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Politica

Il Regno Unito adesso sfida la Cina: una nave nel Mar Cinese Meridionale

Il Regno Unito è pronto a sfidare la Cina e a rinsaldare l’asse con gli Stati Uniti inviando una nave nel Mar Cinese Meridionale. Il prossimo mese, secondo quanto affermato dal ministro della Difesa britannico, una nave da guerra britannica...

Il Regno Unito è pronto a sfidare la Cina e a rinsaldare l’asse con gli Stati Uniti inviando una nave nel Mar Cinese Meridionale. Il prossimo mese, secondo quanto affermato dal ministro della Difesa britannico, una nave da guerra britannica salperà dall’Australia attraversando il Mar Cinese Meridionale per affermare la libertà dei diritti di navigazione. Una mossa che arriva a pochi giorni dal vertice di Pechino fra Theresa May e Xi Jinping e che rivela la profonda ostilità britannica riguardo alla nuova politica di espansione varata dalla Cina, soprattutto in virtù dei fortissimi legami economici e politici che Londra ha con il suo Commonewalth.

Gavin Williamson ha dichiarato che sarà la Hms Sutherland, una fregata anti-sottomarino, arriverà in Australia la prossima settimana per poi ripartire attraversando il mare disputato. “Navigherà attraverso il Mar Cinese Meridionale (sulla via di casa) e rendendo chiaro che la nostra marina ha il diritto di farlo”, ha detto al quotidiano australiano The Australian dopo una visita di due giorni a Sydney e Canberra. E ha affermato, in tono di sfida: “Sosteniamo assolutamente l’approccio statunitense al riguardo, sosteniamo fortemente quello che gli Stati Uniti hanno fatto”. Una scelta politica di fondamentale importanza nello scacchiere asiatico e che è stata ribadita più volte dallo stesso Williamson, il quale ha ribadito che Australia, Regno Unito e Stati Uniti si trovano uniti nella “affermazione dei nostri valori” riguardo alla libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale. Uno specchio d’acqua particolarmente importante dove i nodi da sciogliere sono molti e dove la Cina ha avviato da anni un graduale processo di militarizzazione volto a ribadire la sua piena sovranità, anche costruendo isole artificiali per poi renderle delle vere e proprie basi militari ex novo in mezzo al Pacifico.





La questione è ovviamente anche (e soprattutto) legata a motivazioni economiche. Il Mar Cinese Meridionale possiede giacimenti di gas e petrolio ancora inutilizzati ed è un passaggio obbligato per le rotte commerciali che raggiungono i maggiori porti dell’Estremo Oriente. Controllarlo assume dunque un potenziale economico dirompente in una regione, come quella pacifica, dove si scontrano Stati dall’economia solida e dalle forti potenzialità belliche.  Gli Stati Uniti sperano di strappare queste opportunità dalle mani di Pechino che ormai da anni vede in quello specchio d’acqua un punto di fondamentale importanza per la propria geopolitica. Una Cina forte nel mondo non può evidentemente fare a meno di controllare un mare che ritiene di sua stretta sovranità territoriale.

Ma la scelta di Londra di inviare la flotta per “sfidare” Pechino in questo mare così lontano dagli interessi britannici, mostra anche un’altra particolare caratteristica di questo momento storico per il Pacifico, e cioè che gli Usa non sono più disposti a fare da ombrello per tutti i loro alleati. Washington ha da tempo deciso che i suoi partner regionali devono fare di più e la regione indo-pacifica è in questo senso a una svolta epocale. “Gli Stati Uniti stanno cercando altri Paesi per fare di più. Questa è una grande opportunità per il Regno Unito e l’Australia per fare di più, per esercitare la leadership”, ha dichiarato il ministro britannico. E in questa frase, si svela molto della nuova politica americana nel Pacifico, tesa al suo controllo ma anche a declinare molte responsabilità ai partner militari onde evitare di accrescere ulteriormente la già enorme spesa militare per la tutela degli alleati. 

Australia e Regno Unito, che rappresentano, insieme agli Stati Uniti, la triade del cosiddetto “ordine mondiale liberale” di matrice anglosassone, sono i due alleati su cui il Pentagono punta per ostacolare la Cina. Forse anche più del Giappone e dell’India, per motivi anche di natura politica e culturale. E questa nuova politica americana sembra essere stata accolta favorevolmente sia da Londra che da Canberra, che stanno incrementando il loro rapporto non solo economico ma anche militare con gli Usa.  Come riporta il Guardian, il ministro britannico ha ribadito che : “Dobbiamo garantire che qualsiasi forma di intento malevolo venga neutralizzata e assistiamo a crescenti sfide: non è solo dalla Cina, ma anche dalla Russia e dall’Iran – e dobbiamo costantemente assicurarci che le nostre misure di sicurezza, la nostra infrastruttura nazionale critica sia protetta”. Un’alleanza a 360 gradi dunque cui anche l’Australia non si nega dal momento che da mesi ha avviato una pressante campagna politica anti-cinese e che sta avviando un suo rinnovato programma militare che vede di nuovo al centro l’eventualità di sviluppare un arsenale nucleare nazionale.

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