Le elezioni supplettive nella circoscrizione di Brecon and Radnoshire, in Galles, si sono concluse con una sconfitta per il Partito Conservatore di Boris Johnson. Jane Dodds, candidata per i Liberal Democratici, si è infatti aggiudicata lo scranno con il 43 per cento dei voti mentre Chris Davies, il detentore del seggio e membro dei Tories, si e’ fermato al 38 per cento. Molto distanziato il Partito Brexit e i Laburisti, rispettivamente con il 10 e il 5 per cento dei consensi. Si erode ulteriormente la maggioranza conservatrice alla Camera dei Comuni che, includendo i voti di supporto provenienti dal partito unionista nordirlandese del Dup, e’ solamente di un seggio. Le consultazioni supplettive hanno avuto luogo in seguito ad una condanna penale subita da Davies per una vicenda relativa ai rimborsi spese. Una petizione popolare ne ha certificato la decadenza dal seggio e attivato il meccanismo delle elezioni anticipate. Lo stesso Davies ha potuto ricandidarsi e l’intera vicenda può aver influito sugli esiti della sfida elettorale.

Conseguenze nazionali

Il voto per il seggio di Brecon e Radnoshire è destinato ad influire pesantemente sugli equilibri politici di Westminster. I Liberal Democratici, un movimento tra i più convintamente anti Brexit dello spettro politico inglese, hanno ottenuto una vittoria strategica significativa. La chiara presa di posizione in materia di relazioni con l’Unione Europea sta infatti pagando, tanto alle urne quanto nei sondaggi elettorali, dove i Liberal Democratici godono di circa il 20 per cento dei consensi. Il successo nel voto supplettivo è stato aiutato anche dalla scelta di altri movimenti europeisti, come i Verdi, di non presentare candidati per favorire la vittoria di un anti brexit. Boris Johnson, invece, ha subito la prima sconfitta del suo mandato da Primo Ministro. Si troverà così a dover lavorare con una maggioranza ancora più risicata alla Camera dei Comuni, con numeri già problematici per gestire il ginepraio Brexit. In caso di defezioni nei Tories o qualora dovessero verificarsi nuove sconfitte  ci sarebbe la concreta possibilità di consultazioni nazionali anticipate. Consultazioni che, non necessariamente, rappresenterebbero uno sviluppo negativo per i Tories, accreditati di una percentuale di consenso oscillante tra il 30 ed il 34 per cento dei voti. Seguono distanziati i Laburisti, tra il 21 e il 28 per cento dei consensi, i Liberal Democratici, intorno al 20 e il Partito Brexit, molto indietro. La convinta posizione di Boris Johnson sul tema Brexit, uscita dall’Unione Europea con accordo o senza accordo entro il 31 ottobre, ha infatti galvanizzato la base conservatrice e drenato voti al movimento radicale di Farage. Johnson potrebbe essere così tentato, di fronte a un Parlamento ingestibile, di tornare alle urne e di ottenere un mandato popolare netto.

Il Partito Laburista di Jeremy Corbyn paga, probabilmente, la scarsa chiarezza avuta nel tempo sulla Brexit, ormai parametro di riferimento della vita politica anglosassone. Solo dopo molte titubanze, infatti, i laburisti si sono schierati con maggiore decisione per un secondo referendum sulla questione abbandonando le precedenti posizioni ambigue. L’abilità dei Liberal Democratici nel presentarsi, sin da subito, come filo europeisti ha indebolito i laburisti e li ha costretti in una sorta di tenaglia, stretti tra il decisionismo di altri movimenti. Il Partito Brexit, infine, sembra essere destinato, grazie alla nuova premiership Tories, ad un ruolo marginale.

Prospettive

Il futuro politico del Regno Unito è, al momento, nelle mani di Boris Johnson. Il sentiero che dovrà percorrere è però irto di insidie. La Brexit a tutti i costi, anche in caso di No Deal con Bruxelles, sembra non godere di un supporto maggioritario a Westminster. Il raggiungimenti di un nuovo accordo appare di difficile ottenimento: la finestra temporale del 31 ottobre e’ molto ravvicinata e le autorità europee non sembrano propense a riaprire il dialogo con un brexiteer duro e puro. Le consultazioni, invece, rappresentano un rischio e un’opportunità. La possibilità di ottenere un chiaro mandato popolare rappresenta per i Tories puro ossigeno politico ma l’esito elettorale non è scontato. La formazione di un’alleanza europeista o una semplice strategia di collaborazione e desistenza, che potrebbe andare dai Laburisti ai Liberal Democratici e dai Verdi ai nazionalisti scozzesi, rischierebbe di mettere in minoranza i Tories in molte circoscrizioni, privandoli di un’eventuale maggioranza. Questo significherebbe, probabilmente, lo stop definitivo alla Brexit e un disastro politico per l’attuale compagine governativa. Le opportunità e i rischi dovranno dunque essere valutate con attenzione prima di procedere a scelte avventate e dall’esito incerto.