Il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione europea attraverso il referendum della Brexit. Ma questo non significa che non possa (o voglia) contribuire ad alcuni settori dell’Europa: soprattutto nella difesa.
Così, durante la riunione informale dei vertici della Difesa degli Stati europei a Sofia, in Bulgaria, il numero due della Difesa britannica, Frederick Curzon, ha annunciato il suo sostegno all’iniziativa di una “forza d’intervento europea” voluta da Emmanuel Macron. Per Curzon, un modo per Londra di mantenere i legami con l’Unione europea pur non facendone più parte. Ma anche l’impegno nell’ambito di un progetto di più ampio respiro.
“Sicuramente aiuterà a raggiungere quello che desideriamo, che è una partnership profonda e speciale con i nostri alleati europei sulla difesa e la sicurezza”, ha spiegato Curzon, sabato scorso, all’agenzia francese Afp. L’iniziativa europea di intervento, secondo quanto sostenuto da Macron l’anno scorso, sarebbe tenuta separata dalle altre forme di collaborazione militare dei membri dell’Ue. In questo modo, Londra, pur non essendo più parte del blocco di Bruxelles, potrebbe parteciparvi.
Curzon ha poi aggiunto nelle sue dichiarazioni all’agenzia di stampa francese, che era disposto a incontrarsi con i francesi (per ora, dunque, solo con loro) per sviluppare quest’idea. “Non vediamo l’ora di sederci con i nostri colleghi francesi per studiare le idee che hanno formulato per un sistema di sicurezza e difesa più efficiente e unito in tutta Europa”.
L’idea di Macron e le riserve di Europa e Nato
L’idea di Macron ha suscitato alcune riserve sia nel blocco europeo sia in ambito Nato, in particolare a Washington. I motivi sono chiari.
Per quanto riguarda l’Unione europea, l’idea di fondo è che debba essere la Pesco, la “Cooperazione Strutturata e Permanente”, il vero pilastro della sicurezza collettiva europea. Ed è un pilastro nato proprio dall’esigenza di costruire una difesa comune anche a seguito dell’uscita del Regno unito dall’Unione europea. L’uscita di scena di Londra, da sempre restia a cedere sul fronte della difesa in ambito comunitario, dà a Bruxelles l’opportunità di concretizzare un progetto miliare condiviso fra gli Stati membri.
Ora, l’idea che il Regno, uscito dall’Ue, possa rientrare nella difesa comune, appare non solo un problema, ma anche uno schiaffo morale successivo alla Brexit. L’idea di molti, a Bruxelles, è che Londra debba pagare pegno e non rientrare in alcun progetto europeo, Soprattutto se questo collide con la Pesco.
Dal punto di vista della Nato, i dubbi su questa forza di intervento rapida europea riguardano la sua convivenza con l’apparato atlantico. Per l’Alleanza, qualsiasi forma di difesa comune di Stati che già fanno parte della Nato, è considerato un problema. Soprattutto se questo implica che l’Europa abbia una sua politica militare comune diversa da quella prospettata da Bruxelles (sponda Nato) e Washington. Problemi già osservati con la Pesco e con l’approvazione di una centrale di appalti militari europei, e che possono risorgere anche con l’idea di una forza in cui rientrerebbe anche il Regno Unito.
L’Europa della Difesa e la Brexit
Dal punto di vista militare, l’uscita di Londra dall’Unione europea implica una rimodulazione dell’impegno degli altri Stati. La Francia, negli ultimi mesi, sembra orientata verso un maggiore coinvolgimento della Spagna. Anche in sede Nato, sono in molti a credere che sia la nazione iberica quella più accreditata per dare un maggiore contributo.
Ci sono poi alcuni Stati, come riporta Reuters, che invece spingono per una maggiore inclusione dello stesso Regno unito. Paesi Bassi e Belgio hanno firmato un documento congiunto a Sofia che sollecita la rapida inclusione di Londra nel nuovo patto di difesa concordato a dicembre.
La Spagna e l’Estonia hanno dichiarato di volere vedere la Gran Bretagna nel programma satellitare Galileo dell’Unione europea. Il progetto, nato per competere con il sistema di geolocalizzazione degli Stati Uniti, vieta la condivisione di dati con Paesi non membri dell’Unione. Ma il ministro della Difesa spagnolo, Maria Dolores de Cospedal, in riferimento alla Gran Bretagna ha detto a Reuters che “dobbiamo evitare una rottura”.
Il ministro della Difesa svedese Peter Hultqvist, aveva inoltre ribadito: “È importante che la Gran Bretagna sia coinvolta nella futura cooperazione europea in materia di sicurezza”. Una necessità anche per Londra, che non può isolarsi del tutto dal blocco europeo. E che può trovare proprio nella sicurezza collettiva un valido escamotage per non tagliare i ponti con l’Unione europea.