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L’idea, secondo la ricostruzione di Politico, sarebbe nata durante una partita a golf. Il senatore Rand Paul, noto per le sue posizioni anti-interventiste e da sempre in polemica con i neoconservatori, ha chiesto la benedizione del Presidente Donald Trump per una delicata missione diplomatica che l’esponente repubblicano ha deciso di tentare, al fine di ridurre le tensioni fra Stati Uniti e Iran. Paul, infatti, avrebbe chiesto il via libera al Presidente per sedersi al tavolo con il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif in qualità di rappresentante ufficiale dell’amministrazione americana. La notizia, sempre secondo Politico, è che a sorpresa Trump avrebbe acconsentito e dato il via libera alla missione.

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica è arrivato domenica a New York per il forum Economico e Sociale (Ecosoc).Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha spiegato ai media che il visto di Zarif per gli Usa, dove è giunto domenica, prevede limitazioni agli spostamenti ad alcune zone di New York. Dopo gli Stati Uniti, il ministro iraniano si recherà in Venezuela per un vertice dei Paesi non allineati, quindi in Nicaragua e Bolivia. L’iniziativa del senatore del Kentucky avvallata da The Donald ha creato un certo scompiglio all’interno dell’amministrazione Usa: si teme, infatti, che Rand Paul possa in qualche modo “affossare” la strategia di “massima pressione” contro Teheran.

Rand Paul si propone a Trump per negoziare con Teheran

Secondo Politico, non è chiaro se, alla fine, il senatore incontrerà Zarif. Sulla vicenda, infatti, il riserbo è massimo. Ma come sottolinea la testata americana, la volontà del presidente Usa di sfruttare Paul come intermediario con un alto funzionario iraniano è una dimostrazione sia del suo approccio non ortodosso agli affari esteri sia del suo continuo desiderio di invogliare i leader della Repubblica Islamica a sedersi al tavolo dei negoziati. Rand Paul ha giocato a golf sabato, in Virginia, con Donald Trump insieme al senatore Lindsey Graham e a David Perdue.

Paul, il “libertario” contrario all’interventismo americano e al ruolo di Stati Uniti come “poliziotti del mondo”, si è spesso scontrato con i funzionari dell’amministrazione Trump sulla possibilità di un conflitto militare con l’Iran. Il senatore, contrario alle endless wars e feroce critico della guerra in Yemen in cui sono coinvolti anche gli Stati Uniti attraverso la fornitura di armi destinate all’Arabia Saudita e alleati, a maggio si era impegnato nell’ennesima battaglia contro l’establishment militare quando ha cercato di impedire la vendita di elicotteri Usa all’esercito ceco, nonostante l’operazione avesse già avuto il placet del Dipartimento di Stato a inizio maggio. “La missione dell’America dovrebbe sempre essere quella di mantenere la pace, non di sorvegliare il mondo” osservò nel 2013, criticando la disastrosa politica estera dell’amministrazione Obama in Medio Oriente. “Assurdo che le armi che l’America invia ai ribelli in Siria vengano usate contro i cristiani che si schierano a favore del Presidente Bashar al-Assad”.

A seguito dell’assassinio del giornalista del Washington Post Jamal Kashoggi nel consolato saudita di Istanbul, Rand Paul ha proposto un disegno di legge che chiede di tagliare aiuti e assistenza militare all’Arabia Saudita. “Nuove prove dimostrano che il sostegno dei contribuenti americani all’Arabia Saudita non è nell’interesse della sicurezza nazionale e aiuta invece a destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente. La mia proposta di legge dà al Congresso un’altra possibilità di prendere posizione”, ha spiegato Paul, che ora ha ricevuto la benedizione di Trump circa la possibilità di mediare con Teheran. Una missione diplomatica estremamente delicata e difficile.

“L’Iran non inizierà mai una guerra”

Nel frattempo, da New York, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif sta rilasciando una serie di interviste alle testate americane. In un’intervista alla Cnn, Zarif ha chiarito che Teheran “non inizierà mai una guerra”, anche se gli Stati Uniti stanno di fatto “già conducendo una guerra economica contro l’Iran non militare ma economica, che colpisce principalmente la popolazione civile”.

Il diplomatico iraniano ha aggiunto che “non c’è nulla di cui essere orgogliosi in una guerra economica” perché “in uno scontro militare i civili possono diventare un danno collaterale ma in una guerra economica i civili diventano i bersagli primari”. Sul drone abbattuto, Zarif ha sottolineato che l’Iran “difende il suo territorio”. “Il drone degli Stati Uniti è entrato nello spazio aereo iraniano e avrebbe potuto spiare il nostro territorio. Non solo ha minacciato la nostra integrità territoriale, ma anche la nostra sicurezza nazionale” ha affermato.

L’amministrazione Trump, dopo aver lasciato l’accordo sul nucleare – Jcpoa – nel maggio 2018, ha adottato la strategia di “massima pressione” introducendo sanzioni molto dure nei confronti dei principali settori dell’economia iraniana, del Corpo delle guardie rivoluzionarie, dei singoli funzionari iraniani e persino contro il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei.