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Il presidente Donald Trump vorrebbe che, in relazione al quadro pandemico odierno, il Ramadan dei musulmani venisse interessato dalle restrizioni federali nella stessa misura in cui è stata interessata la Pasqua dei cristiani.

Il Covid-19 ha costretto la Chiesa cattolica a rispettare anche le distanze sociali. Persino le celebrazioni pasquali presiedute da Papa Francesco sono state modificate. La partecipazione alle Messe dei fedeli – come sappiamo – è sospesa. Per quanto Bergoglio abbia da poco ricordato che quella di oggi – quella isolata – non è la vera Chiesa. Lo scopo delle disposizioni governative, anche negli States, rimane quello di evitare gli assembramenti di persone. Ma cosa accadrà in America durante il nono mese dell’anno del calendario islamico? Il Ramadan avrà inizio il prossimo ventitré di aprile. La fine è prevista sempre per il ventitré, ma di maggio. E le pratiche tradizionali delle persone di fede musulmana dovranno fare i conti con i provvedimenti che Donald Trump ha adottato per evitare la diffusione del nuovo coronavirus.

L’inquilino della Casa Bianca – come riportato dall’Agi – ha espresso nel corso di ieri sera un parere tanto semplice quanto diretto: Donald Trump vuole che le norme di comportamento, che dovrebbero accomunare i cristiano-cattolici ed i musulmani, siano equiparate anche dal punto di vista pratico. Una presa di posizione che infrange il politicamente corretto. Se non altro perché Trump, sostenendo questa tesi, ha fatto emergere una possibile disparità di trattamento a discapito di chi non ha potuto celebrare la Pasqua come avrebbe voluto

The Donald – non è un mistero – guarda pure a novembre, quando dovrà misurarsi con il consenso degli americani. E l’integrazione tra le “minoranze” è un tema molto sentito. Dalla parte cattolica-tradizionalista sono spesso emerse argomentazioni secondo cui i musulmani verrebbero tutelati in genere, tanto dalla politica quanto dai media, in maniera molto più marcata. I cattolici tradizionalisti sono tra i più trumpisti. Ma non si tratta soltanto di un banale calcolo elettorale.

Donald Trump sta proponendo un vero e proprio modello d’integrazione che non presenti differenze. E questo è di sicuro un elemento culturale di notevole interesse. Prima di passare ad ulteriori considerazioni, risulta utile citare le dichiarazioni che Trump ha rilasciato ieri, durante la consueta conferenza stampa relativa allo stato delle cose sul Covid-19: “Direi che (tra Pasqua e Ramadan, ndr) potrebbe esserci qualche differenza. E dovremo vedere cosa accadrà. Perché ho visto una grande disparità in questo Paese. Inseguono le chiese cristiane ma non tendono a farlo con le moschee”. La tutela dei cristiani, insomma, sgombra il campo dalle possibile incoerenze alimentate dal politicamente corretto.

Come si può dedurre con facilità, Trump, quasi per paradosso, risulta essere un leader egualitario sul piano del rapporto tra Governo federale e confessioni religiose. La domanda che ci si potrebbe porre è questa: come si è arrivata alla necessità di una presa di posizione così difensiva verso i cristiani? Comunque sia, prediligere le libertà di alcuni fedeli, avendo già limitato quelle di altri, corrisponderebbe ad un atteggiamento discriminante. Poi ieri a Trump è stata posta un’altra domanda riguardante le possibili violazioni delle regole sul distanziamento sociale da parte degli imam impegnati nel Ramadan. Un quesito a cui The Donald ha risposto senza pensarci troppo, facendo capire come abbia certezze delle certezze al riguardo: non accadrà. Ma c’è un “però”.

Il leader del Gop ha concluso il suo intervento in questa maniera: “Sono una persona che crede nella fede – ha chiosato The Donald . E non importa quale sia la tua fede. Ma i nostri politici sembrano trattare diverse fedi in modo molto diverso”. Insomma, Trump ha difeso la cristianità ed ha attaccato un certo modo di interpretare le gerarchie religiose. Così facendo, però, il presidente si è anche contraddistinto per egualitarismo.