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È il senatore repubblicano John McCain, “nemico giurato” del neo-presidente Donald Trump, ad aver consegnato al direttore dell’Fbi James Comey, qualche settimane fa, il discusso fascicolo che collegherebbe la campagna presidenziale del tycoon, Mosca e i servizi d’intelligence russi e confermerebbe la teoria, smentita sia da Trump che da Putin, che il Cremlino abbia interferito direttamente nelle elezioni americane con lo scopo di far prevalere il candidato repubblicano.A rivelarlo è il quotidiano inglese The Guardian, che ha visionato il dossier redatto da un ex funzionario dell’intelligence britannica, Christopher Steele, ora titolare di un’agenzia privata. Le 35 pagine sono state pubblicate nei giorni scorsi da Buzzfeed con la premessa, tuttavia, che si tratterebbe di materiale “non verificato”. Lo stesso Guardian ammette peraltro di non essere nelle condizioni di attestare la veridicità e la fondatezza di tale documentazione, pur confermando la “regia” del veterano della guerra del Vietnam dietro quest’operazione.C’è dunque lo zampino dei “neo-con” repubblicani e di John McCain dietro il tentativo di screditare il neo-presidente Donald Trump: una minaccia che arriva dall’interno del suo stesso partito che mai – McCain in particolare – ha digerito appieno la candidatura del tycoon, tanto meno la sua scalata ai vertici. Un astio che aveva spinto il senatore, già candidato alle presidenziali nel 2008, a supportare pubblicamente l’avversaria democratica Hillary Clinton.Sempre secondo il celebre tabloid inglese, la documentazione sarebbe arrivata ai vertici dell’Fbi a dicembre. Il senatore McCain, informato dell’esistenza del dossier da un intermediario europeo, ha inviato un suo collaboratore all’estero per incontrare Christopher Steele, prima di presentare il materiale a James Comey lo scorso 9 dicembre. “Dopo aver esaminato i contenuti – ha affermato McCain – e non essendo in grado di accertare la fondatezza di tali informazioni, ho deciso di consegnare il dossier all’Fbi. A questo si limita il mio ruolo in questa vicenda”.Il senatore dell’Arizona, presidente della commissione del Senato per le forze armate degli Stati Uniti, la scorsa settimana ha avviato un’indagine sui cyber-attacchi russi durante le ultime elezioni presidenziali. Ha spinto inoltre per la creazione di una commissione speciale del Senato che indaghi sulle presunte connessioni tra la campagna elettorale e Mosca, ma tale proposta è stata bocciata dalla leadership repubblicana.McCain è intervenuto in merito, pochi giorni fa, al programma della Nbc Meet the Press: “Mi piacerebbe assistere alla nascita di un commissione ristretta – ha affermato – tuttavia questo sembra non piacere ai vertici del Partito Repubblicano. Quindi andremo avanti con le indagini della commissione del Senato per le forze armate”. Ha poi aggiunto: “E’ possibile, se dovessero emergere nuove informazioni, che tale decisione possa essere ribaltata. Continuo a pensare che sia il modo migliore per affrontare il problema”.Molto si è discusso in queste ore dell’affidabilità delle informazioni contenute nel dossier consegnato da John McCain all’Fbi. Secondo quanto affermato dallo stesso Trump nella conferenza stampa di ieri, “sono state date tante informazioni scorrette, magari alcune anche fornite dai servizi di intelligence: voglio dire che sono infondate e non avrebbero mai dovuto essere scritte o diffuse”.

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