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L’alleanza tra Regno Unito, Stati Uniti e Australia complica le relazioni con la Francia. Ferito dall’annuncio con cui Canberra ha stracciato gli accordi sulla vendita di sottomarini nucleari da parte di Naval Group, il governo d’Oltralpe ha deciso di richiamare gli ambasciatori da Australia e Stati Uniti su ordine di Emmanuel Macron “per consultazioni”. Una mossa estremamente dura che rappresenta uno dei punti più bassi delle relazioni tra Parigi, Washington e Canberra.

Il ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le Drian, in una nota ha sottolineato che “l’abbandono del progetto di sottomarino di classe oceanica che aveva legato l’Australia alla Francia dal 2016, e l’annuncio di un nuovo partenariato con gli Stati Uniti volto ad avviare studi su una possibile futura cooperazione sui sottomarini a propulsione nucleare costituiscono un comportamento inaccettabile tra alleati e partner, le cui conseguenze riguardano la nostra stessa concezione delle nostre alleanze, i nostri partenariati e l’importanza dell’Indo-Pacifico per l’Europa”. Frasi che certificano il terremoto diplomatico interno alla Nato e alle reti occidentali per quello che dalla Francia hanno definito senza mezzi termini una “pugnalata alla schiena”.

La mossa di Parigi viene recepita da Washington e Canberra con “rammarico”, ma non sono affatto previste retromarce. La Casa Bianca ha voluto rispondere alla decisione di Macron attraverso le parole di un funzionario, che ha spiegato che gli Stati Uniti sperano che si risolva presto questa crisi. “Ci dispiace che abbiano fatto questo passo, continueremo a essere impegnati nei prossimi giorni per risolvere le nostre differenze, come abbiamo fatto in altri punti nel corso della nostra lunga alleanza”. L’Australia, invece, ha comunicato che “prende atto con rammarico della decisione” francese. “L’Australia comprende la forte delusione della Francia per la nostra decisione”, ha detto una portavoce del ministero degli Esteri e del Commercio. Da Canberra trapela quasi una forma di imbarazzo, tanto che il governo australiano ha tenuto a precisare che comprende “perfettamente la delusione” da parte francese dopo la notizia giunta con l’alleanza Aukus, e spera di “lavorare in modo costruttivo e in stretta collaborazione con i colleghi francesi”. Dal Regno Unito, invece, tutto tace. La decisione francese di non richiamare l’ambasciatore da Londra potrebbe essere un segnale importante, che indicherebbe la volontà dell’Eliseo di evitare fratture con il Regno Unito nonostante l’impegno di Boris Johnson nel patto tripartito con Joe Biden e Scott Morrison. In questi giorni si discute in sede europea la possibilità di un accordo di cooperazione in materia di Difesa tra Ue e Regno. Nelle scorse ore si è parlato di una proposta dei Paesi Bassi che sarebbe stata fatta da Mark Rutte direttamente a Johnson. Da Bruxelles nessuno ha confermato questa offerta olandese, ma è chiaro che il nuovo accordo del Pacifico non è un segnale di sinergia tra le due sponde della Manica.

Intanto da Parigi iniziano a contare i danni. Il quotidiano La Tribune ricorda che nei primi mesi di presidenza Biden la Francia ha perso decine di miliardi. Da una parte il blitz in Svizzera del presidente Usa ha fatto saltare l’accordo con Dassault per i Rafale facendo sì che Berna si indirizzasse sugli F-35 della Lockheed Martin. Poi è arrivato il colpo del Pacifico che ha fatto saltare il “contratto del secolo”: 50 miliardi di euro tra vendita di sottomarini, cantieri in costruzione, sistemi d’arma. Un accordo saltato dopo anni di negoziati, ostacoli tra Parigi e Canberra e dopo i proclami di una partnership strategica di almeno cinquant’anni tra Francia e Australia. Tutto cancellato in un attimo. Macron era stato avvertito, certo. Ma lo schiaffo morale, diplomatico e finanziario non può essere sottovalutato. Da Washington il segnale è stato chiarissimo. A costo di far crollare gli introiti di un’azienda di un Paese alleato, non si fa marcia indietro sugli impegni strategici nazionali.