Il vertice dei Paesi del Sud-Est asiatico si preannuncia ricco di tensioni e contrasti; l’esercito russo, che pare non sappia più dove cercare nuove reclute, si appella – forse forzatamente – agli alleati cubani. Gli Emirati Arabi Uniti sono pronti a investire miliardi in Africa su progetti di energia pulita, Netanyahu risponde in tribunale alle petizioni contro la sua riforma e un invito recapitato con una firma nuova rivela che l’India potrebbe cambiare nome per liberarsi del passato coloniale – e dell’opposizione al premier. Ecco le cinque notizie del giorno.

Il summit Asean si apre con presagi nefasti

Si è aperto oggi in Indonesia il summit dei capi di Stato e di governo dell’Asean, l’associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico. La settimana di incontri a Giacarta si annuncia carica di tensioni: in cima all’ordine del giorno la disputa sulla crisi politica e umanitaria che investe il Myanmar, ma anche le contese territoriali nel Mar Meridionale Cinese tra la Cina e altri Paesi membri dell’Asean. L’incontro tra i leader regionali è stato infatti preceduto da aspre polemiche sulla nuova edizione della “mappa standard” pubblicata da Pechino che aggiunge alla famigerata “nine dash line” del 1947 un decimo trattino a est di Taiwan, da leggersi come rivendicazione del territorio come parte integrante della Repubblica Popolare Cinese. La nuova mappa considera cinesi anche territori sotto il controllo di India (che ha già forti rivendicazioni territoriali in corso con Pechino) e Russia. I dissapori saranno accentuati dal recente annuncio di Manila secondo cui sono in corso negoziati con gli Stati Uniti per costruire un porto nelle Filippine a soli 200 chilometri da Taiwan. Il vertice indonesiano potrebbe tentare di riproporre un accordo tra Asean e Pechino su un Codice di condotta condiviso nel Mar Cinese Meridionale attraverso cui ricomporre le dispute di sovranità.

Mosca cerca anche tra i cubani chi possa supportarla nello sforzo bellico

In una nota ufficiale, il ministro degli Esteri di Cuba ha affermato che le forze di polizia hanno intercettato una rete di trafficanti che lavora da Mosca per reclutare cittadini cubani residenti in Russia ma anche sull’isola di Cuba per farli combattere al fronte in Ucraina. Il governo dell’Avana è uno stretto alleato della Russia, ma la dichiarazione del Ministro sottolineava che il Paese “non prende parte alla guerra in Ucraina” e che il governo “agisce e agirà con vigore contro chiunque, dal territorio nazionale, partecipi a qualsiasi forma di tratta di esseri umani per reclutare cittadini cubani”. Da Mosca non è giunta finora alcuna comunicazione ufficiale. Nel mese di agosto, il presidente russo Vladimir Putin ha dato ordine di aumentare il numero di soldati nell’esercito dopo che le forze combattenti avevano sofferto pesanti perdite al fronte. Da quel momento, il quotidiano russo Ryazan Gazette ha documentato casi di cubani residenti in Russia che si sono uniti alle forze armate per combattere in Ucraina dopo che era stata loro promessa in cambio la cittadinanza russa.

Gli emirati preparano investimenti miliardari in Africa per produrre energia pulita

Gli Emirati Arabi Uniti effettueranno investimenti dal valore complessivo di 4,5 miliardi di dollari in energia pulita in Africa. L’investimento mira ad “avviare un cantiere di progetti bancabili di energia pulita in questo continenti molto importante”: sono queste le parole pronunciate da Sultan al Jaber, capo della compagnia petrolifera nazionale emiratina Adnoc e della compagnia di energia rinnovabile governativa Masdar oltre che presidente designato della Cop28, a margine del vertice sul clima in Africa in corso a Nairobi, in Kenya. Jaber ha auspicato “un intervento chirurgico dell’architettura finanziaria globale che è stata costruita per un’altra era“, chiedendo alle istituzioni di abbassare il peso del debito che incombe su alcuni Paesi. Un comunicato diramato dalla presidenza della Cop28 precisa che la società emiratina Masdar, il Fondo di Abu Dhabi per lo sviluppo, Etihad Credit Insurance e la società di energia rinnovabile Amea Power (con sede a Dubai) forniranno i fondi. Africa50, la piattaforma d’investimento che include i governi africani e la Banca africana di sviluppo, si occuperà di identificare i progetti iniziali e coordinare gli enti esecutivi locali.

Per la riforma, il governo Netanyahu dovrà rispondere in tribunale ai suoi cittadini

L’Alta Corte di giustizia di Israele ha annunciato il respingimento della richiesta del governo di Benjamin Netanyahu di rimandare l’udienza sulle petizioni presentate contro la legge che il governo ha approvato a luglio per eliminare la clausola di ragionevolezza, ovvero uno dei pilastri della riforma della giustizia promossa dal governo di estrema destra. La legge sulla clausola di ragionevolezza è il primo disegno a passare nell’ambito dell’ampio e controverso progetto di riforma della giustizia, che ha suscitato forti proteste in tutto il Paese. La normativa approvata impedisce ai giudici di esprimersi sulla ragionevolezza delle decisioni prese dall’esecutivo e di rovesciarne le decisioni. La seduta dell’Alta corte di giustizia, alla quale prenderanno parte tutti e 15 i giudici, è quindi confermata per il 12 settembre.

L’India potrebbe cambiare nome

L’invito ufficiale alla cena di apertura del G20 di Nuova Delhi ha scatenato le polemiche in tutta l’India: il testo inviato ai leader portava la firma di Droupadi Murmu, chiamata “presidente di Bharat” invece che “presidente dell’India”. Il termine Bharat è utilizzato in diverse lingue indiane che derivano dal sanscrito per indicare il Paese, e l’idea che vada a sostituire il nome India circola già da alcuni giorni negli ambienti vicini al Bjp, il Partito del popolo indiano del premier Narendra Modi. India è il nome con cui veniva chiamato il Paese dagli antichi greci prima e dall’impero britannico poi: eliminare tutti i riferimenti al passato coloniale è l’obiettivo primario del partito nazionalista del premier, che avrebbe quindi proposto di ribattezzare il Paese. Il gesto potrebbe anche essere indirizzato ai partiti d’opposizione che nel corso dell’estate si sono riuniti sotto la sigla I.n.d.i.a. (Indian National Developmental Inclusive Alliance) per fare muro contro Modi alle elezioni del 2024.