La tensione tra Londra e Bruxelles non accenna a diminuire. Il primo ministro inglese Boris Johnson ha scritto un articolo al vetriolo per il Daily Telegraph in cui accusa l’Unione Europea di aver minacciato di imporre un blocco tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord. Una mossa che, secondo Downing Street, potrebbe portare alla distruzione delle fondamenta del Regno Unito. Le parti hanno avuto un’accesa discussione in merito alla proposta di legge sul Mercato Interno. Si tratta di un provvedimento legislativo in discussione alla Camera dei Comuni che, in caso di mancata intesa tra Regno Unito ed Unione Europa per la stipula di un accordo commerciale, consentirebbe a Londra di modificare o disapplicare le normative che riguardano lo spostamento di beni tra Gran Bretagna ed Irlanda del Nord.
Una crisi senza uscita?
Michael Gove, esponente di spicco dell’esecutivo Johnson, ha difeso la scelta governativa di annullare alcuni passaggi dell’accordo sulla Brexit che aveva raggiunto con l’Unione Europea ed ha affermato che la legge sul mercato interno è necessaria per proteggere l’integrità territoriale del Regno Unito. Secondo Gove il governo si sta comportando in “maniera razionale e pragmatica” ed all’interno dei “principi di legalità”. La situazione, però, è quantomeno confusa dato che Brandon Lewis, che è il ministro per l’Irlanda del Nord, ha dichiarato che questa decisione costituisce una violazione del diritto internazionale.
Boris Johnson sembra sempre più determinato a cercare la rottura con l’Unione Europea. Il primo ministro aveva chiarito, alcuni giorni fa, che l’accordo commerciale avrebbe dovuto essere raggiunto entro il 15 ottobre per entrare poi in vigore a fine anno. In assenza dell’accordo, aveva ammonito Johnson, gli scambi commerciali tra Regno Unito ed Unione Europea si svolgeranno secondo le regole fissate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Le reazioni di Bruxelles e dei laburisti
La reazione dell’Unione Europea non si è fatta attendere. Il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli si è scagliato contro il Regno Unito affermando che la nazione rischia di essere meno credibile in caso di violazione degli impegni già assunti. Il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha ricordato a Londra come ci possano essere delle ricadute in futuro ed ha difeso la linea adottata dall’Unione in merito al futuro accesso del Regno Unito ai mercati europei. Keir Starmer, leader del Partito Laburista, si è schierato, paradossalmente, su posizioni più moderate ed ha deciso di non affondare il colpo.
Una questione irrisolta
L’Irlanda del Nord è stata al centro dei negoziati sulla Brexit per buona parte del 2019. Boris Johnson ed il suo omologo irlandese Leo Varadkar avevano poi trovato un compromesso, denominato Protocollo dell’Irlanda del Nord, che consente a Belfast di continuare a far parte dell’unione doganale e del mercato unico europeo e che porta alla creazione di un confine doganale nel Mare d’Irlanda. Il Parlamento dell’Irlanda del Nord ha l’ultima parola in materia ed ogni quattro anni può votare sul mantenimento o decadimento di quanto concordato. Lo scopo del Protocollo è anche quello di proteggere gli Accordi del Venerdì Santo e di evitare il ritorno delle tensioni. Questo meccanismo, di per sé piuttosto complesso, potrebbe non bastare e c’è il rischio che alla fine la Brexit possa favorire una riunificazione delle due Irlande.
Il 46.8 per cento dei cittadini nordirlandesi, stando a quanto riferito da un sondaggio realizzato nel febbraio del 2020 da LucidTalk e commissionato da The Detail, voterebbe in favore delle permanenza nel Regno Unito qualora ne avesse la possibilità mentre il 45.4 per cento opterebbe per l’Irlanda unita. Il 7.8 per cento degli intervistati, una percentuale potenzialmente decisiva ed in grado di alterare il quadro complessivo, è incerto. Il futuro della regione continua dunque ad essere segnato dalla precarietà ed i suoi cittadini sono sempre più divisi.