Dopo una settimana di turbolenze, i porti e i portuali americani possono tirare un sospiro di sollievo. Sulle tavole statunitensi, alla vigilia delle elezioni, non mancheranno prodotti fondamentali che tanta ansia avevano scatenato in questi giorni, tanto da indurre i consumatori alla corsa ai carrelli, in preda al panico.
Lo sciopero che prometteva di mandare a gambe all’aria l’economia americana ha visto in Harold Daggett il maître à penser delle agitazioni. Un personaggio eccentrico, che la Cnn ha osato definire “colorful and controversial“, il 78enne presidente dell’International Longshoremen’s Association: catene d’oro, anello di diamanti, un fuc**ing ogni tre parole, ha rischiato di fare scacco matto anche all’economia mondiale. Daggett è stato da sempre un forte sostenitore dei colletti blu e si è espresso a gran voce nel richiedere una quota dei profitti realizzati dalle compagnie portuali durante la pandemia di COVID-19.
Questo guascone americano, attraverso la sua fronda, ha finito per attirare su di sé le luci della ribalta, nel bene e nel male. A passare sotto i raggi X, i suoi emolumenti: Daggett guadagna circa 902.000 dollari per il ruolo che ricopre all’ILA; suo figlio Dennis-sistemato con la carica di vicedirettore esecutivo-guadagna 703.000 dollari l’anno, quanto basta a far parlare di nepotismo sindacale. Questo è il primo sciopero del suo sindacato in 47 anni: Daggett all’epoca era già lì, come semplice lavoratore portuale che si era unito alla lega un decennio prima, nel 1967, dopo aver prestato servizio in Vietnam. Ma lo stipendio da sogno non è l’unica ragione per cui ora Daggett è osservato speciale: questo rude pasionario sembra essersi tirato dietro una valanga di critiche e detrattori per via del suo stile di vita da nababbo. La sua villa a Sparta, nel New Jersey è valutata 1,7 milioni di dollari, in passato è stato proprietario dell’Obsession, uno yacht di 76 piedi, e adesso gira a bordo di una lussuosissima Bentley.
Daggett è diventato presidente dell’International Longshoremen’s Association nel 2011. Ma nel 2005 venne processato a Brooklyn per frode telematica e postale insieme a un altro funzionario dell’ILA e a un presunto mafioso, accusati di aver indirizzato i contratti di benefit sindacali ad aziende che pagavano tangenti alla criminalità organizzata. I testimoni hanno dichiarato che Daggett avrebbe fatto carriera grazie alla mafia, in qualità di associato al clan Genovese. Il leader sindacale ha poi raccontato nella testimonianza di essere stato tenuto sotto tiro da un mafioso: raccontò, infatti, di essere terrorizzato dalle famiglie criminali e di aver fatto di tutto per evitarle. I tre imputati vennero poi assolti: Lawrence Ricci, l’uomo che si presumeva fosse affiliato ai Genovese, scomparve durante il processo ed è stato poi trovato morto nel bagagliaio di un’auto fuori dall’Huck Finn Diner a Union, nel New Jersey.
L’avvocato di Daggett, suo cugino George Daggett, sostiene che le accuse del 2005 erano motivate da ragioni politiche e basate su prove deboli. “Questo processo è stato una farsa“, ha dichiarato a Fox News Digital. “La gente mi dice: ‘Hai fatto un ottimo lavoro’. E io rispondo che uno studente di Giurisprudenza avrebbe potuto vincere quella causa. In realtà è stata generata dalla Waterfront Commission di New York, e loro odiavano il sindacato“. Daggett negò le accuse penali a suo carico, affermando di essere stato vittima di estorsione da parte della mafia. Al processo testimoniò anche un altro mafioso, George Barone. I pubblici ministeri avevano sostenuto che Daggett aveva intrattenuto legami con la famiglia Genovese già nel 2000 e il sindacato è stato a lungo accusato di aver assegnato lavori ai parenti dei mafiosi e di aver pagato laute tangenti. Secondo i pubblici ministeri, in cambio dei contratti sindacali, la mafia avrebbe dovuto proteggere le carriere e gli stipendi dei funzionari corrotti dell’ILA. Un altro coimputato, Albert Cernadas, si dichiarò colpevole, ma i giurati, infine, dichiararono Daggett, Ricci e Arthur Coffey, un altro dirigente dell’ILA, non colpevoli.
Nonostante la protesta appaia rientrata, Daggett sembra essere pienamente consapevole del suo potere sulla Casa Bianca, che ha evitato di inimicarsi un potente leader sindacale del cui sostegno alle urne ha bisogno. Il presidente Joe Biden ha fatto pressione sugli spedizionieri per migliorare la loro offerta di riapertura dei colloqui e ha tirato un sospiro di sollievo nel non dover invocare il Taft-Hartley Act del 1947, per sospendere i via autoritativa lo sciopero.
Quanto alla politica, non si lascia tentare dal salto della quaglia. Nonostante la sua retorica combattiva, Daggett ha coltivato relazioni in tutto lo spettro politico. Nel 2023, ha incontrato Donald Trump per discutere della minaccia dell’automazione nel settore delle spedizioni e ha affermato che il tycoon si è impegnato a sostenere questa battaglia dell’unione dei portuali. Dopo l’attentato di Butler, durante un comizio, Daggett ha rilasciato una dichiarazione in cui condannava la violenza e offriva il supporto dell’ILA all’ex presidente e alla sua famiglia. Allo stesso tempo, Daggett ha coltivato legami con il presidente Biden, che ha sostenuto (anche foraggiandone la campagna) nel 2020: ne ha sempre elogiato l’amicizia decennale e il suo sostegno all’ILA durante il suo mandato come senatore del Delaware.
Come voterà il mondo rappresentato da Daggett? Un fetta di elettorato fondamentale per il blocco trasversale dem creato da F.D. Roosevelt 100 anni fa, ma che ora sembra sempre più allineato con le rivendicazioni dell’America profonda di cui Trump si fa portabandiera. Difficile fare una previsione. Per ora, l’ILA e Daggett hanno donato esclusivamente alla campagna per le Camere. E mancano 30 giorni alle elezioni…

