L’ultima smentita è arrivata da Ursula von der Leyen. Il vaccino anti Covid-19, nella migliore delle ipotesi, arriverà soltanto la prossima primavera. “Potremmo avere tra le 20 e le 50 milioni di dosi di vaccino ogni mese da quando le società farmaceutiche ci diranno che sono pronte. Questa massiccia fornitura dovrebbe iniziare a partire da aprile”, ha spiegato il presidente della Commissione europea.

Eppure domenica scorsa, annunciando le restrizioni contenute nell’ultimo Dpcm, Giuseppe Conte si è lasciato scappare una frase pericolosa. Il premier italiano ha infatti dichiarato che a dicembre potrebbero esserci le prime dosi del vaccino contro il coronavirus e “saranno somministrati alle categorie più fragili ed esposte”. Una sorta di speranza mascherata da promessa, che probabilmente aveva l’unico obiettivo di tranquillizzare i cittadini in vista dei nuovi, imminenti sacrifici.

Considerando la situazione, critica dal punto di vista economico, psicologico e sanitario, molti hanno creduto alle parole del premier, che nei giorni precedenti a questa mezza gaffe si era spinto addirittura oltre. “Se le ultime fasi di preparazione del vaccino Oxford-Irbm Pomezia-Astrazeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre. Già all’inizio avremo i primi due o tre milioni di dosi. Altri milioni ci arriveranno subito dopo”, affermava sicuro il premier.

La smentita degli esperti

Oltre alla Von der Leyen, vari esperti hanno smentito le dichiarazioni di Conte sul vaccino. Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Ema, ovvero l’agenzia europea del farmaco, ha spiegato che le case farmaceutiche non hanno ancora messo sul tavolo i dati clinici delle sperimentazioni. In altre parole, ha dichiarato Rasi a Repubblica, “Se tutto andrà liscio potremo autorizzare i primi vaccini tra gennaio e febbraio”. Ma in quel caso saranno prima vaccinate le categorie a rischio, mentre per il resto della popolazione si dovrà attendere ancora un po’ di tempo.

Insomma, immaginare un vaccino pronto entro la fine del 2020 è tecnicamente possibile ma è estremamente difficile se non improbabile. Per Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, la “vaccinazione per tutti non ci sarà prima dell’autunno del 2021” mentre per Andrea Cristanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, i tempi saranno ancora più lunghi (“non se ne parlerà prima del 2022” almeno per la somministrazione a tutta la popolazione).

La prova che sbugiarda Conte

Ipotizziamo lo scenario migliore, quello immaginato da Conte: durante le fasi di sperimentazione non ci saranno intoppi e il vaccino sarà davvero pronto per dicembre. Se così fosse, non ci sarebbe nulla di cui rallegrarsi. E per un motivo molto semplice: il governo non ha mosso un dito per preparare l’aspetto logistico, un punto cruciale per ricevere, stoccare, distribuire e somministrare il medicinale. Lo stesso Rasi è stato chiarissimo: “Se i governi non preparano subito piani per la vaccinazione rischiamo di rallentare il processo di 4-5 mesi e di pagare l’inazione, così come oggi scontiamo alcuni errori del recente passato”.

In ogni caso, presto o tardi, l’Italia riceverà decine di milioni di dosi del prezioso siero. Ecco: prima di cantare vittoria e perdersi in annunci trionfalistici, Conte e il commissario Domenico Arcuri farebbero bene a oliare la macchina logistica del Paese. Già, perché se davvero il vaccino dovesse arrivare a dicembre, il settore logistico sarà chiamato ad affrontare una sfida senza precedenti. Serviranno infatti enormi magazzini “super freddi” situati nei pressi dei principali aeroporti italiani (Malpensa e Fiumicino), dotati di particolari tecnologie (i vaccini devono essere conservati a temperature rigidissime) e protetti da un’adeguata sicurezza (onde evitare ipotetici assalti e furti). Dopo di che servirà attivare una capillare catena di distribuzione e, infine, attuare una campagna di somministrazione.

Al momento niente di tutto questo è stato fatto. Anzi: come ha scritto Italia Oggi, le aziende leader della logistica italiana stanno chiedendo da tempo al governo informazioni in merito a quanto spazio di stoccaggio servirà, con quali requisiti e via dicendo. Un esecutivo che immagina, seppur ottimisticamente, di poter mettere le mani sul vaccino a dicembre avrebbe già dovuto attivarsi per organizzare la rete logistica. Dunque i casi sono due: o Conte ha davvero “illuso” la popolazione con un’affermazione che avrebbe potuto evitare, oppure l’esecutivo è in colpevole ritardo.

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