L’Iran rimane un assoluto protagonista dello scenario politico mediorientale; di recente, Teheran ha ripreso il proprio attivismo diplomatico forse anche in vista delle presidenziali del 2017, le quali sono previste nella prossima primavera e quindi iniziano ad apparire non tanto lontane agli occhi della leadership attuale e dell’opposizione conservatrice in lizza per strappare a Rohani la principale carica politica.Per approfondire: Perché Russia e Iran sono alleatiDopo le accuse interne secondo cui, a seguito dell’accordo stretto con gli Usa e con il gruppo dei 5 + 1 per la fine delle sanzioni nell’ambito del dossier nucleare, l’Iran abbia rinunciato a molte proprie prerogative, il governo ha ripreso una vasta campagna diplomatica volta a chiarire in primis il proprio posizionamento ‘non allineato’ alle volontà di Washington ed a rimanere fedele nell’esportazione della ‘resistenza’ al potere a stelle e strisce, con quest’ultimo elemento particolarmente messo in discussione dopo l’accordo dei mesi scorsi e con la stessa Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei, preoccupato di un raffreddamento della politica estera di Teheran.La questione più spinosa, a livello esterno, del Paese sciita è indubbiamente quella siriana; in tal senso, l’Iran negli ultimi mesi ha rinsaldato l’asse con Mosca nel sostegno ad Assad, asse che ad un certo punto è sembrato meno solido seppur mai messo in discussione per via delle divergenze soprattutto sulla questione dei curdi della Rojava e dell’eventuale assetto federale della futura Siria (molto osteggiato dalle autorità della Repubblica Islamica), ha stretto a gennaio rapporti economici importanti con la Cina in prospettiva di un maggiore aiuto alla causa siriana da parte di Pechino ed adesso il principale paese del mondo sciita ha quindi iniziato a muoversi nuovamente per stringere alleanze con i cosiddetti ‘paesi non allineati’.Per approfondire: Iran e Cina più vicini sul dossier sirianoÈ quindi molto importante in questo quadro, la visita che il presidente Rohani ha tenuto a L’Avana nelle scorse ore; tale visita, risulta essere più importante dello stesso vertice per il quale il presidente iraniano si è recato in Sudamerica, ossia la ‘Conferenza dei Paesi non allineati’ tenuta in un’isola del Venezuela con il presidente Maduro a fare gli onori di casa. Il vertice Iran – Cuba desta particolare interesse per via di molti elementi in comune tra due Paesi geograficamente e culturalmente distanti tra loro: entrambi hanno fatto parte (e forse ne fanno ancora parte) della lista di ‘Paesi canaglia’ degli Usa, entrambi hanno costituito spine nel fianco per Washington, entrambi attualmente vivono il dilemma di ritrovarsi nella necessità di veder eliminate le rispettive sanzioni economiche senza però rinunciare alla propria politica di ‘opposizione’ alla leadership mondiale degli Stati Uniti.Teheran e L’Avana vivono momenti cruciali ed importanti della loro storia e l’incontro tenuto nella capitale cubana tra i due presidenti è sembrato, agli occhi di molti, un vero e proprio scambio di consigli e vedute in vista delle sfide comuni ai due paesi; il comunicato ufficiale, redatto dopo gli incontri che Rohani ha tenuto sia con Raul che con Fidel Castro, parla di ‘rinsaldata amicizia fraterna’ tra Iran e Cuba e tra le rispettive popolazioni. Un modo quindi, per affermare tanto all’esterno quanto all’interno sia la loro vicinanza e sia gli orientamenti comuni di non rinunciare ad un’accorta politica estera in autonomia dagli interessi e dalle volontà degli USA, nonostante il riavvicinamento degli ultimi mesi con il governo di Obama.Il vertice tenuto sia in Venezuela che a Cuba, è importante però anche per la politica interna iraniana; nelle prossime elezioni del 2017, potrebbe riaffacciarsi la figura di Mahmoud Ahmadinejad, il predecessore di Rohani in carica dal 2005 al 2013, il quale non ha al momento confermato la propria volontà di ricandidarsi ma in queste settimane ha intrapreso un viaggio lungo tutte le principali città del Paese segno comunque di un attivismo politico importante, che lascia presagire se non ad una candidatura personale quanto meno a quella di un uomo a lui molto vicino.Per approfondire: Ahmadinejad pronto a tornare in politicaAhmadinejad, che nella parte finale del suo mandato è entrato in rotta di collisione con la Guida Suprema Khamenei, secondo fonti a lui vicine è comunque attratto dalla volontà di voler tornare in politica e vuol sfruttare il malcontento della popolazione per un’economia che in varie parti del Paese stenta a rimettersi in piedi ed i timori di molte schiere conservatrici della società iraniana che, nell’accordo sul nucleare, vedono un pericolo di infiltrazione degli Usa negli affari interni e nelle posizioni tenute dal paese in politica estera.È per questo che Rohani ha tutto l’interesse di mostrare all’elettorato iraniano il proprio attivismo quanto meno con i partner storici di sempre, a partire proprio da Cuba; segnali mandati al di fuori dell’Iran, ma soprattutto al suo interno: Teheran non ha rinunciato ai propri dogmi della rivoluzione del 1979 ed alla propria autonomia dopo l’accordo con il gruppo dei 5 + 1, il messaggio che il presidente vuol far filtrare è proprio questo.banner_occhi_cristianiNon solo sulla Siria e sui futuri assetti del Medio Oriente, un Iran riabilitato in parte in politica estera, forte anche delle difficoltà del nemico di sempre, ossia quell’Arabia Saudita impantanata tra crisi del petrolio e guerra nello Yemen, vuole diventare sempre più protagonista sulla scena internazionale specialmente per bloccare a livello interno un’eventuale avanzata dei conservatori più oltranzisti; probabile quindi che, da qui ai prossimi mesi, Teheran si mostri sempre più attivo nei rapporti anche con vari paesi che stanno al di fuori del Medio Oriente.

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