo, si trova in una situazione favorevole ma critica: l’antisistema che ha scalato la capitale è accusato dalla destra di essere l’uomo dell’ingerenza straniera proprio perché maggiormente favorevole ai legami europei e atlantici di Bucarest rispetto al sovranista Simion e, soprattutto, all’eminenza grigia Georgescu.
Il fustigatore del sistema di potere delle due formazioni di governo storicamente egemoni ha con ogni probabilità vinto grazie al barrage imposto da loro attuali ed ex elettori contro l’ipotesi di un presidente sovranista, e ora dovrà cercare un modus vivendi. Una figura politica profondamente legato al mondo urbano dovrà unire il Paese partendo dalle campagne e dalla provincia che al primo turno ha premiato a valanga Simion. Non sarà un compito facile per il presidente eletto da indipendente, curiosamente il secondo matematico in dieci giorni a ottenere un’elezione a capo dello Stato dopo Papa Leone XIV. La maratona elettorale rumena è finita, la crisi costituzionale non ancora. Ed è una crisi sull’effettività della democrazia che parla al cuore dell’Europa.
InsideOver ha seguito dall’inizio il caos politico rumeno e continuerà a narrare da vicino le grandi dinamiche politiche del Vecchio Continente, comprese quelle della nuova Romania targata Nicosur Dan. Per sostenere il suo lavoro, abbonati!

