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Politica

Australia e Giappone, da avversari ad alleati per fermare la Cina

Da rivali nel Pacifico, ai tempi dell’Impero giapponese, a solidi alleati in questo tumultuoso periodo di transizione geopolitica. La storia delle relazioni fra Australia e Giappone è uno dei simboli di questi grandi cambiamenti che stanno avendo come palcoscenico l’Asia...

Da rivali nel Pacifico, ai tempi dell’Impero giapponese, a solidi alleati in questo tumultuoso periodo di transizione geopolitica. La storia delle relazioni fra Australia e Giappone è uno dei simboli di questi grandi cambiamenti che stanno avendo come palcoscenico l’Asia orientale e il Pacifico, dove è la Cina a svolgere il ruolo di potenza emergente a discapito del blocco che fa riferimento agli Stati Uniti. La National Security Strategy di Donald Trump è stato esplicito nell’indicare Pechino come rivale della geopolitica americana in Estremo Oriente. Non serviva certo un documento pubblico a rivelarlo, ma è stato interessante osservare la certificazione “nero su bianco” di uno schema che si è andato costruendo nel corso degli anni e che oggi vede Washington resistere all’espansione di Pechino. Per questa grande operazione di contenimento, tuttavia, c’è una differenza rispetto al secolo scorso: gli Usa non possono fare più tutto da soli. L’amministrazione di Trump ha soltanto chiarito quello che era un postulato della dottrina strategica americana già da diversi anni, e cioè l’impossibilità per il Pentagono, sia a livello economico, sia a livello strategico, di mantenere il controllo di ogni area del mondo senza impegnare gli alleati in maniera massiccia. Per la Nato, questo si è tradotto nella richiesta di più fondi alla Difesa e più soldati impegnati nelle operazioni del patto atlantico. Per l’Asia, questo si traduce nella volontà di creare qualcosa di simile alla Nato, iniziando a coinvolgere più Stati possibile in nuove convergenze militari volte a contenere la Cina. A questo scopo, la Casa Bianca ha iniziato sempre più spesso a parlare di Indo-Pacifico, proprio per coinvolgere sempre di più l’India come gigante asiatico da contrapporre alla Cina, e sta sempre meno utilizzando il termine di Asia-Pacifico. In questa scelta di locuzioni, c’è un preciso scopo politico.

Australia e Giappone (insieme all’India) sono sicuramente gli attori principali di questa nuova sinergia dell’Indo-Pacifico. Il primo ministro australiano, Turnbull, incontrerà giovedì prossimo il suo omologo giapponese, il conservatore Shinzo Abe, per delineare un nuovo modello di partnership militare che, come suggerisce il Financial Times, potrebbe prevedere la possibilità che le forze armate australiane e nipponiche si addestrino sul territorio altrui.  Un accordo che sarebbe una vera e propria novità nel panorama delle relazioni bilaterali, ma anche per il Giappone, che firmerebbe per la prima volta un accordo di addestramento delle proprie truppe in territorio straniero. Una scelta che è in linea con quanto voluto da Abe che da tempo indica nella modifica dei parametri militari del Giappone un obiettivo della propria politica interna. Come ricordato da Euan Graham, analista del think-tank del Lowy Institute di Sydney, per il FT, “il Giappone non entra in questi tipi di accordi alla leggera”. E questo deriva da un approccio di Tokyo alla strategia internazionale sempre estremamente pragmatico e razionale, con un approfondimento che spesso sfugge alle logiche “occidentali”. Proprio per questo motivo, da Tokyo i funzionari hanno voluto segnalare che l’incontro di giovedì potrebbe non essere risolutivo perché si tratterebbe di un accordo molto più complesso e che ha bisogno di una più ampia discussione.





L’obiettivo di Abe è quello di costruire una coalizione dell’Indo-Pacifico che rispetti i principi della libertà di navigazione e che comporti l’impossibilità per la Cina di risolvere unilateralmente le dispute territoriali sul Mar Cinese Meridionale e Orientale. Il potere di Pechino cresce e Tokyo considera un pericolo questo cambiamento dell’assetto geopolitico, specialmente per la propria potenza economica. E, infatti, per il Giappone è fondamentale il controllo delle rotte marittime anche per mantenere inalterato il traffico di petrolio verso il proprio territorio così come di materie prime e, nel contempo, per monitorare e aumentare le proprie esportazioni. Per fare questo, ha bisogno dell’Australia quale unico Stato del Pacifico a garantire stabilità e vicinanza politica, oltre che una naturale partnership con gli Stati Uniti e il Regno Unito. Inoltre, da tempo Canberra ha iniziato una sua peculiare politica anticinese che ha rischiato di scatenare un vero e proprio incidente diplomatico con il governo di Xi Jinping. E non è un caso che, sempre più speso, si parli della creazione di un arsenale nucleare australiano. In questo senso, non è chiaro esattamente il gioco australiano, che con la Cina possiede un profondo interscambio commerciale. Ma è evidente che qui entrano interessi politici molto più radicati dei rapporti commerciali, essendo Canberra un vero e proprio avamposto del Pacifico per Usa e Uk.

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