È forse la città libica dove l’influenza del periodo coloniale italiano, almeno sotto il profilo urbanistico, è maggiormente visibile: negli anni Trenta è stato qui edificato un nuovo quartiere sullo stile europeo verso la costa, così come nel 1916 un ponte fatto dagli italiani ha unito le due zone storiche del suo centro storico. Il riferimento è alla città di Derna, che prima di Bengasi è stata capitale e centro di riferimento della Cirenaica. Si tratta di una città da sempre dinamica, non molto incline ai dettami di Gheddafi durante i 42 anni di regno del raìs, forse anche perché da queste parti il vecchio Re Idris amava trascorrere diversi mesi dando l’impressione quasi di spostare la capitale da Tripoli. Derna dal 2011 è occupata da forze islamiste, nel 2014 ha visto la comparsa addirittura anche delle bandiere nere dello Stato Islamico sugli edifici governativi. Adesso è qui che si sta consumando l’ultima battaglia della Cirenaica.

L’offensiva lanciata da Haftar su Derna

Il 7 maggio scorso, in una delle prime uscite in pubblico dopo la smentita del suo decesso, il generale Khalifa Haftar aveva ufficialmente dato il via libera all’azione militare contro i jihadisti di Derna. Dopo aver liberato dai terroristi Bengasi, l’uomo forte della Cirenaica vorrebbe presentare sul piatto delle prossime (ancora solo annunciate) elezioni il possesso dell’intera regione orientale e la sconfitta dei jihadisti nei centri principali. Derna è l’ultima città rimasta sotto il controllo islamista, in particolare a dominare da queste parti sono i miliziani del “Consiglio della Shura“, ex appartenenti alla sigla Jaysh al-Islam. Ecco il motivo per il quale Haftar, con dietro il governo fedele al parlamento di Tobruck, ha lanciato l’offensiva e guarda con molta attenzione a quanto sta accedendo in questa zona della Cirenaica.

Da fonti di stampa locali, si è appreso che dal 7 maggio ad oggi l’esercito di Haftar è riuscito a guadagnare il possesso della periferia di Derna e delle alture sovrastanti: manca soltanto la zona centrale, la quale è però densamente popolata. Il timore per il generale è che, tra le conseguenze che potrebbero patire i civili e tra le variabili insite in una battaglia urbana, si potrebbe perdere molto in termini di tempo, mezzi e uomini. Intanto a Derna iniziano a scarseggiare i viveri ed il prezzo della benzina è cresciuto repentinamente, segno di una situazione che inizia a farsi molto problematica anche per la semplice quotidianità dei cittadini.

Haftar vuole copiare il “metodo Idlib”

Forse è anche per quanto sopra accennato che l’uomo forte della Cirenaica parrebbe intenzionato, secondo quanto riportato da Agenzia Nova, ad avviare una trattativa con gli ultimi islamisti rimasti a Derna.  Nelle volontà di Haftar, ci sarebbe la prospettiva di replicare per la prima volta in Libia quanto accaduto già in diverse occasioni in Siria: spostare per mezzo di bus scortati i miliziani verso altre zone. Il riferimento è dunque al “metodo Idlib”, dal nome della provincia siriana sotto il controllo jihadista dove da anni vengono portati coloro che accettano di arrendersi all’esercito regolare. Idlib è l’ultima provincia del paese asiatico ad essere quasi per intero sotto il controllo dei terroristi, per cui è proprio lì che al termine delle trattative vengono portati i miliziani: è accaduto per la recente evacuazione della sacca della Ghouta Est, ma anche per la ripresa di numerosi altri luoghi in mano agli islamisti.

Nel caso specifico di Derna, i miliziani del Consiglio della Shura potrebbero essere portati a Tripoli: la capitale di quel che dovrebbe essere lo Stato libico, appare un territorio certamente più consono a questo tipo di operazioni, rispetto ad una Cirenaica oramai quasi per intero sotto il dominio di Haftar. Del resto, i terroristi ancora asserragliati a Derna sono allo stremo: impossibilità di rifornimenti, popolazione indispettita per la sofferenza dovuta all’assedio e differenza importante negli armamenti dei due rispettivi schieramenti. Haftar confida nel fatto che, messi con le spalle al muro, i membri del consiglio della Shura si arrendano accettando lo spostamento in altre zone della Libia. Se questa prospettiva va in porto, il metodo Idlib sarebbe per la prima volta “esportato” al di fuori della Siria ed anche per l’ex colonia italiana potrebbe significare l’apertura di nuove ed importanti prospettive nel conflitto civile.

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