Matteo Renzi replica a muso duro alle insinuazioni sul suo conto che provengono dagli Stati Uniti sul Russiagate. Dopo essere stato protagonista di un battibecco du Twitter con l’ex advisor di Donald Trump George Papadopoulos, l’ex premier, come riporta l’agenzia stampa Adnkronos, sottolinea che “qualsiasi cosa pensino il procuratore generale (William Barr, ndr), Rudy Giuliani o altri non mi preoccupa e non mi interessa”. Renzi è stato intervistato dal Washington Post in merito alle accuse che gli sono state lanciate proprio da Papadopoulos in merito a una presunta cospirazione dei democratici contro Donald Trump, nel 2016, quando Renzi era presidente del Consiglio. Per le sue affermazioni su Renzi, George Papadopoulos è stato recentemente querelato dall’ex premier italiano, con una richiesta di 1 milione di dollari.

L’intervista è l’occasione, per Matteo Renzi, di presentarsi come interlocutore affidabile e fedele ai democratici americani: “La serietà e il rigore di Barack Obama per quanto mi riguarda non sono in discussione e sono pronto ad affermarlo ovunque”. E sulla possibile cospirazione contro Donald Trump, l’esponente del Pd afferma: “Non mi sembra una spy story, quanto un film comico di terza categoria – dice Renzi nell’intervista – e quando ti trovi di fronte a un film comico di terza categoria che non fa nemmeno ridire, bisogna reagire”.

Eppure l’intrigo Mifsud è reale

Sia chiaro: non ci sono prove contro Renzi né evidenze che il governo da lui guidato abbia “cospirato” contro Trump. L’attenzione non è su di lui ma sul docente maltese Joseph Mifsud. Se altri sono coinvolti lo appureranno, eventualmente, i procuratori Durham e Barr. Tuttavia, l’ex premier commette un grave errore quando dice che si tratta di un “film comico di terza categoria” perché gli americani su queste cose non scherzano affatto e l’indagine di William Barr e del Procuratore John Durham è reale. Se davvero fosse “un film comico”, perché Mifsud è scomparso nel nulla e non si fa trovare? Perché il suo nome viene menzionato ben 18 volte nel rapporto Mueller sul Russiagate? Perché Barr si è recato – per ben due volte – in Italia, il 15 agosto e il 27 settembre?

Secondo la ricostruzione ufficiale, il docente maltese affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti.

I casi sono due, come nota anche Federico Punzi su Atlantico Quotidiano: se Joseph Mifsud era un agente russo – come sembra suggerire Robert Mueller – un incredibile numero di personalità e istituzioni accademiche, politiche e di sicurezza occidentali con le quali era in stretti rapporti potrebbero essere state seriamente compromesse, una gigantesca falla nella sicurezza degli Stati Uniti e dei governi alleati. Ma Mifsud in effetti non è mai stato trattato come tale potenziale minaccia, né dall’Fbi né da altri servizi occidentali. Sono gli stessi dubbi espressi dall’esponente repubblicano Devin Nunes, secondo il quale è poco probabile che Mifsud sia un agente russo come sostenuto dall’ex direttore dell’Fbi James Comey: “Non ho idea se sia un agente russo o dell’intelligence occidentale” –  ha sottolineato Nunes su Fox News – “ma se fosse un agente russo il Congresso Usa, l’Fbi, la Nato, tutti i nostri alleati sarebbero a quel punto compromessi”. Altro che film comico: in ogni caso, qualunque sia la verità su Mifsud, l’Italia non ne uscirà bene e non farà una bella figura.

I legami con i democratici

Come nota Il Messaggero, è noto che Mifsud arriva in Italia, e poi alla Link Campus university, tramite Gianni Pittella, il deputato del Partito democratico ed ex capogruppo del Pse all’Europarlamento che è stato visiting professor della London Academy of Diplomacy. In un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera, Pittella, ritratto in numerose foto con il docente maltese, afferma: “Conoscevo Mifsud che nel corso di una conferenza tenuta a Bruxelles gli ho presentato la signora Mangiante (moglie di George Papadopoulos, ndr), che lavorava al Parlamento europeo. Dopodiché conoscere Mifsud non mi pare che sia un fatto rilevante, perché conosceva migliaia di persone”.

Eppure il legame fra il professore maltese e i democratici è radicato e il professore di Malta non sembra essere uno che passava per caso dagli ambienti dem. In un’intervista a Repubblica, lo stesso Mifsud afferma di essere a sinistra e membro della Clinton Foundation, oltre che membro del think-tank globalista Ecfr. Come spiega anche il suo avvocato, Stephan Roh, il professore “era legato a molte istituzioni vicine ai Clinton e democratiche, nonché a sostenitori e seguaci del Partito democratico e della campagna presidenziale 2016 di Hillary Clinton. È stato coinvolto da think-tank e numerose organizzazioni internazionali liberali, come membro e collaboratore. Era anche profondamente legato all’intelligence occidentale, non solo per le sue attività legate all’Accademia di Londra, ma anche a causa delle sue relazioni nel mondo accademico”.

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