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Il Regno Unito potrebbe formare una nuova alleanza con Canada, Australia e Nuova Zelanda per creare il terzo più grande esercito al mondo. Si chiama Canzuk, dagli acronimi anglosassoni dei rispettivi Paesi, questo recupero dei legami coi Dominion che Londra potrebbe mettere in atto, anche dal punto di vista economico e commerciale.

I sostenitori della proposta credono che l’associazione potenzierebbe l’economia e la difesa nazionale del Regno Unito e secondo gli accordi i quattro Paesi acconsentirebbero anche al libero scambio di merci e alla libera circolazione delle persone all’interno del Canzuk

Questo significa che i cittadini di Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito potrebbero avere il diritto di vivere e lavorare nei rispettivi altri tre paesi e viceversa senza particolari complicazioni burocratiche.

La parte più interessante, però, riguarda l’ambito militare: le quattro nazioni si metterebbero d’accordo anche per cooperare più strettamente negli ambiti della politica estera e della difesa.

Canzuk International, un gruppo precedentemente noto come Commonwealth Freedom of Movement Organization, è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che mira a raggiungere la libera circolazione dei cittadini, accordi di libero scambio e cooperazione di politica estera tra i quattro Paesi già citati attraverso la formulazione di una proposta di alleanza diplomatica. Il suo amministratore delegato, e fondatore, James Skinner, parlando a Express.co.uk ha affermato che la nuova associazione diventerebbe immediatamente la terza forza militare più potente del mondo, dietro solo agli Stati Uniti e alla Cina.

In particolare ha detto che “la spesa militare combinata di questi Paesi sarebbe nell’ordine di circa 110 miliardi di dollari, il che la renderebbe la terza più grande del mondo”.

Questo fornirebbe “un deterrente significativo contro paesi avversari come Cina, Iran, Corea del Nord sia in termini di capacità militare fisica ma anche in termini di sicurezza informatica”.

Il Regno Unito è già uno stretto alleato di Australia, Canada e Nuova Zelanda e le rispettive forze armate collaborano regolarmente.

Negli ultimi mesi in particolare Londra ha lavorato a stretto contatto con Canberra e Ottawa sulla situazione a Hong Kong e le tre nazioni hanno rilasciato dichiarazioni congiunte.

Skinner ha voluto sottolineare poi che Canzuk non sarebbe un modo di replicare l’Unione Europea, abbandonata recentemente dal Regno Unito con Brexit.

In particolare ha spiegato che “sarebbe molto diverso da quello che è la struttura dell’Ue. Quindi, ad esempio, laddove l’Unione Europea ha intrapreso la strada per avere un Parlamento europeo, una commissione Ue, avere una valuta centralizzata, un sistema giudiziario centralizzato, Canzuk non prevedrebbe niente del genere”. Sostanzialmente quindi “questi Paesi lavorerebbero come contee indipendenti sovrane sulla scena internazionale, lavorando insieme per iniziative come il commercio, lo spostamento di persone e la politica estera”.

Un sondaggio effettuato proprio dalla società di Skinner ha rilevato che la libera circolazione tra i quattro Paesi ha il sostegno dell’82% dei neozelandesi, del 76% dei canadesi, del 73% degli australiani e del 68% dei britannici.

La proposta è stata accolta di buon grado da Erin O’Toole, leader dell’opposizione canadese, ed è entrata a far parte della programma ufficiale del partito conservatore del Canada.

Le ragioni a favore di un’alleanza di questo tipo sono che il Regno Unito, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda hanno un livello economico simile, una lingua condivisa e una cultura che lo è in gran parte.

Skinner ha tenuto a precisare che, a differenza dell’Ue, Canzuk sarebbe cauta nell’espandersi ulteriormente e lo farebbe solo dopo referendum pubblici: una lezione (involontaria) che è stata insegnata proprio dall’esperienza britannica nell’Unione Europea.

Non sappiamo come sia stata accolta la proposta dalla politica inglese: attualmente Londra sta recuperando la sua vocazione globale cercando di dare impulso all’attivismo in politica estera, che conduce principalmente con la propria linea in modo indipendente. Il Regno Unito ha infatti abbracciato il concetto di “Global Britain”, ovvero, dopo Brexit, fare in modo di tornare a essere una potenza globale aperta, inclusiva e rivolta verso l’esterno, per giocare un ruolo di primo piano sulla scena mondiale. Per raggiungere un tale obiettivo, “Global Britain” richiede il ripensamento delle relazioni del Regno Unito in tutto il mondo in modo tale da sostenere “il libero scambio e il sistema internazionale basato su regole” e utilizzando il suo soft power per proiettare i suoi valori e promuovere i suoi interessi.

La “Global Britain” richiede che Londra si impegni maggiormente nella regione Asia-Pacifico, che probabilmente diventerà più importante per la Gran Bretagna negli anni a venire. Del resto anche oltre Manica si sono accorti che l’asse dell’economia globale si è spostato da tempo verso l’Asia e in particolare verso i mari che la circondano, dove transitano ogni anno decine e decine di miliardi di dollari di merci.

Canzuk potrebbe essere quindi un modo per impegnarsi maggiormente nell’altro emisfero, grazie ai legami con Australia e Nuova Zelanda, ma riteniamo che il Regno Unito difficilmente sarà disposto a patteggiare coi suoi partner quando si tratterà di prendere decisioni che riguardano la sua politica estera o, ancora di più, quelle inerenti alla Difesa (ad esempio per un programma di sviluppo particolarmente dispendioso finanziariamente come quello del caccia Tempest). C’è poi il rischio, per nulla secondario, che Londra si comporti come si comportava coi suoi Dominion, ovvero accentrando certe decisioni particolarmente “sensibili”.

Sarà comunque interessante vedere se la proposta verrà accolta dalla politica nei quattro Paesi: la possibilità di mettere a fattor comune le risorse per le Forze Armate e di avere un maggiore coordinamento su scala globale può rivelarsi succulenta in questo periodo storico dove Paesi “piccoli” militarmente o con risorse limitate si trovano a dover affrontare la concorrenza e l’ostilità di entità statuali giganti come la Cina.