Cosa succedendo in Romania? Sabato 1° marzo, nonostante il maltempo e il poco preavviso, migliaia di cittadini romeni sono scesi a manifestare tra le strade di Bucarest in sostegno a Calin Georgescu: una manifestazione enorme, che ha coinvolto circa 200-300.000 persone, dove molti sono giunti nella Capitale anche con pullman provenienti dalla provincia, muniti di bandiere con il tricolore romeno. Una manifestazione massiccia, di cui però, pochissimi media italiani e internazionali hanno parlato, quasi a evitare di mettere in luce un teatro dove si mette in dubbio la coesione dell’Unione Europea. La manifestazione era stata annunciata solo due giorni fa, dopo l’arresto e il successivo rilascio di Georgescu lo scorso mercoledì 26 febbraio, quando era stato fermato a sorpresa durante un posto di blocco, mentre si recava a depositare la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali.
Dopo un lungo interrogatorio e numerose controversie con le autorità, il politico romeno era stato accusato di 6 gravi reati penali, che potrebbero impedirgli di concorrere alla presidenza, per poi essere rilasciato a causa del suo precario stato fisico. Georgescu è infatti uscito in stampelle, accolto però da una folla di centinaia di sostenitori, tra cui anche alcuni politici dell’opposizione, oltre alla moglie Kristela, e aveva dichiarato davanti ai media “Noi siamo la Romania, noi siamo il potere, noi siamo questo Paese e questo Paese non si inginocchierà davanti a nessuno”.
Durante la manifestazione di sabato 1° marzo, cui si sono unite tante persone mobilitatesi sui social, Georgescu ha annunciato nuovamente la sua volontà di candidarsi come Presidente, rivolgendosi ai suoi sostenitori e a tutti i manifestanti: “Non potremo essere liberi, a meno di restare uniti”, aggiungendo “Il sistema ha cercato di dividerci, ma questo ci unisce ancora di più. (…) Dobbiamo restare insieme nel percorso per la libertà. Libertà, libertà, libertà! Vi prometto che non faremo politica, ma faremo la storia!”. Ma perché si è arrivati a questo e Georgescu potrà davvero partecipare alle prossime elezioni presidenziali?
Georgescu ora non può lasciare il Paese
Nella mattinata del 26 febbraio Calin Georgescu si stava recando a depositare la candidatura alle presidenziali del prossimo 4 maggio, quando è stato fermato dalla polizia di Bucarest. Interrogato dalle autorità, gli sono state mosse accuse estremamente gravi: 6 reati penali, tra cui istigazione ad azioni contro l’ordine costituzionale, informazioni e dichiarazioni false sulla sua campagna elettorale, fino alle accuse di iniziazione di organizzazione di carattere fascista, razzista, xenofobo, antisemita, e promozione in pubblico e culto della personalità di persone colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità. Oltre all’arresto di Georgescu, la polizia romena ha condotto un’operazione massiccia di portata nazionale che ha coinvolto altre 27 persone del suo team, con 47 perquisizioni in cinque diverse contee romene, nelle abitazioni private dei suoi collaboratori.
Se da una parte le simpatie di Calin Georgescu per personaggi a dir poco controversi erano ben note, ed erano già state criticate prima delle elezioni di novembre – Andrea Muratore aveva ricordato su queste pagine come Georgescu nel 2020 avesse definito “eroi nazionali” Ion Antonesu, dittatore della Romania alleata dell’Asse nella Seconda guerra mondiale e Corneliu Zelea Codreanu, capo del movimento politico ultranazionalista e reazionario delle Guardie di Ferro – ci si chiede come mai, determinate accuse non siano state mosse prima della candidatura alle elezioni di novembre, ma solo dopo la sua inattesa vittoria (poi annullata).
Un altro fatto interessante è poi che alcuni media romeni, tra cui la testata Libertatea – il primo giornale indipendente della caduta di Ceausescu nel 1989 – abbiano sottolineato come alcune delle accuse più gravi mosse a Georgescu il 26 febbraio manchino nei documenti ufficiali dell’ordinanza di arresto della polizia romena. Non sono infatti presenti nei documenti né il tentativo di istigazione contro l’ordine costituzionale, né la comunicazione di informazioni false. Ma com’è possibile?

In seguito alle accuse, Calin Georgescu è stato sottoposto a controllo giudiziario per 60 giorni, per cui non può lasciare la Romania, e potrebbe anche essergli impedire di concorrere alle presidenziali, oltre a rischiare fino a 20 anni di carcere. Se le sue posizioni su figure come Ion Antonesu e Corneliu Zelea Codreanu sono senza dubbio controverse, ciò che è stato maggiormente criticato di Georgescu è però il suo essere dichiaratamente euroscettico e contrario alla Nato, anche in considerazione del fatto che in questo momento in Romania è in fase di costruzione la base Nato più grande d’Europa nei pressi della città di Costanza, nella base aerea di Mihail Kogalniceanu, dove è previsto un villaggio militare pronto a ospitare fino a 10.000 soldati con le loro famiglie. Per tutte queste ragioni Georgescu è stato definito come “fascista, populista, xenofobo, filorusso, putiniano”.
Le critiche Ue e il sostegno di Vance
La figura di Calin Georgescu è al centro di numerosi dibattiti già da diversi mesi, anche e soprattutto perché, uscito vincitore dal primo turno delle scorse elezioni presidenziali in Romania, nel novembre del 2024, con il 23%, era stato poi accusato di aver condotto una campagna elettorale torbida attraverso Tiktok, con “ingerenze russe” fino alle accuse di essere un “putiniano” pagato dal Cremlino, che ha portato al definitivo annullamento delle elezioni il 6 dicembre 2024, a poche ore dal ballottaggio previsto per l’8 dicembre.
L’annullamento delle elezioni, fatto grave e senza precedenti recenti nell’Europa occidentale e nella Ue, aveva suscito reazioni molto critiche, quando non vero e proprio sdegno a livello internazionale, tanto che persino la concorrente politica di Georgescu, Elena Lasconi del partito “Unione Salvate la Romania” (USR), aveva definito l’operazione come “immorale” e “illegale”, denunciando la “distruzione della democrazia romena”, laddove lui aveva invece parlato di un vero e proprio golpe. Secondo molti analisti, infatti, il caso di Georgescu non è soltanto uno scenario isolato di politica locale ma un teatro che mette alla prova la solidità dell’intera democrazia europea.

Le prossime elezioni si dovrebbero tenere il prossimo 4 maggio 2025, ma il precedente dell’annullamento e del successivo arresto, pur con tutte le controversie legate a Georgescu, hanno suscitato moltissime reazioni. Se dopo l’arresto di mercoledì 26 gli ambasciatori di diversi Paesi occidentali (Germania, Francia, Olanda e Spagna) si sono espressi a favore dell’arresto, con “piena fiducia nelle autorità romene e il sistema giuridico romeno nel rispetto dei valori democratici”, altrettante sono state, negli ultimi mesi, le reazioni critiche, dal sostegno verso Georgescu dello slovacco Robert Fico, a quello di Elon Musk e del vicepresidente statunitense J. D. Vance, che durante la Conferenza di Sicurezza Monaco di metà febbraio aveva dichiarato: “Non ci sono valori condivisi se cancelli le elezioni, perché non ti piace il risultato, e questo è successo in Romania. Non ci sono valori condivisi se sei così spaventato dal tuo stesso popolo, da silenziarlo e metterlo a tacere”, facendo un chiaro riferimento al caso di Calin Georgescu.
Comunque la si pensi, l’accanimento nei confronti di Calin Gergescu non ha fatto altro che aumentare i consensi nei suoi confronti e la massiccia manifestazione in suo favore, con centinaia di migliaia di sostenitori, che pur è stata ignorata dalla maggior parte dei media, ne è la chiara dimostrazione. Un teatro politico sempre più torbido, dove le posizioni di Gergescu contro la Nato e contro l’intervento europeo in Ucraina, non sono viste di buon occhio a Bruxelles, e potrebbero mettere seriamente alla prova la democrazia europea. La democrazia: un ideale tanto bello nella teoria, quanto fragile e di parte nella pratica.

