L’ex Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha avuto un incontro a porte chiuse con alcuni membri bipartsan della commissione Esteri della Camera. Un colloquio, spiega Politico, incentrato sul processo decisionale della politica estera dell’amministrazione Trump, con particolare riferimento ai rapporti con la Federazione Russa. Un collaboratore del Congresso americano ha confermato che l’ex Segretario di Stato ha incontrato il Presidente della Commissione affari esteri della Camera, il democratico Eliot Engel, e il deputato repubblicano del Texas, Mike McCaul.

Il colloquio, durato ben sette ore, di cui ha dato notizia per primo il Daily Beast, ha toccato vari argomenti, “tra cui la Russia e, in generale, il processo decisionale in politica estera dell’amministrazione Trump”. Secondo la fonte, si sarebbe trattato di un vero e proprio interrogatorio a Tillerson, che si è offerto volontariamente di relazionare dinanzi ai deputati della Commissione.

Rex Tillerson a colloquio al Congresso

Al momento, non è chiaro se fra i temi affrontati durante il colloquio si sia parlato del Russiagate e dell’indagine del Procuratore speciale Robert Mueller. Fonti rivelano alla Cnn che Tillerson avrebbe parlato in dettaglio dei suoi rapporti con gli altri consiglieri della Casa Bianca, lamentandosi in particolare di Jared Kushner, genero e consigliere del presidente. Secondo il Washington Post, Tillerson si sarebbe incontrato separatamente con ciascun deputato che ha partecipato all’incontro. E la Casa Bianca – che ha bloccato la testimonianza pubblica che avrebbe dovuto dare l’ex consigliere legale di Trump, Donald McGahn – sarebbe stata informata in anticipo e non si è mossa per impedire l’incontro.

Secondo la Cnn, l’interesse dei democratici potrebbe essersi concentrato sui contatti tra Trump e Vladimir Putin mentre Tillerson era Segretario di Stato. In particolare, si fa riferimento all’incontro del 2017 ad Amburgo al termine del quale, com’è stato rivelato nei mesi scorsi, Trump si sarebbe fatto consegnare gli appunti dall’interprete intimandogli di non rilevare a nessuno il contenuto dei colloqui. Engel non ha fatto mistero alla stessa Cnn che la Commissione avrebbe lavorato al fine di ottenere quegli appunti e che sarebbe stata vagliata la possibilità di emettere un mandato di comparizione per quei documenti.

“Sappiamo tutti che i russi hanno interferito nelle nostre elezioni del 2016” ha spiegato Engel alla Cnn lo scorso gennaio. “Sappiamo che hanno interferito per cercare di aiutare Donald Trump a vincere. E da quel momento, ci sono stati degli incontri tra Putin e Trump e non sappiamo cosa sia successo e cosa si siano detti”. Engel ha sottolineato che i “bizzarri e oscuri” rapporti fra Donald Trump e Vladimir Putin “minacciano la nostra sicurezza nazionale”. La “caccia alle streghe” dei democratici prosegue dunque senza sosta, nonostante l’inchiesta sul Russiagate abbia stabilito che non c’è stata alcuna collusione fra il Cremlino e la campagna del Presidente Donald Trump.

Marzo 2018: l’addio di Tillerson su pressione degli emirati?

L’ex Ceo di Exxon, nella sua breve esperienza al Dipartimento di Stato, non è mai stato realmente in sintonia con il volubile inquilino della Casa Bianca. Cosicché, come era ampiamente previsto, nel marzo 2018 è stato rimosso da Trump per essere sostituito dall’ex capo della Cia, Mike Pompeo. Come spiega Panorama, sono due le cause principali che hanno portato all’allontanamento di Tillerson: da un lato la gran confusione e il malcontento del personale del Dipartimento di Stato, soprattutto di funzionari di alto livello del corpo diplomatico; dall’altro una gestione della politica estera giudicata da Trump troppo in linea con quella delle amministrazioni precedenti.

Rex Tillerson si è più volte dichiarato favorevole all’accordo sul nucleare iraniano, sostenendo che mantenerlo in vita fosse nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. In contrapposizione agli interessi di Riad e degli Emirati, è intervenuto in difesa del Qatar durante la crisi diplomatica del Golfo del 2017; Paese che è invece finito nel mirino del Presidente con l’accusa di fomentare il terrorismo. Come ha poi dimostrato la Bbc, alcuni uomini d’affari legati agli Emirati avrebbero fatto pressione sulla Casa Bianca al fine di ottenere il licenziamento dell’allora Segretario di Stato americano colpevole di essersi opposto alla strategia di Riad e degli Emirati contro i rivali del Qatar. Si tratta di gravi intrusioni e interferenze nella politica estera americana che però sembrano interessare poco i democratici, ossessionati dal fantasma russo.

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