Urne chiuse, elettori a casa e voto rinviato ancora una volta. Nella Repubblica democratica del Congo la situazione non sembra destinata a normalizzarsi a breve. Le tanto attese presidenziali alla fine non si sono disputate in questa domenica, tutto rinviato a giorno 30 dicembre sempre se tutto va bene. La causa del rinvio decretato a poche ore dal voto, riguarda l’incendio molto probabilmente doloso che in un capannone della capitale Kinshasa manda a fuoco ottomila computer per il voto elettronico. Impossibile da qui all’apertura dei seggi sopperire al danno arrecato dalle fiamme, dunque la commissione elettorale ha deciso di rinviare la consultazione di una settimana. Non proprio un grande dispiacere per il governo guidato dall’uscente Joseph Kabila, il cui mandato pur essendo scaduto due anni fa è destinato a proseguire fino a quando le urne potranno dare il proprio verdetto.

I candidati in lizza

Joseph Kabila avendo già effettuato due mandati secondo la costituzione in vigore dal 2005, non può più ricandidarsi. Ma in realtà il presidente figlio del capo di Stato assassinato nel 2000, è al potere dal 2001. Diciassette anni di presidenza totali, che in teoria avrebbero dovuto essere “soltanto” quindici, visto che il mandato di Kabila come detto in realtà risulta scaduto nel 2016. Tra stati d’emergenza, problemi organizzativi e caos nelle regioni occidentali, l’uscente capo di Stato riesce a rinviare le consultazioni, fissandole soltanto per questo mese di dicembre. Quello sopra raccontato è in realtà solo l’ultimo dei rinvii, l’opposizione spera l’ultimo di una lunga serie.

Kabila qualche mese fa, in previsione di dover prima o poi lasciare la presidenza, designa come successore Emmanuel Ramazani Shadary. Quest’ultimo viene descritto come delfino di Kabila, un uomo del suo entourage, un uomo incaricato di dare continuità ai quasi vent’anni di interregno del leader uscente. Secondo i più maliziosi, sia in Congo che all’estero, le elezioni sarebbero confezionate apposta per Shadary. Ed il rinvio, al di là dei problemi logistici, potrebbe essere dettato dall’esigenza del governo di avere la certezza di far vincere senza grossi patemi il candidato designato. 

Anche perchè non è previsto alcun ballottaggio, il turno è unico e va alla presidenza chi semplicemente prende un voto in più. Oltre a Shadary sono altri venti i candidati, molti dei quali però sono destinati a prendere percentuali basse ed a rappresentare le proprie tribù nella scheda elettorale. Chi potrebbe avere reali chance di vittoria dall’opposizione, è Felix Tshisekedi. Anche lui figlio d’arte, suo padre è stato oppositore di Mubutu e dello stesso padre di Joseph Kabila. Alle sue spalle ci sarebbero alcuni movimenti e partiti in grado di coinvolgere una buona fetta dell’elettorato delle principali città. Ma il rappresentante dell’opposizione più popolare è forse Martin Fayulu, un uomo d’affari molto conosciuto sia in patria che all’estero. Dietro di lui ci sarebbero due altri papabili importanti candidati, che però la commissione ha escluso dalla competizione elettorale nei mesi scorsi: Jean Pierre Bemba e Moise Katumbi. Entrambi hanno lanciato appoggio a Fayulu, nella speranza di far convogliare su di lui più voti possibili. 

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Gli interessi in gioco nella Repubblica Democratica del Congo

Vasto, con un territorio che è il più grande dell’Africa centrale, e con tante risorse nel suo sottosuolo: ecco una sintesi delle principali caratteristiche di questo paese. Come testimoniato dalle tante denominazioni cambiate nel corso della sua storia, tra Congo Belga, Zaire ed in ultimo appunto Repubblica Democratica del Congo, la storia appare tormentata ed in qualche modo il suo territorio è vittima proprio del fatto di essere ricco di tante risorse.

Petrolio, metalli, diamanti, nel sottosuolo ci sono tante ricchezze sulle quali tutti vorrebbero più o meno mettere le mani. Da qui le guerre, le milizie, il caos, gli interessi interni e stranieri in grado di porre instabilità perenne al Congo. Anche la stessa vastità del territorio è causa di problemi: le istituzioni di Kinshasa spesso appaiono troppo deboli per controllarlo tutto. E così, ad esempio, guerriglie ed attentati sono latenti nelle province del Kivu, così come dell’Ituri. Proprio qui i comizi sono spesso oggetto di attacchi, tanto da essere più volte sospesi durante la campagna elettorale.

Per di più nel North Kivu da alcune settimane va avanti l’epidemia di ebola, a cui si aggiunge l’instabilità causata dalle sempre più frequenti incursioni dei miliziani jihadisti dell’Alliance of Democratic Forces. Una miscela esplosiva, che le elezioni rischiano di trasformare ancor di più in una bomba ad orologeria. Questo è dunque il Congo che (forse) domenica 30 dicembre andrà al voto. Una consultazione inevitabilmente seguita anche dall’estero: Cina ed Usa, così come l’ex madrepatria Francia, vogliono capire se il proprio interlocutore è destinato a cambiare o meno. E non è da escludere che sia queste che altre potenze potrebbero, da qui a giorno 30, portare avanti un proprio candidato di riferimento. 

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