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Politica

Romania, altro scandalo: esclusa Sosoaca perché “euroscettica” e anti-Nato

Esclusione di Călin Georgescu: La Corte Suprema rumena ha annullato la sua vittoria presidenziale a dicembre, citando presunta interferenza russa sui social media, senza prove concrete, suscitando timori di influenza USA e NATO.Esclusione di Diana Șoșoacă: Il Central Election Bureau e la Corte Costituzionale hanno escluso la candidata nazionalista ed euroscettica dalle presidenziali di maggio 2025 per le sue posizioni anti-UE e anti-NATO.Vantaggio per George Simion: Leader di destra dell’AUR, rimasto in corsa, potrebbe beneficiare dell’esclusione di Georgescu e Șoșoacă, dopo aver sostenuto il primo nelle elezioni annullate.Dubbi sulla democrazia rumena: Classificata come “imperfetta” da Freedom House (4.39/7) e Economist Intelligence Unit (6.45/10), la Romania mostra limiti in partecipazione, corruzione e uguaglianza economica.Influenza esterna: ONG finanziate da USA e Soros hanno spinto narrazioni di ingerenza russa, mentre l’UE indaga su novembre ma tace sulle esclusioni, evidenziando una “democratura” più che una democrazia piena.

Dopo l’esclusione di Călin Georgescu, il leader di destra già vincitore delle precedenti elezioni rumene, annullate per una presunta interferenza russa attraverso presunte operazioni social media, in Romania un altro candidato è stato escluso dalle prossime elezioni presidenziali di maggio dall’Ufficio elettorale centrale del Paese. Si tratta di Diana Sosoaca, avvocato nazionalista e già senatrice per l’Alleanza per l’Unione dei Rumeni (Aur), che ha guadagnato la sua notorietà nel 2020, durante l’emergenza pandemica, per via delle sue posizioni anti-restrizioni e anti-vaccini. Dal 2024 è membro del Parlamento Europeo, eletta con S.O.S. Romania.

Candidata di destra esclusa perché euroscettica e anti-Nato

Motivo dell’esclusione di Sosoaca? La Ccr (Corte Costituzionale della Romania), nel confermare la decisione dell’Ufficio elettorale, ha sostenuto che le sue posizioni politiche, come riporta l’Associated Press, inclusa “l’opposizione all’appartenenza della Romania all’Unione Europea e alla Nato, la rende inadatta a rispettare gli obblighi costituzionali della Presidenza”. Come sottolinea in un tweet del noto imprenditore e commentatore francese Arnaud Bertrand, “è ufficiale: in Romania puoi candidarti alla presidenza solo se non ti opponi all’UE o alla NATO. La “democrazia” nell’Ue sta diventando: sei libero di candidarti a una carica pubblica purché non metta in discussione chi detiene davvero il potere”.

L’esclusione di Georgescu e di Diana Sosoaca avvantaggerà George Simion, il più noto candidato di destra ammesso alle prossime elezioni presidenziali, leader dell’Alleanza per l’Unione dei Rumeni (AUR), il quale aveva inizialmente ritirato la sua candidatura presidenziale per sostenere Călin Georgescu, arrivato quarto alle elezioni dello scorso novembre nel primo – ora annullate – dietro proprio Georgescu, la liberale Elena Lasconi e il primo ministro di centro-sinistra Marcel Ciolacu.

Quella rumena è sempre più una demokratura

Le vicende degli ultimi mesi pongono seri dubbi sullo stato della democrazia in Romania, lo stato più povero di tutta l’Unione europea insieme alla Bulgaria, secondo i dati più recenti di Eurostat in termini di Pil pro capite e, soprattutto, di rischio di povertà o esclusione sociale.

Ma ripercossiamo brevemente quando accaduto. A dicembre, la Corte Suprema rumena ha annullato la vittoria presidenziale di Călin Georgescu, citando una presunta interferenza russa tramite account su TikTok e Telegram, nonostante non ci siano prove concrete di un impatto decisivo sul voto. Secondo il giornalista Lee Fang, come riportato da InsideOver, le posizioni “antisistema” di Georgescu hanno allarmato l’amministrazione Biden e la NATO, vista l’importanza strategica della Romania, che ospiterà una mega-base atlantica. Ong e think tank finanziati da Usaid, Ned e dal Dipartimento di Stato Usa, come GlobalFocus, Funky Citizens ed Expert Forum, hanno spinto la narrazione di un’ingerenza russa, pur in assenza di prove di legami diretti tra Georgescu e Mosca. Inoltre, l’accusa di “disinformazione” via TikTok è stata sostenuta dall’Association for Technology and Internet, parte di European Digital Rights (EDRi), finanziata da enti come Open Society Foundations di George Soros, Omidyar Network, Ford Foundation e altre, evidenziando una più ampia influenza Usa nel processo elettorale rumeno.

Non sorprende, alla luce di tutto questo, che quella rumena non sia una democrazia compiuta ma più una “democratura”. Diversi organismi internazionali hanno infatti valutato lo stato della democrazia in Romania, tra cui Freedom House, che nel 2024 ha assegnato al Paese un punteggio di 4.39 su 7 in “Nations in Transit”, definendola una “democrazia semi-consolidata” con progressi giudiziari ma problemi di corruzione persistenti.

L’Economist Intelligence Unit, nel “Democracy Index” 2023, ha classificato la Romania al 62° posto globale con 6.45 su 10, una “democrazia imperfetta” per limiti nella partecipazione e cultura politica. Anche l’International IDEA, con i suoi “Global State of Democracy Indices“, evidenzia un’evoluzione democratica dal 1975 al 2023, con buoni risultati in rappresentanza ma sfide nell’uguaglianza economica, dipingendo un quadro di democrazia in sviluppo, con punti di forza ma altrettante debolezze significative. E l’Ue? Attentissima a punire quando può l’ungherese Viktor Orban, ha avviato un’indagine sulla presunta ingerenza russa nelle elezioni dello scorso novembre, sembra tuttavia dimostrare alcuna preoccupazione per via della controversa esclusione di ben due candidati, tra cui il vincitore delle elezioni del primo turno – e in testa a tutti i sondaggi – e il secondo che siede tra i banchi del Parlamento europeo. Ma sono quei temi che non appassionano i sedicenti liberali di casa nostra, che anzi esultano per l’esclusione dei candidati a loro ostili. Una democrazia solo in apparenza.

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