Dopo la decisione degli scorsi mesi da parte degli Stati Uniti di revocare il visto di ingresso al braccio suo braccio destro nella lotta alla droga, Ronaldo Dela Rosa, Rodrigo Duterte ha rilanciato la posta, minacciando gli Stati Uniti di bloccare ogni esercitazione militare americana nel Paese. La decisione, arrivata dopo quella dello scorso mese di rifiutare i visti di ingresso a due politici americani, preannuncia il rischio di una rottura diplomatica tra i due Paesi, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters.

Le operazioni militari americane nell’arcipelago delle Filippine

I soldati americani dispiegati nella regione sono presenti dal 1998, a seguito della stipula di un accordo bilaterale che permette alle forze armate americane di attuare esercitazioni militari nelle Filippine. Inoltre, negli ultimi anni i militari statunitensi hanno compiuto anche missioni umanitarie durante le crisi dell’arcipelago, sostenendo nella stabilizzazione del Paese lo stesso governo del presidente Duterte.

La posizione geografica delle Filippine è sempre stata riconosciuta come importante da Washington, soprattutto per questioni prettamente geografiche (Mar Cinese Meridionale: cos’è e perché è così importante). A poca distanza sia dalla Cina sia dal sud-est asiatico, è risultata essere la base perfetta per l’appoggio delle truppe nell’area, in grado di essere dispiegate all’occorrenza in un lasso di tempo inferiore alle due ore di volo per quanto riguarda le forze di terra. Tuttavia, da quando alla presidenza del Paese è salito Duterte, il clima tra i due Paesi alleati è peggiorato notevolmente, arrivando alla crisi odierna.

L’odio di Duterte per gli Stati Uniti ed il caso Dela Rosa

Caratterialmente parlando, non sono molti i tratti che contraddistinguono l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ed il presidente filippino Duterte: soprattutto dal punto di vista caratteriale. Anche questo fattore ha reso molto complicati i confronti, non aiutando nella gestione della crisi degli ultimi due mesi. Tuttavia, la repulsione di Duterte nei confronti degli Usa risale a molto addietro e si è amplificata dopo l’inizio della campagna interna contro il mercato della droga.

Le operazioni portate avanti contro lo spaccio e le coltivazioni nel Paese si stima abbiano mietuto oltre cinquemila vittime, quasi tutte freddate prima di poter ricevere un giusto processo. L’architetto della missione filippina contro il mercato degli stupefacenti è Dela Rosa, che gli Stati Uniti considerano alla pari di un criminale internazionale proprio a causa dei comportamenti considerati troppo repressivi persino per i canoni americani. Questo fattore aveva portato all’annullamento del visto di ingresso sul suolo statunitense al capo della polizia filippina, che ha contestato da subito la decisione affermando come una motivazione esaustiva gli fosse fornita nemmeno dall’ambasciata americana di Manila. L’unica supposizione effettuata dall’ambasciatore è stata relativa alle sue implicazioni nella lotta alla droga del Paese ed al modo in cui sono state perpetrate le azioni di repressione del fenomeno.

L’ultimatum agli Stati Uniti

Nella giornata di giovedì, il presidente Duterte ha ribadito come la decisione di revocare il visto al capo della polizia filippina sia stata una mossa scorretta da parte della Casa Bianca. Tale decisione non può di conseguenza che compromettere i rapporti tra i due Paesi che porterà Manila a rivedere la propria collaborazione militare con gli Stati Uniti. Nonostante infatti gli Usa siano il partner militare per eccellenza dell’arcipelago, l’ingerenza estera mirata a controllare lo svolgimento dei lavori di indagine interni al Paese non è considerata tollerabile. A seguito di questo, Duterte ha dichiarato come sia disposto a sospendere i visti provvisori alle forze armate americane di istanza nelle Filippine, sino a quando non verrà risolta la questione legata alla possibilità di ingresso negli Stati Uniti di Dela Rosa.

Nonostante non sia ancora giunta la risposta americana a riguardo, le possibilità che Trump accetti l’ultimatum posto dalla controparte filippina sono molto scarse. La possibilità invece che i rapporti tra i due Paesi si complichino ulteriormente sono molto alti: in uno scenario che, in assenza della difesa militare statunitense, non sembra in ogni caso potersi volgere a favore di Manila.