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Lo scontro fra Regno Unito e Russia si fa sempre più acceso. Negli ultimi giorni, la stampa britannica ha riferito che Londra ha inviato gli aerei spia della Royal Air Force a monitorare le operazioni di dispiegamento dei missili balistici con capacità nucleare russi, Iskander, a Kaliningrad. L’exclave sul Baltico, come ha scritto Franco Iacch per Il Giornale, è per Mosca una vera e propria “gigantesca piattaforma di lancio corazzata per missili balistici e strategici”. 

Quest’anno sono state già tre le missioni del velivolo Sentinel R1 che hanno avuto come programma quello di costeggiare i confini della regione di Kaliningrad. Gli aerei, decollati dalla base aerea di Waddington nel Lincolnshire, trasportano un radar in grado di individuare la posizione delle unità militari sul terreno. Fonti della Difesa hanno confermato che sono stati incaricati di spiare i missili Iskander schierati nella base militare di Chernyakhovsk e protetti da missili di difesa aerea e difesa costiera a lungo raggio.

Come riporta l’Express, Greg Bagwell, ex vice comandante per le operazioni della Raf, ha definito lo spiegamento degli Iskander come una “provocazione”, dicendo che: “Quando qualcuno tira fuori un nuovo kit, vuoi sempre andare a dare un’occhiata”. Ed è un concetto che racchiude in modo abbastanza chiaro quelle che sono le paure della Nato per questi nuovi missili. Paure che di certo il Cremlino non ha intenzione di far diminuire, anche per dare un segnale di presenza militare forte e ben radicata in risposta al crescente movimento di truppe dell’Alleanza atlantica in tutta l’Europa orientale, al confine con la Russia. E questa intenzione anche propagandistica di Mosca è ben individuabile anche nelle parole di Vladimir Shamanov , presidente della commissione Difesa della Duma, che ha detto che “le principali infrastrutture militari straniere sono incluse nella lista degli obiettivi da distruggere. La presenza Iskander avviene in risposta all’accumulo delle forze della Nato vicino ai confini russi”.

La tensione fra Londra e Mosca, ad ogni modo, cresce e diventa sempre più pressante. Pochi giorni fa, sempre su questa testata, abbiamo parlato della scorta alle navi russe di ritorno dalla Siria da parte della flotta britannica mentre solcavano le acque della Manica. Un episodio che s’inserisce nel quadro di numerosi confronti fra la marina di Mosca e quella di Londra. Poche settimane prima di questo episodio, un altro “incontro” fra le forze russe e quelle del Regno Unito era avvenuto invece nei cieli, con i Typhoon della Raf decollati il 15 gennaio dalla basi di Lossiemouth per intercettare due aerei russi che si stavano avvicinando allo spazio aereo britannico. Il tutto mentre nelle isole Shetland è stato da poco installato un nuovo radar al solo scopo di controllare il traffico di aerei russi nella parte settentrionale del territorio del Regno.

Londra ha da tempo assunto una postura molto definita e dura nei confronti di Mosca, come non si vedeva da anni. In questo senso, la sua uscita dall’Unione europea non ha fatto che incrementare questa posizione, sia con le accuse rivolte dal governo alla Russia di aver influito sulla Brexit e sul processo democratico nel Regno, sia con un rafforzamento dell’asse con Washington nei numerosi fronti caldi che vedono gli Stati Uniti contrapporsi alla potenza russa. Non c’è un ambito in cui la politica estera di Londra converga in qualche modo con quella di Mosca, dimostrando di avere idee quasi diametralmente opposte nonché interessi assolutamente contrapposti. E negli ultimi mesi, l’ascesa di Londra nel comando delle truppe Nato in Europa orientale dimostra quanto possa essere netta l’opposizione della Gran Bretagna a ogni tipo di politica o influenza della Russia nel Vecchio Continente. 

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