A nove mesi dal suo ultimo avvistamento, il leader del opposizione mozambicana, Afonso Dhlakama, torna a far parlar di sé, annunciando che entro marzo 2017 il suo partito di ribelli, la Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico), assumerà il controllo in modo assolutamente “politico e democratico” di sei province nel centro-nord del Paese. Si tratta delle province conquistate da Dhlakama nelle elezioni del 2014, vinte poi a livello nazionale da Filipe Nyusi il candidato del Frelimo (ndr. Fronte di Liberazione Mozambicano), partito al potere dal termine della guerra civile nel 1992.
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Scampato ad un attentato nel settembre del 2015, Dhlakama si è dato alla macchia, riorganizzando il partito e mettendo le basi per prendere il potere nelle sei province in cui ha vinto le elezioni, provocando così un’imponente spaccatura all’interno del Paese. Questa forte “scelta politica” è determinata dalla bocciatura di alcuni emendamenti alla costituzione richiesti dal partito di Dhlakama, che di fatto, avrebbero permesso l’indipendenza amministrativa alle regioni apertamente schierate con la Resistenza Nazionale, dividendo così il Paese in due. La Renamo sottolinea che quest’ultimatum non rappresenta una minaccia di guerra contro il governo al potere, ma, in caso di rappresaglia da parte delle truppe governative, i ribelli si riservano il “diritto a difendersi”, rispondendo militarmente: “Finché non avremo delle chiare indicazioni che il governo abbia intenzione di accettare le nostre proposte, ogni discussione è inutile” dichiara Afonso Dhlakama a News24.
La frizione tra i due partiti mozambicani è aumentata in maniera costante a partire dalla firma dell’accordo per il cessate il fuoco nell’agosto 2014, culminando in un riaccendersi dei conflitti nell’ottobre del 2015. Accuse di rapimenti, omicidi e torture sono state all’ordine del giorno per la Renamo negli ultimi mesi. Recentemente, la situazione è ulteriormente degenerata in seguito ad una serie di attacchi ai villaggi intorno alla cittadina di Chigubo, nel centro-sud del Paese. Tuttavia, nessuno di questi attacchi è stato attribuito direttamente alla Renamo, come, per esempio, l’assalto ad un posto di blocco a Nzero, alla fine del mese di Gennaio, descritto dai media governativi come un attacco da parte di “uomini armati”.
Le poche indagini e la mancanza di denunce pubbliche contro i ribelli mozambicani è dovuta al timore del governo di perdere parte degli investimenti esteri di cui ha goduto dal 2003 ad oggi. L’incremento esponenziale degli investimenti è dovuto, oltre che alla presenza di ricche risorse naturali sia energetiche che minerarie, anche alla firma dell’accordo di pace che ha posto fine alla guerra civile. La rinascita di un conflitto armato spingerebbe le multinazionali che hanno investito in Mozambico a cercare progetti altrove, danneggiando irrimediabilmente l’economia del Paese, che ad oggi è uno di quelli con il più alto tasso di crescita del continente africano.
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Al momento si tratta di una crisi a bassa intensità, ma la sensazione è che non rimarrà tale per molto: il costo più alto, come sempre, lo pagherà la popolazione. Solo nel mese di gennaio oltre 3mila mozambicani hanno attraversato il confine con il Malawi, portando a 10mila il numero di rifugiati nel campo profughi appena al di là del confine. La popolazione spaventata dalla violenza e dall’abuso che sia i ribelli che le forze governative utilizzano come strumento di coercizione, preferisce abbandonare la propria casa piuttosto che affrontare un’altra guerra civile.