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Gli Stati Uniti hanno minacciato di “rispondere di conseguenza” nel caso in cui la Cina dovesse installare una base militare sul territorio delle Isole Salomone, Paese con la quale Pechino ha recentemente firmato un accordo di sicurezza.

A giudicare dalla reazione proveniente da Washington, l’affare è piĂą scottante del previsto. Anche perchĂ© la Casa Bianca ha pure avvertito le autoritĂ  delle isole, situate nel Pacifico meridionale, che la fresca intesa appena siglata con il governo cinese ha “potenziali implicazioni di sicurezza regionali” tanto per gli Usa quanto per i suoi alleati.

Dal canto suo, Manasseh Sogavare, primo ministro delle Isole Salomone, accorgendosi di essere finito in un gioco ben più grande della nazione da lui amministrata, ha definito “offensive” le critiche internazionali, precisando che il suo Paese non subisce alcun tipo di pressione dalla Cina.  “Non abbiamo intenzione di farci coinvolgere in una lotta di potere a carattere geopolitico” e Honiara, la capitale del Paese, non è disposta a “schierarsi”, ha aggiunto lo stesso Sovagare durante un’audizione parlamentare.

Piccata, proprio come quella degli Stati Uniti, anche la reazione degli alleati regionali degli Usa. La preoccupazione più grande è che i cinesi, grazie all’accordo sopra citato, possano ottenere un punto di appoggio militare privilegiato nel Pacifico. Non proprio un’area priva di interessi geopolitici.



La risposta della Cina

Prima di proseguire oltre, è importante sottolineare che l’ipotesi che la Cina possa costruire una base militare sul territorio controllato dalle Isole Salomone è, appunto, soltanto un’eventualità al momento non confermata né da dichiarazioni ufficiali né da fatti. Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda sostengono tuttavia che Pechino possa sfruttare la circostanza a proprio vantaggio e istituire una base nell’arcipelago.

La Cina ha ovviamente rispedito ai mittenti ogni critica. Nello specifico il portavoce del ministro degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, ha dichiarato che le critiche da parte degli Stati Uniti al patto di sicurezza tra la Cina e le Isole Salomone sono “arbitrarie” e motivate da “secondi fini”.

Wang è tornato a ribadire la piena legittimitĂ  dell’accordo precisando che la Cina è disposta a collaborare con tutti i Paesi interessati alla sicurezza e alla stabilitĂ  del Pacifico meridionale. Le osservazioni del portavoce rispondono, come detto, alle accuse di scarsa trasparenza in merito alla stipula del patto mosse alla Cina dal dipartimento di Stato Usa.

L’accordo della discordia

Ma di quale accordo stiamo parlando? Quali sono le materie coperte dall’intesa? Cerchiamo di fare un po’ di ordine. In base a quanto trapelato, il patto coprirà vari ambiti, tra cui sicurezza sociale, tutela della proprietà privata e aiuti umanitari.

L’accordo “non intende danneggiare terze parti” e amplia i meccanismi di cooperazione già esistenti nella regione, hanno precisato da Pechino, ricordando che una bozza del documento era già stata siglata dai funzionari dei due Paesi il 31 marzo scorso.

A contestare la cooperazione tra Pechino e Honiara è stato nelle scorse ore anche il segretario capo di Gabinetto e portavoce del governo giapponese, Hirokazu Matsuno, secondo cui “questo accordo avrĂ  un probabile impatto sulla sicurezza regionale nel suo complesso” e desta “forte preoccupazione”. Della stessa opinione è la ministra degli Esteri australiana Marise Payne, la quale ha espresso “profonda delusione” per la decisione di Honiara.

Resta, infine, da decifrare la minaccia statunitense. Quale potrebbe essere un’eventuale e analoga “risposta” degli Usa? Il primo pensiero va a Taiwan, anche se in quel caso Washington andrebbe a scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora.

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