Regno Unito: perché l’MI5 e i Tories hanno messo la Cina (e Starmer) nel mirino

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Politica /

Altro che nuova Golden Era. A leggere il Telegraph, il viaggio in Cina di Keir Starmer è stato disastroso, oltre che pericoloso per la sicurezza nazionale del Regno Unito. Un vero e proprio suicidio geopolitico, insomma, che avrebbe avuto un solo effetto: quello di scatenare l’ira degli Stati Uniti.

I titoli degli articoli pubblicati dal quotidiano conservatore di Londra sono emblematici: “Starmer si inchina alla Cina”, “Il viaggio umiliante di Starmer in Cina”, “Il lato oscuro del viaggio di Starmer” e persino “La delegazione di Starmer si abbuffa di funghi allucinogeni”, con tanto di foto dell’entourage del primo ministro britannico seduta al tavolo di un ristorante di cucina dello Yunnan a Pechino, famoso per i suoi funghi “magici”, una prelibatezza che può avere effetti psicotropi se non preparata correttamente.

Dal canto suo, Starmer ha trovato assurdo il fatto che l’ultima visita di un leader Uk in Cina risalisse a otto anni fa, considera questo tempo sprecato e intende recuperare il terreno perduto. Come? Gettando, intanto, le fondamenta per eventuali e futuri accordi economici (e non solo) da concretizzare in un secondo momento.

Certo, ci sono e ci saranno dossier non commerciali che la Cina non intenderà minimamente affrontare, se non con le solite spiegazioni ufficiali. Nella lista rientrano le rimostranze occidentali sui rapporti tra Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin, la questione degli uiguri e quella dei diritti umani. Ma sul resto Starmer è convinto di poter trattare. E di giocarsi le sue carte.

Starmer nel mirino dei conservatori (e degli Usa)

Nel momento in cui scriviamo, Starmer ha ottenuto l’esenzione dal visto per i viaggi in Cina fino a 30 giorni per i cittadini britannici e una riduzione dei dazi cinesi sul whisky scozzese. AstraZeneca e Octopus Energy, due importanti aziende britanniche impegnate rispettivamente nel settore farmaceutico e nel campo energetico, hanno invece annunciato rilevanti investimenti oltre Muraglia.

Il collegamento tra Londra e Pechino, insomma, è stato ricreato. Una prospettiva del genere non piace però a diverse persone. Non piace all’amministrazione Trump, ai Tories e alla stampa britannica vicina al mondo conservatore. Il Telegraph non fa sconti: “Un primo ministro britannico che si rechi a Pechino ha bisogno di influenza, determinazione e una chiara comprensione di ciò che è nel nostro interesse nazionale. Starmer non ha nessuna delle tre cose”.

Lo stesso giornale dedica ampia copertura alla cena effettuata dal leader britannico da Yi Zuo Yi Wang, un famoso ristorante pechinese noto per la preparazione di funghi allucinogeni. La delegazione del primo ministro, composta da 140 persone, avrebbe prenotato l’intero ristorante e ordinato i piatti preferiti della casa, a partire dal jian shou qing, il famoso piatto a base di funghi che può causare allucinazioni se non preparato correttamente.

Non ci sarebbe niente di strano, se non che la notizia è stata rilanciata appositamente per far apparire Starmer avventato. Poco importa se il suo intero entourage abbia usato, per l’intera permanenza cinese, smartphone e laptop usa e getta per questioni di sicurezza: il viaggio di Starmer, anche a detta di Trump, è stato “molto pericoloso”.

MI5 e allarme spionaggio

Kemi Badenoch, leader del Partito Conservatore britannico, ha scritto sempre sul solito Telegraph che “il governo laburista ha paura della Cina. Keir Starmer è troppo debole e privo di spina dorsale. La Gran Bretagna ha bisogno di un governo che agisca nell’interesse nazionale britannico e difenda i valori britannici di libertà e libera impresa”.

Lo stesso quotidiano, attivissimo in questi giorni nel parlare di affari cinesi, ha inoltre scritto in un altro pezzo che “è un mito il fatto che la Cina rappresenti una grande opportunità economica per le imprese britanniche”. Citando alcuni dati, il quotidiano ha fatto presente che, del totale degli investimenti diretti esteri nel Regno Unito, la Cina rappresenta solo lo 0,2%, rispetto al 35% degli Stati Uniti. “Non è nemmeno un importante mercato di esportazione. Le esportazioni totali verso il Paese ammontavano a 30 miliardi di sterline nel 2025, suddivise quasi equamente tra beni e servizi, rispetto ai 204 miliardi di sterline verso gli Stati Uniti e ai 40 miliardi di sterline verso Canada e Australia, due Paesi con una popolazione pari solo a una frazione di quella cinese”, ha aggiunto la testata.

Ma questo è niente al cospetto di altre notizie fatte trapelare presumibilmente per avvelenare l’opinione pubblica nei confronti della Cina, proprio mentre Starmer era impegnato a ricucire i rapporti con Pechino. Prima è infatti uscita la storia della mega ambasciata cinese di Londra che, stando a quanto riportato sul Telegraph, non sarebbe nient’altro che una specie di centro di spionaggio sotto mentite spoglie.

Poi sono emerse varie dichiarazioni rilasciate da ex esponenti del MI5 e MI6 in merito al pericolo mortale per la sicurezza nazionale dell’Uk che si celerebbe dietro alla futura sede diplomatica del Dragone. A seguire sono uscite altre clamorose rivelazioni: dal 2021 al 2024 la Cina avrebbe hackerato Downing Street, o meglio i telefoni personali dei più stretti collaboratori di ben tre ex primi ministri. “Spie, hacking e purghe: il Regno Unito ignora la minaccia cinese?”, si legge intanto nell’ultimo pezzo del Telegraph. La crociata anti Starmer continua.