Ritratti – Filosofo, musicista e cristiano. Cornel West, il rubavoti che spaventa Trump e la Harris

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Un candidato improvvisato, naif e con zero probabilità di vittoria. Eppure Cornel West, l’eccentrico 71 enne accademico americano, sembra incarnare un’importante tendenza degli elettori: quella di “sprecare il voto“. Se quello per la verde Jill Stein, infatti, è un voto politico che sposa il suo programma, quello per West è agli antipodi: ed è per questa ragione che spaventa sia Trump che Harris. Il timore dei due maggiori contendenti, infatti, è che l’elettorato baratti l’astensionismo con la scelta “indipendente”.

Anima candida, il professor West, noto ai più come “Fratello West”, docente di Filosofia e pratica cristiana “Dietrich Bonhoeffer” presso l’Union Theological Seminary. Nel suo curriculum di studi e professionale ci sono cattedre ad Harvard e Princeton, atenei in cui a conseguito laurea e dottorato, tanto da farne un filosofo pubblico dei nostri tempi. A Princeton, gioiello dell’Ivy League, è stato il primo studente nero a ricevere un dottorato in Filosofia. I suoi testi sono già dei classici su democrazia e diritti civili, come ad esempio Race Matters e Democracy Matters; ma non ha disdegnato nemmeno il mondo della musica, sfornando tre album di tutto rispetto: On Sketches of My Culture, Street Knowledge e Never Forget, in collaborazione con artisti come Prince, Andre 3000, Jill Scott e molti altri.

Perché un uomo di tale profondità abbia scelto di candidarsi-dopo un breve flirt con il Green party-è presto detto: West denuncia “una crisi nazionale di bancarotta morale” e un’ “oscenità spirituale” guidata da un “duopolio derelitto” costituito da entrambi i partiti principali che antepone i profitti alle persone e al pianeta. West afferma che candidarsi come indipendente gli offre l’opportunità e il dovere di fornire prescrizioni da e per le persone, invece di partiti politici vincolati a corporazioni e gruppi di interessi speciali che non provano alcuna solidarietà con i poveri e la classe operaia. “Voglio riportare l’America al meglio di se stessa“, ama ripetere West nelle sue interviste. Ascetico sì, ma non le manda a dire a nessuno: se per lui Trump è un “gangster neofascista“, Biden è un “ipocrita neoliberale“.

Solidarietà, verità, giustizia sono i refrain della sua battaglia di Fratello West, che ha scelto come compagna di strada un’altra accademica e importante attivista del movimento Black Lives Matter, Melina Abdullah. Ma come spesso accade ai filosofi con la testa nell’iperuranio, il pensiero di West difetta di senso di realtà. Nel suo “programma” si parla di tassazione per i redditi alti, reddito di base universale, stop al carbone e al fracking, diritto all’aborto e alla sanità pubblica. Peccato, però, che non abbia mai spiegato come giungere a tutto questo. E a chi lo incalza sugli aspetti pratici, West risponde con infiniti panegirici intellettuali.

Ma se è abbastanza semplice cogliere l’humus culturale della sua campagna, più complesso è definire il “suo” elettorato. Tra coloro i quali scelgono West ci sono repubblicani di lunga data disamorati del Gop mainstream e a favore dell’ala assediata dei conservatori che non ha mai sostenuto Trump. Tra gli elettori delusi dei dem, West miete consenso fra le rimostranze che ruotano attorno alla rappresentazione delle questioni razziali in seguito alla morte di George Floyd a Minneapolis nel 2020, ai critici della sicurezza pubblica nel contesto dell’immigrazione illegale, ma anche agli scettici circa la gestione dei lockdown durante la pandemia. Quanto a Kamala Harris in persona, gli elettori di West la ritraggono come un ingranaggio della ruota progressista democratica, la stessa che si è ostinata a tenere Biden sul trono.

Lo scorso mese, un sondaggio nazionale condotto dalla Suffolk University e da USA Today, ha rilevato che West è emerso come un’importante alternativa per gli elettori insoddisfatti del tradizionale sistema bipartitico. Il sondaggio, che ha coinvolto 1.000 probabili elettori, ha rivelato che il 23,53% degli intervistati sceglierebbe il dott. West come candidato di seconda scelta per la presidenza, distinguendosi in modo significativo in un campo affollato che include Harris e Trump. I risultati indicano un numero crescente di elettori in cerca di una nuova leadership e di alternative significative, poiché molti americani esprimono malcontento per l’attuale panorama politico.

Esattamente come Stein, West e candidati simili rappresentano un segnale importante, sebbene non siano una novità nel panorama politico americano: un grillo parlante che elefantini e asinelli non possono più ignorare. E mancano 26 giorni alle elezioni…