Romania al voto: la sfida tra il sovranista Simion e il progressista Dan

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Politica /

Dopo mesi d’instabilità politica e tensioni, domenica 18 maggio la Romania avrà un nuovo presidente: a sfidarsi, nel ballottaggio finale dopo il primo turno delle elezioni dello scorso 4 maggio, Nicusor Dan, attuale sindaco di Bucarest e George Simion “erede politico” di Calin Georgescu. Un voto più che mai decisivo, che determinerà il destino della Romania per i prossimi cinque anni. I seggi apriranno ufficialmente alle ore 7.00, fino alle 21.00 di domenica, ma i cittadini romeni all’estero hanno già la possibilità di votare nelle giornate di venerdì e sabato.

Tuttavia, considerando la situazione politica quantomai delicata, anche a causa delle elezioni annullate dopo la vittoria di Calin Georgescu nel dicembre 2024, non mancano nuove polemiche. In particolare, in Moldavia, dove la comunità romena è consistente, ci sono già state insinuazioni da parte di George Simion (per cui propende la maggioranza del voto della diaspora romena in Moldavia) e accuse dirette contro la Presidente Maia Sandu, d’interferire con le elezioni favorendo il pro-europeo Nicusor Dan. Un voto che, del resto, preoccupa anche i vertici di Bruxelles, dato che potrebbe modificare definitivamente gli equilibri nell’Europa centro-orientale, rispetto ad alcuni temi chiave, come il sostegno politico e militare all’Ucraina, con cui la Romania confina, il ruolo della Nato e le politiche migratorie dell’Ue.

L’europeista Nicusor Dan e i “valori tradizionali” di George Simion

La sfida tra Nicusor Dan e George Simion è aperta e i sondaggi al momento oscillano tra i due candidati, con percentuali molto simili: circa 45-48% a favore di Nicusor Dan e 50-54% per George Simion. Una previsione che mostra, ancora una volta, quanto questo voto risulti divisivo e polarizzante per molti cittadini romeni.

Nicusor Dan, 55 anni, attivista, matematico e sindaco di Bucarest dal 2020, è candidato alle elezioni come indipendente e al primo turno di domenica 4 maggio ha raccolto circa il 22% di voti. Di posizione centrista, progressista, è fortemente pro Unione europea e sostenitore della Nato, che considera fondamentale per la sicurezza nazionale romena, vista anche la vicinanza geografica con il conflitto in Ucraina. In questo senso, Nicusor Dan è politicamente allineato con la presidente moldava Maia Sandu, tanto che Dan ha anche pubblicamente espresso il desiderio di vedere i due Paesi confinanti – Moldavia e Ucraina – entrare nell’Ue accanto alla Romania. Nicusor Dan nel 2016 aveva anche fondato il partito Unione Salvate la Romania (USR) improntato sulla lotta alla corruzione, presente anche nella sua agenda attuale nella corsa alle presidenziali.

Nicusor Dan

Di tutt’altre vedute è il suo sfidante George Simion, da molti considerato il vero protagonista delle elezioni e in leggero vantaggio nei sondaggi: appena 38 anni, europarlamentare e leader dell’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR) è al centro del dibattito politico anche perché la sua candidatura è stata presentata per rispondere all’esclusione di Calin Georgescu. Nelle elezioni annullate dello scorso dicembre 2024, Georgescu era uscito vincitore con il 23% di voti, e avrebbe dovuto sfidare l’esponente dell’USR Elena Lasconi. Tuttavia, l’annullamento del voto e la definitiva esclusione di Georgescu dalle elezioni del 2025, hanno creato un vero e proprio scandalo, e un movimento politico in cui Simion ha gradualmente “preso il posto” di Georgescu, diventandone l’”erede politico”, pur con qualche differenza. Di destra, fortemente critico dell’Ue, sovranista, George Simion è un grande sostenitore di un ritorno ai “valori tradizionali”, come la spiritualità e la famiglia, allineandosi con il pensiero MAGA di Donald Trump, verso cui non ha nascosto le sue simpatie.

Il 16 maggio, per esempio, nel corso di un’intervista per un’emittente tv francese rispetto alla sua idea di Romania, in comparazione con la Francia, Simion ha dichiarato: “In Francia, come in altri Paesi occidentali, avete perso il vostro rapporto con Dio, con i vostri antenati e i vostri eroi nazionali, e non sapete più chi siete. È tempo per voi di tornare alla tradizione, alla fede e smettere di mutilare i vostri figli con operazioni per cambiarne il sesso, concentrandosi piuttosto sulla prosperità economica. Con [questa] politica migratoria di autodistruzione voi fate male a voi stessi e in cinquant’anni la Francia, come Paese cristiano ed europeo, non esisterà più”. Dichiarazione molto forte, che afferma nettamente le sue posizioni contro il progressismo europeo degli ultimi anni e soprattutto la gestione dei flussi migratori, serio problema nell’Europa centro-occidentale.

George Simion Calin Georgescu elezioni Romania 2025

George Simion, le simpatie per Trump, Meloni e la neutralità con la Russia

Il nodo centrale e più critico di Simion è però, senza dubbio, la sua visione sulle questioni internazionali. Se Georgescu era apertamente critico della Nato e dell’interventismo europeo nel conflitto russo-ucraino, tanto essere definito come il “candidato filo russo”, Simion, pur avendo una posizione euroscettica, non è delle stesse vedute. Sebbene i due vengano associati e considerati come “uguali”, dopo le elezioni del 4 maggio Simion ha rilasciato una serie di interviste sul tema, in cui ha definito l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia come “criminale” e Mosca “un pericolo”, rivendicando un ruolo neutrale per la Romania rispetto al conflitto (anche se ciò non ha impedito che fosse dichiarato persona non grata proprio in Ucraina). Non ha invece nascosto la sua simpatia verso Donald Trump, Matteo Salvini, Roberto Vannacci e Giorgia Meloni, con cui ha anche avuto modo di confrontarsi a Roma, nel corso di un incontro, dove si sono anche scambiati battute poi diffuse sui social.

A differenza di Nicusor Dan, Simion è fortemente critico delle posizioni della moldava Maia Sandu, e in passato ha persino avanzato l’idea di un un’unione/annessione della Moldavia alla Romania, in virtù dei legami storici e delle similitudini linguistiche e culturali.

Uno scenario in cui la Romania, da Paese periferico dell’Ue e della Nato, negli ultimi sei mesi è diventata sempre più centrale nel dibattito politico europeo dato che, lo scandalo del voto annullato a dicembre 2024 ha fortemente messo in dubbio la solidità della democrazia. Per questo motivo, anche se al momento le preferenze sono polarizzate tra i due candidati, le elezioni di domenica saranno determinanti per il futuro e, in caso di vittoria di George Simion, la Romania potrebbe diventare persino un nuovo “polo” sovranista, scettico della linea di Bruxelles.