Il Consiglio Europeo ha deciso oggi di prolungare fino al marzo 2026 il regime di protezione temporanea accordato ai rifugiati ucraini (oggi 4,2 milioni nei Paesi UE) fin dal 4 marzo 2022, cioè pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione russa. La decisione è importante, sia per ragioni umanitarie sia per ragioni politiche.
Il sistema della protezione temporanea è studiato per alleviare la pressione sui sistemi di asilo nazionali, perché le domande non devono essere esaminate individualmente e perché le persone che si sono rifugiate nella UE godono degli stessi diritti in tutti e 27 i Paesi dell’Unione. Questi diritti includono la residenza, l’accesso al mercato del lavoro e all’alloggio, l’assistenza medica, l’assistenza sociale e l’accesso all’istruzione per i bambini. Questi sono i diritti minimi garantiti a tutti in tutti i Paesi UE. Il che non esclude che questo o quel Paese membro possa aggiungere altri benefit di propria iniziativa. In ogni caso i rifugiati ucraini possono muoversi senza visto in tutta la UE e possono anche scegliere il Paese in cui intendono usufruire della protezione temporanea.
Il regime di protezione temporanea fu adottato nel 2001, sulla scia delle guerre nell’ex Jugoslavia e in particolare del flusso di rifugiati dalla Bosnia e Herzegovina e dal Kosovo. E proprio con l’invasione russa dell’Ucraina è stato per la prima volta messo alla prova. Viene decretato per un anno e poi, come nel caso dell’Ucraina, rinnovato di anno in anno in caso di necessità.
L’aspetto umanitario della questione è piuttosto evidente: milioni di ucraini non possono, oggi, rientrare in patria, cioè in un Paese che in una non piccola porzione è devastato dalla guerra e in generale colpito da una pesantissima crisi economica. Alcuni Paesi UE hanno a loro volta varato programmi per il rientro volontario degli ucraini, proponendo anche incentivi economici. In generale, però, questi programmi non hanno avuto grande successo. Naturalmente il supporto UE non si limita alla protezione di cui sopra: c’è un flusso di aiuti europei distribuito all’interno dell’Ucraina e sono anche previsti meccanismi di sostegno ai Paesi dell’Unione che accolgono il maggior numero di rifugiati.
C’è però anche un aspetto politico. Sia il presidente Zelensky sia altre autorità di Governo dell’Ucraina nei mesi scorsi hanno spesso fatto capire di voler chiedere ai Paesi UE che ospitano rifugiati ucraini di rimandare in Ucraina gli uomini in età di leva (800 mila, secondo alcune stime) e hanno preso provvedimenti in questo senso, ordinando ad ambasciate e consolati di non rinnovare i documenti a coloro che si trovano all’estero. Con il provvedimento del Consiglio Europeo diventa piuttosto difficile pensare di “espellere” verso l’Ucraina persone che potrebbero facilmente tornarci, se lo volessero, e alle quali accordiamo protezione in quanto rifugiati.
Fulvio Scaglione
