Lorenzo Guerini ha scelto Ankara come meta del suo primo viaggio all’estero dopo la fase più dura della pandemia del coronavirus. Il ministro della Difesa del governo Conte II ed ex presidente del Copasir, esponente del Partito Democratico, ha seguito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio visitando la Turchia per confrontarsi con le autorità di Ankara sui numerosi dossier che nella regione del Mediterraneo dividono i due Paesi.

Mirko Mussetti, analista di Limes, nel suo saggio Axeinos! non ha mancato di definire come un “concorrente diretto” dell’Italia la Turchia di Recep Tayyip Erdogan per il controllo di diversi dossier bollenti nel Mediterraneo, e negli ultimi mesi i fatti non hanno mancato più volte di dargli ragione. La Turchia si è dimostrata un’insidiosa spina nel fianco negli scenari energetici mediterranei, puntando attraverso la definizione della zona economica esclusiva con la Libia e le mosse attorno a Cipro a aumentare la presa sul mondo dell’oil&gas regionale; in Libia la discesa in campo degli uomini di Erdogan ha privato Roma del ruolo di patrona del governo di Fayez al-Serraj; in Somalia è ben più che probabile che l’Italia si sia dovuta adeguare ai buoni uffici turchi per risolvere il caso di Silvia Romano. Addirittura, nelle scorse settimane Erdogan ha lanciato un’ambiziosa strategia per deviare sul suo Paese i flussi turistici diretti verso il bacino del Mediterraneo, ai danni di Italia e Grecia.

Un coacervo tanto intricato va, in qualche modo, sbrogliato. Lo impone un principio di realpolitik: proprio perché le questioni aperte nel Mediterraneo tra Roma e Ankara sono così tante e così complesse la ricerca di un modus vivendi si presenta come inderogabile.

Il viaggio di Guerini

In questo scenario si inserisce il viaggio di Guerini, rimandato da tempo e perfezionato nella giornata del 7 luglio sotto forma di bilaterale con il collega Hulusi Akar. Guerini e Akar hanno parlato dell’ampio novero di problematiche aperte; l’ex presidente del Copasir ha spinto, sul fronte libico, per ribadire che non esiste una “soluzione militare” alla crisi e per avviare un processo volto a “raggiungere un accordo per il cessate-il-fuoco duraturo che dia spazio e nuovo impulso al dialogo intra-libico, cosi come concordato alla conferenza di Berlino lo scorso gennaio”.

Sul tema, poi, è stato importante il confronto sulla missione Eunavfor-Irini, che avrà al centro del suo mandato l’imposizione dell’embargo Onu sulla fornitura di armi ai contendenti in campo nello scenario libico. “Al comando dell’ammiraglio Fabio Agostini, Irini ha intanto già sperimentato qualche problema con navi turche, tutt’altro che intenzionate a rispettare lo sforzo europeo, visto da Ankara come un fattore di sostegno del generale Khalifa Haftar, in grado di ricevere armamenti via terra dall’Egitto”, ha scritto Formiche. Guerini ha preso atto delle perplessità del collega turco e ha impegnato sé e il governo a garantire bilanciamento ed equità alla missione.

Guerini, che nel Pd rappresenta l’ala più apertamente atlantista, è stato invece molto fermo sul dossier dei contenziosi energetici, che hanno avuto conseguenze di natura militare, nelle acque di Cipro e nel Mediterraneo orientale. Nei mesi scorsi l’ex sindaco di Lodi ha avuto contatti sul fronte regionale proprio con i vertici militari ciprioti quando ancora era pressante la spinta a avviare i lavori del gasdotto EastMed; ora il quadro è decisamente mutato, la pandemia e l’assertività di Erdogan hanno messo in discussione il gasdotto israelo-greco-cipriota ma l’Italia mantiene comunque, per il coinvolgimento di aziende come Eni, Snam, Edison e Saipem, grandi interessi nel Mediterraneo orientale. “Ogni eventuale violazione del rispetto delle norme di diritto internazionale in quell’area verrà registrata”, ha detto Guerini: ma la via della contrapposizione frontale si è dimostrata più volte difficile da sostenere con un attore spregiudicato e cinico come la Turchia. La tutela degli interessi energetici regionali dell’Italia e la spinta alla de-escalation delle tensioni regionali (specie per la controversa questione dello Stato-fantoccio filo-turco di Cipro Nord, nelle cui acque Ankara spadroneggia) impone un confronto equilibrato.

Il realismo come bussola

Nessuna sudditanza, dunque, al protagonismo regionale del Sultano, ma una linea chiara di confronto che mira a non bloccare il dialogo con la Turchia, Paese che mette la propria bandiera su ogni questione scottante nel “Grande Mare” e, piaccia o meno, resta un interlocutore imprescindibile. Guerini, ai vertici della Difesa, non può inoltre scordare che Ankara rimane formalmente alleata di Roma nel quadro Nato: e questo risulta un canale di dialogo da sfruttare per portare ordine nel contesto mediterraneo.

Il realismo e la realpolitik devono dunque essere la bussola strategica per Roma, che nel rilanciare la sua azione nel Mediterraneo deve tenere conto del delicato equilibrio di interessi in via di definizione e dei cambiamenti nei rapporti di forza. Che rendono Erdogan un attore impossibile da ignorare. Di questo avviso è anche Iolanda Di Stasio, deputata del Movimento Cinque Stelle e membro della Commissione Affari Esteri della Camera.

La Di Stasio, attenta agli scenari mediterranei e promotrice di un disegno di legge sulla zona economica esclusiva dell’Italia nel Mediterraneo, contattata da InsideOver afferma: “Erdogan, senza dubbio, non è un cliente facile. La Turchia negli ultimi tempi ha guadagnato spazio ed autorevolezza in numerose aree del Mediterraneo allargato. Certo, è necessario osservare con la dovuta cautela le mosse turche, soprattutto nell’ottica di una politica multilaterale e di lunga prospettiva per l’Italia. E dunque, non si può compiere l’errore di non valutare le circostanze e pesare le istanze di Ankara quale attore di spessore nella regione”.

La sfida per l’Italia sarà dunque la possibilità di incidere anche oltre il dialogo con gli altri attori politici della regione sull’evoluzione materiale degli scenari. L’attestazione di interesse strategico per il Mediterraneo è un primo passo fondamentale, a cui dovranno far seguito, necessariamente, gli adeguati strumenti giuridici (la Zee va in questo passo), economici e di hard power (come l’accrescimento della proiezione della Marina Militare) funzionali alla tutela e alla costituzione dei nostri interessi fondamentali. I quali vanno nella direzione di un Mediterraneo stabile e aperto a traffici e scambi commerciali e privo di punti di frizione geopolitica. Disinnescare la mina vagante turca è funzionale a un progetto di questo tipo.

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