Rodriguez, Lopez, Cabello: chi comanda a Caracas dopo la cattura di Maduro

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

L’operazione che ha portato oggi alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro ha inflitto un duro colpo alla Repubblica Bolivariana, ma gli Stati Uniti, ad ora, non sono riusciti a provocare il collasso del regime che si ispira al predecessore di Maduro, Hugo Chavez. Sostanzialmente, infatti, la cattura di Maduro è stata accompagnata dalla resistenza di tre delle figure più apicali che lo accompagnavano nella gestione di un sistema di potere a lungo minacciato da crepe interne e sfidato da un crescente malcontento ma che dal 2013 regge il Venezuela.

Ora la domanda è d’obbligo: chi comanda a Caracas? Chi guida il Venezuela dopo che un governo non riconosciuto da parte della comunità internazionale dopo le controverse elezioni del 2024, piene di brogli, sfidato negli ultimi mesi dalla pressione americana nel Mar dei Caraibi e infine attaccato sul suo territorio ha visto la caduta del suo leader? Essenzialmente sono tre le figure che stanno emergendo nel “cerchio magico” socialista venezuelano.

La prima figura, a livello istituzionale, è quella della vicepresidente Delcy Rodriguez. 55 anni, ministro degli Esteri dal 2014 al 2017 e vicepresidente dal 2018, Rodriguez è ritenuta una delle principali coordinatrici politiche del Partito Socialista Unito Venezuelano (Psuv), nell’era Maduro sempre più fusosi con lo Stato. Colpita da sanzioni per il ruolo nella repressione delle proteste del 2018-2019, Rodriguez non è indagata o ricercata per narcotraffico a livello internazionale.

“Pasionaria” del regime, ha chiesto agli Usa prove che Maduro fosse in vita dopo l’annuncio della cattura da parte di Donald Trump. Tecnicamente in cima alla classifica per rango istituzionale, è una figura però puramente di partito e non appare avere un forte radicamento militare.

Diverso il caso di Vladimir Padrino Lopez, 62 anni, ministro della Difesa, dato per disperso nelle prime ore del giorno dopo un sospetto attacco Usa alla sua abitazione. Autore del doppio gioco che lasciò intendere agli Usa la disponibilità dell’esercito a ribellarsi contro Maduro nel 2019 e promuovere alla presidenza Juan Guaidò, Lopez , generale al comando della Difesa dal 2014, nel 1995 ha studiato psy-ops all’Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione alla sicurezza di Fort Benning in Georgia e sette anni dopo fu uno dei militari. Il suo potere sull’esercito è rafforzato dalla capacità delle forze armate di gestire la distribuzione alimentare e di medicinali tramite le “Missioni Bolivariane” e dal controllo sui porti.

Figura ibrida, Diosdado Cabello, Ministro dell’Interno, storico sodale di Chavez, 62 anni, già presidente dell’Assemblea Nazionale e dell’Assemblea Costituente, è al tempo stesso numero due del Psuv dal 2011, sia con Chavez che con Maduro, che titolare di posizioni ministeriali. Coordina l’apparato repressivo ed è ritenuto l’anello reale di congiunzione tra il regime di Caracas e i gruppi di narcotrafficanti.

In quest’ottica, va notato come l’apparato militare, seppur indebolito dai raid Usa, non sia parso traballante e destrutturato sotto i colpi americani. Anzi, non è da escludere che le figure apicali del regime possano in qualche modo aver negoziato la consegna e l’uscita dal Paese del presidente. Il leader in cambio del regime: quest’ultimo, infatti, non è tracollato. La caduta di Maduro non è stata la base per un “25 luglio” venezuelano e in quest’ottica il dato da segnalare è che seppur ammaccato, il sistema-Venezuela non è stato affondato dai raid americani. E dal “triumvirato” Rodriguez-Lopez-Cabello può uscire una possibile nuova rotta per la leadership della Caracas che verrà.