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La risposta di Carles Puigdemont alla richiesta del governo spagnolo di fermare il processo indipendentista, non lascia dubbi. La mancata chiarezza sulla volontà o meno di rendersi indipendente, comporta l’obbligo costituzionale di applicare l’articolo 155 della Costituzione, ovvero la sospensione dell’autonomia della Catalogna. Nelle ultime ore, Mariano Rajoy e la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria hanno consultato tutti i ministeri e uffici legali per comprendere se esistesse una via alternativa a quella della sospensione dell’autonomia della comunità ma così non sembra. La risposta del presidente catalano non ha lasciato molti margini di manovra all’esecutivo di Rajoy che adesso ha deciso che sabato mattina attiverà le procedure previste dalla Costituzione.

Una volta sospesa l’autonomia della Catalogna, tutti si domandano cosa possa succedere. E la questione è tutt’altro che chiara, anche perché da un punto di vista storico, sarebbe il primo caso di applicazione dell’art. 155 della Costituzione e soprattutto in un contesto di estrema tensione come quello che si sta vivendo in queste ultime settimane. Il tutto con la minaccia del presidente Puigdemont che, in caso di sospensione dell’autonomia catalana, darà il via alla Dui, ossia la dichiarazione unilaterale di indipendenza. In quel caso, lo scontro sarà totale e definitivo.

Secondo quanto sostenuto dal governo spagnolo e dalla stampa iberica, una volta sospesa l’autonomia di Barcellona, la Catalogna sarà guidata da un’autorità governativa di transizione. Questa sorta di autorità statale delegata al potere in Catalogna diventerà l’unica autorità dello Stato nella regione, esautorando il presidente della Generalitat, cioè Puigdemont gestendo in pratica tutte el attività della comunità autonoma. Secondo molti, Puigdemont non verrà destituito, per evitare che vi sia un vuoto di potere e anche un’immagine di attacco alla democrazia della Catalogna, tuttavia sembra certo che i delegati del governo centrale elimineranno ogni possibilità che il governo secessionista attui la propria linea politica. I “ministri” della Catalogna saranno invece tolti dal loro posto di potere e rimpiazzati da delegati di Madrid con compiti praticamente identici a quelli delle alte cariche della Generalitat. Secondo fonti interne alla Catalogna, questi delegati non dovrebbero subire eccessive resistenze da parte dei funzionari statali catalani e della regione. Nelle ore di crisi a cavallo del referendum sulla secessione, i funzionari pubblici si sono comunque dimostrati fedeli alle linee guida del governo e non hanno avuto remore nell’applicare il regolamento e gli obblighi imposti dallo Statuto catalano e dalla legge nazionale. E non sembra che si vada incontro a uno sciopero generalizzato dei funzionari come protesta per la destituzione delle cariche della Generalitat.

Il problema potrebbe nascere invece dal Parlamento. Secondo quanto trapela da Madrid, il Parlament di Barcellona potrebbe essere sciolto. Lo scioglimento del parlamento catalano è una misura molto dura ma necessaria per il governo di Madrid. Ed è un tema su cui concordano i maggiori partiti spagnoli che appoggiano la linea di Rajoy nell’applicazione dell’art. 155 della Costituzione. Il motivo è da ricercare nel fatto che la Spagna teme di avere a che fare con un potere alternativo che comporterebbe ancora più caos all’interno della già delicatissima fase di transizione verso la cosiddetta “normalizzazione”. Una volta normalizzata la Catalogna, il che significa una volta eliminata la possibilità che le alte cariche della Generalitat decidano di intraprendere azioni volte alla secessione, il governo ha intenzione di ripristinare la vita democratica della comunità autonoma catalana attraverso l’indizione di regolari elezioni.

La quesitone dell’indizione delle elezioni in Catalogna è un tema molto complesso. La linea dura vorrebbe che il governo della Catalogna fosse sospeso e dato in mano ai delegati statali per un periodo non troppo breve, al fine di rimuovere ogni possibilità che gli indipendentisti riassumano nel breve tempo le alte cariche della Generalitat. Esiste però una parte importante della politica spagnola, sia del Partido Popular che del Psoe, che ritengono invece l’applicazione dell’art. 155 debba essere molto leggera, in modo da evitare disordini e irrigidimento delle posizioni che sfocino in tensioni e in proteste di massa. Il Partito socialista ha anche proposto che sia lo stesso Puigdemont a definire la data delle prossime elezioni, in modo da mostrare un gesto di collaborazione e di dialogo nei confronti della Generalitat. Per molti, le elezioni potrebbero svolgersi dopo tre mesi dall’inizio della sospensione dell’autonomia. Per altri, la data potrebbe essere più prossima, in modo da non premere eccessivamente sulla frustrazione degli elettori indipendentisti. A questo punto, bisognerà attendere sabato. Il governo si riunirà in via straordinaria a La Moncloa per avviare formalmente le procedure dell’art. 155. Sarà un giorno decisivo perché Puigdemont ha già detto che in caso di applicazione della Costituzione lui dichiarerà l’indipendenza. Ma questo a Madrid è sembrato un ricatto inaccettabile. Oggi Rajoy volerà a Bruxelles per un incontro fra i leader europei: sicuramente la Catalogna sarà oggetto di discussione. Qui Rajoy cercherà appoggi e internazionali e rassicurerà gli altri leader sulla situazione. In ballo non c’è solo la Spagna, ma anche la stabilità dell’Unione europea.