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La decisione presa dal Primo Ministro inglese Boris Johnson di far sospendere i lavori della Camera dei Comuni, in un periodo compreso tra il 9 o il 12 settembre ed il 14 ottobre, ha generato una serie di forti reazioni politiche all’interno del Regno Unito. I parlamentari avranno, in questo modo, una finestra temporale molto ridotta per opporsi ad una possibile Brexit senza accordo e secondo alcuni osservatori Johnson avrebbe pianificato questa mossa per avere le mani più libere nel corso delle trattative con l’Unione Europea e per procedere ad un eventuale No Deal in caso queste falliscano. Alcuni esponenti politici del Partito Conservatore, come Jacob Rees-Mogg e Michael Gove, hanno invece affermato che i parlamentari avranno comunque tempo per dibattere ed opporsi ad una Brexit senza accordo e che la sospensione dei lavori parlamentari era comunque prevista, sebbene  non con questa durata temporale, nel mese di Settembre. Per tentare di ostacolare la prorogation è stata indetta una petizione popolare online, che ha raccolto piú di in milione di firme ed è stata chiesta una revisione giudiziaria della decisione adottata da Johnson. Il Partito Laburista, inoltre, ha affermato che chiederà un dibattito di emergenza sulla Brexit nel corso della prossima settimana, per cercare di far passare mozioni legislative che impediscano un eventuale No Deal.

Il ruolo delle opposizioni

Ad oltre tre anni di distanza dal referendum del 2016, nel quale il 51,8% dei partecipanti si espresse a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, la questione della Brexit continua a dividere profondamente la politica e la società civile del Regno Unito. I partiti progressisti, dai Liberal Democratici, ai Verdi, ai nazionalisti scozzesi e gallesi e infine ai Laburisti sono tutti fermamente contrari ad un’uscita del Regno Unito senza un accordo e auspicano l’indizione di una seconda consultazione popolare che confermi o meno l’esito della prima e che possa anche sospendere, dunque, il procedimento in atto.Una serie di esponenti politici di questi movimenti hanno firmato una dichiarazione politica nella quale la decisione presa da Johnson viene definita profondamente anti democratica e dove si arriva ad ipotizzare la formazione di un Parlamento alternativo qualora i piani del Primo Ministro procedano senza intoppi.

Nel lungo termine e qualora l’attuale confronto politico continui ad estremizzarsi e radicalizzarsi non sembra improbabile che le opposizioni possano formare, nel caso di un ritorno alle urne, un’alleanza strutturata. Questo sviluppo potrebbe rivelarsi un vero e proprio incubo per Boris Johnson, che governa con una maggioranza di un solo seggio e grazie all’appoggio esterno dei conservatori nordirlandesi del Dup. La sospensione dei lavori parlamentari, infatti, è destinata a generare malumori e mal di pancia anche all’interno del Partito Conservatore, dove non si possono escludere abbandoni o spaccature. Le elezioni anticipate verrebbero polarizzate dal tema dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, prevista per il 31 ottobre ma probabilmente destinata ad essere rinviata in caso di caduta dell’esecutivo. Un’alleanza di tutte le forze di opposizione, all’interno dei collegi uninominali nei quali  è strutturato il sistema elettorale inglese, avrebbe buone possibilità di imporsi a livello nazionale contro un voto euroscettico diviso tra Conservatori e sostenitori del Brexit Party. Per giungere a questo sviluppo, non comune per il sistema politico del Regno Unito, i partiti progressisti dovrebbero presentare un candidato unico per collegio, su cui far convergere tutti i voti degli europeisti.

Il Brexit Party

Il campo euroscettico, al contrario, continua ad essere spaccato a causa della presenza del Brexit Party di Nigel Farage, che aspira a consolidare i consensi del suo movimento e costringe i Conservatori ad inseguirlo irrigidendo le loro posizioni. Farage ha chiarito come il suo partito sia pronto per eventuali nuove consultazioni, nelle quali schiererà un candidato per ogni collegio ed ha affermato che la luna di miele tra Johnson e l’elettorato sta ormai volgendo al termine e che un eventuale nuovo governo dei Tories necessiterà dell’appoggio esterno del Brexit Party.

Farage potrebbe allearsi con i Conservatori solo qualora questi ultimi si schierino in maniera ferma e convinta a favore di una Brexit senza accordo, rinnegando ogni possibilità di intesa con Bruxelles. Uno sviluppo al momento ancora poco probabile, dato che il Primo Ministro cercherà comunque di forzare la mano all’Unione Europea per la stipula di un’uscita concordata con termini vantaggiosi per Londra. La formazione di due macro alleanze politiche, fortemente polarizzate ideologicamente, sarebbe uno sviluppo impensabile per un Paese noto per l’alternanza  tra Conservatori e Laburisti, che hanno sempre monopolizzato la maggior parte dei seggi grazie anche alle storture di un sistema elettorale uninominale.

I sondaggi più recenti fotografano una situazione di profonda incertezza: i Conservatori ondeggiano tra il 32 e il 33 per cento dei consensi, i Laburisti tra il 21 ed il 26 per cento, i Liberal Democratici tra il 15 ed il 20, Il Brexit Party tra il 12 ed il 16 ed i Verdi intorno al 7 per cento dei voti. I nazionalisti scozzesi e gallesi sarebbero, invece, sotto il 5 per cento dei consensi. Il referendum popolare del 2016 assomiglia sempre più ad una valanga politica destinata a travolgere un sistema e delle istituzioni che parevano essere stabili e quasi immutabili e i cui sviluppi potrebbero essere, al momento, ancora sottostimati.