Mentre le forze democratiche siriane (Sdf) – formate da curdi, arabi, turkmeni, assiri e circassi – sostenute dagli Stati Uniti assediano in queste ore i terroristi dello Stato Islamico a Raqqa, prosegue il piano strategico del Pentagono per dividere la Siria in zona d’influenza. Il comandante delle Sdf, Rojda Felat, ha dichiarato all’agenzia di stampa Afp che la coalizione sta «combattendo le battaglie in strada all’interno di Raqqa». L’avanzata è avvenuta a seguito di potenti offensive da parte della coalizione anti-Daesh guidata dagli Stati Uniti e dell’aviazione.Un’operazione, quella di strappare la città siriana allo Stato islamico che dura da mesi, resa possibile solo dal sostegno dell’aviazione Usa e dal continuo rifornimento di armi pesanti garantito alle forze ribelli. La conquista della roccaforte dell’Isis avrebbe un duplice effetto: una sconfitta pesantissima per lo Stato Islamico ma anche il probabile avvio verso una frammentazione in zone d’influenza di quella che, prima del 2011, era la Repubblica Araba Siriana. Un progetto a lungo termine auspicato da Washington ma osteggiato dalla diplomazia russa.Gli Usa: “Resteremo a lungo a Raqqa”Ci sono più indizi nella narrativa del conflitto che portano a questa conclusione. Come riporta Mintpress, nel mese di aprile, infatti, la Sdf annunciava che il controllo di Raqqa dopo la sconfitta di Daesh sarebbe finito nelle mani di un «consiglio civile» e non sotto il governo siriano di Bashar al-Assad. Quest’organo sarebbe sostenuto dalla presenza di oltre 3 mila soldati americani. Il generale Joseph Votel ha dichiarato che queste truppe terrestri sarebbero rimaste a Raqqa a lungo dopo la sconfitta del Califatto per aiutare «gli alleati degli americani» a stabilizzare la regione e aiutarli a stabilire «gli sforzi di mantenimento della pace di Siria». In altre parole, le forze di terra statunitensi sosterranno le forze di opposizione nella creazione di quello che sarebbe, essenzialmente, uno stato indipendente o comunque una regione autonoma all’interno della Siria.Scontri tra forze governative e ribelli filo-UsaNel giro di pochi giorni si sono verificati violenti attacchi da parte dei ribelli filo-Usa ai danni delle forze governative di Bashar al-Assad. Secondo una dichiarazione del commando centrale degli Stati Uniti «la coalizione ha eliminato diverse milizie del regime filo-siriano che avanzavano all’interno di una delle consolidate zone-cuscinetto nel sud della Siria». Come osservaAl-Masdar News, infatti, l’esercito arabo siriano è stato attaccato dagli Usa vicino al confine con l’Al-Tanf, nella campagna sudorientale di Homs.L’obiettivo finale della strategia statunitense è la spartizione della Siria in zone d’influenza. Tale piano, secondo Mintpress ,rappresenta il classico divide et impera adottato spesso dall’Occidente nel Medio Oriente. A questa strategia mirata alla frammentazione della Repubblica Araba Siriana, tuttavia, si oppongono Russia e Iran.Lavrov: “Illegale l’iniziativa degli Stati Uniti, non rispettano gli accordi”Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che il Cremlino considera i recenti attacchi statunitensi contro le posizioni militari dell’esercito governativo siriano degli atti di aggressione in quanto le cosiddette zone-cuscinetto degli Usa sono illegittime. «Non sono nulla di queste zone. Deve trattarsi di un territorio in cui, in maniera unilaterale, gli Usa e le forze da loro sostenute credono di avere il diritto esclusivo di agire. Ma noi non le riconosciamo legittime» – ha dichiarato.Lavrov ha inoltre osservato che Iran, Russia e Turchia hanno firmato un accordo sulle zone-cuscinetto approvato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU: «Tale accordo è stata concordato con Damasco. Riteniamo illegittima qualsiasi altra strategia non approvata dal governo siriano. Ci auguriamo che la coalizione guidata dagli Usa aderisca all’accordo, in cui si afferma che le zone-cuscinetto devono essere concordate nel dettaglio con tutte le parti interessate». Il Ministro degli Esteri russo ha sottolineato il fatto che gli attacchi statunitensi non hanno fatto altro che avvantaggiare lo Stato Islamico.
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