Il governo britannico è pronto a imporre stringenti sanzioni contro gli oligarchi russi considerati vicini al presidente Vladimir Putin. Il pacchetto di sanzioni punitive contro gli oligarchi che vivono in Gran Bretagna, annunciato in un rapporto della commissione per gli affari esteri della Camera dei Comuni, sarebbe una risposta alla presunta offensiva di Mosca. A riportarlo è l’Independent. “L’impiego di Londra come base della corruzione delle persone collegate al Cremlino – si legge nel rapporto – è chiaramente legato ad un’ampia strategia russa e ha implicazioni dirette per la nostra sicurezza nazionale: tale lotta dovrebbe essere una delle principali priorità della politica estera del Regno Unito”, affermano i parlamentari inglesi. 

Le azioni che intraprenderà il governo di Theresa May contro gli oligarchi, comprendono: bloccare il commercio delle società russe sanzioniate in altri Paesi; fermare tutte le possibili scappatoie che consentono di aggirare le sanzioni; sanzionare le persone vicine al presidente Putin; lotta del riciclaggio di denaro che si concentrerebbe nel settore del lusso nel Regno Unito. Dopo il caso Skripal, la tensione diplomatica Gran Bretagna e Russia è alle stelle.

Londra “ossessionata” da Putin

Nel mirino di Londra c’è il presidente russo Vladimir Putin, accusato di tentare di sovvertire l’ordine mondiale: “Le risorse immagazzinate e riciclate a Londra sostengono direttamente e indirettamente la campagna del presidente Putin per sovvertire il sistema internazionale basato sulle regole, minare i nostri alleati ed erodere le reti internazionali che si rafforzano reciprocamente a sostegno della politica estera del Regno Unito”, afferma il rapporto. “Chiudere un occhio sul ruolo di Londra nel nascondere i proventi della corruzione connessa al Cremlino rischia di significare che il Regno Unito non è serio nell’affrontare l’intero ‘spettro’ delle misure offensive adottate da Putin”.

Il parlamento britannico sta per approvare una versione del Magnitsky Act americano in base alla quale i cittadini russi responsabili di “violazioni dei diritti umani” e di altre attività contro la Gran Bretagna – come il presunto avvelenamento di Salisbury – potranno essere perseguiti. La legge, dopo essere stata approvata dalla camera dei Lord, è alle battute finali. 

La dura risposta russa

L’ambasciatore russo a Londra, Alexander Yakovenko, ha riconosciuto che il rapporto del suo Paese con la Gran Bretagna è ai minimi termini. “Questo governo conservatore dovrebbe davvero esaminare la sua politica nei confronti della Russia e il motivo per cui abbiamo raggiunto questi livelli. Alcuni politici britannici dovrebbero anche pensare al tipo di linguaggio che usano, ci sono alcune persone che sono determinate a peggiorare le cose invece di migliorarle”, ha affermato.”Se il governo britannico approverà queste leggi che prendono di mira i russi nel Regno Unito, questi ultimi potranno portare la questione in tribunale. Credo che molti di loro si stiano già preparando ad affrontare cause legali”.

Durissima la replica del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che parla di “russofobia senza precedenti”. “Stiamo assistendo a un’isteria piuttosto inaudita, la russofobia del Regno Unito, che si concretizza in molti modi, compresa questa. Quest’ondata russofobica è stata provocata dalla stessa Gran Bretagna con il caso Skripal”, ha osservato. 

Nel mirino anche Abramovich

Nel mezzo della tempesta diplomatica c’è anche Roman Abramovich. Il patron del Chelsea Football Club è da quasi un mese senza visto britannico, scaduto alla fine di aprile. Benché non siano arrivate conferme ufficiali dall’interessato, di fatto Abramovich non si vede a Londra da molte settimane e a confermarlo sono le stesse agenzie stampa russe come Russia Today. Tanto da disertare persino, fatto più unico che raro, un momento importantissimo della stagione calcistica del suo Chelsea: la finale di Fa Cup vinta ieri allo stadio di Wembley dai blues di Antonio Conte.

I problemi di visto di Abramovich arrivano in un momento di fortissime tensioni tra il Regno Unito e la Russia. A marzo, l’allora ministro dell’Interno britannico Amber Rudd ha annunciato che le autorità britanniche avrebbero rivisto lo status dei visti di oltre 700 russi residenti nel Regno Unito. Se l’intenzione del governo inglese però, è quella di sanzioni persone “responsabili di gravi violazioni dei diritti umani” non si comprende perché le autorità abbiano accolto a Londra in maniera sfarzosa il principe ereditario saudita Moahmmad bin Salman, che un campione di “diritti umani” certo non è: per conferma chiedere agli yemeniti.