Romania, come risolvere il problema delle elezioni: incriminato il favorito Georgescu

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Politica /

La saga delle elezioni presidenziali in Romania si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel dicembre scorso, nella sorpresa generale, al primo turno di voto si era piazzato primo, con il 23% dei voti, il candidato Calin Georgescu, di volta in volta definito populista, estremista di destra, putiniano, e chi più ne ha più ne metta. Indignazione negli ambienti Ue, sconcerto in quelli Nato (ah già, a Georgescu non piace nemmeno la Nato), funeree previsioni per il secondo turno. Niente paura, però: intervengono l’allora presidente Klaus Iohannis che autorizza i servizi segreti rumeni a desecretare una serie di documenti che dimostrano (dimostrerebbero) il sostegno a Georgescu di una potenza esterna (la Russia, ovviamente) anche attraverso attacchi hacker e una massiccia campagna via TikTok.

Anche se nessuno comprerebbe un’auto usata dai servizi segreti rumeni, tanto basta perché il primo turno di quel voto venga annullato dalla Corte costituzionale (da notare che la prima rivale di Georgescu, l’europeista Elena Lasconi, definisce la decisione “illegale e immorale”, tale da “distruggere l’essenza della democrazia”) e rimandato al 4 e 18 maggio di quest’anno. Le autorità rumene forse speravano che il malcontento della popolazione si sciogliesse con il passare dell’inverno. E invece… Secondo episodio: ai primi di febbraio 2025 il presidente Iohannis, rimasto in carica in regime di proroga per l’annullamento del voto politico, dà le dimissioni e se ne va. Lo fa poche ore prima che il Parlamento, sulla spinta dei partiti di opposizione, voti il suo impeachment.

Tra l’Unione Europea e gli Usa

Ma, come si diceva, la saga continua. Nelle scorse ore, infatti, Georgescu, che stava per ripresentare la propria candidatura alle presidenziali, è stato fermato dalla polizia, interrogato e incriminato insieme con altre 27 persone “per aver agito contro l’ordine costituzionale romeno, aver istigato all’odio, aver fondato un’organizzazione fascista e aver rilasciato false dichiarazioni sulle fonti di finanziamento” della campagna elettorale dello scorso anno. Si noti che in questi mesi il consenso per Georgescu era ancora salito, avvicinando il 40% nei sondaggi. Qualcuno deve aver pensato che il modo migliore di risolvere il problema fosse quello di eliminarlo dalla corsa. Come peraltro aveva a suo tempo augurato il commissario europeo Thierry Breton che, non contento dei fatti di Romania, aveva auspicato che lo stesso metodo fosse seguito in Germania in caso di successo della destra dell’AfD.

È possibile, adesso anzi probabile, che Georgescu, votato dai rumeni ma indesiderato a Bruxelles, venga silurato. Ma per la Romania si aprirebbe, in questo caso, un problema anche maggiore. Il “caso Georgescu”, con i relativi contorni è stato denunciato come uno scandalo dal vice-presidente Usa J.D. Vance nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. E il candidato populista-fascista-putiniano-corrotto-tiktoker ha ricevuto diversi attestati di sostegno dalla Casa Bianca di Donald Trump. Scontentare la Ue può provocare problemi. Scontentare gli Usa provoca sicuramente problemi, come l’Ucraina delle terre rare insegna. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo non possiamo non notare che mentre la Gran Bretagna obbliga Apple a fornire accesso ai dati degli utenti perché il Governo Starmer possa spiarli, come ha ben spiegato in queste pagine Roberto Vivaldelli, in Romania usare TikTok per farsi pubblicità può essere reato.