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Un episodio misterioso quello avvenuto in Afghanistan in queste ore e riportato da alcuni testimoni all’agenzia di stampa Reuters. Nelle prime di questa mattina, fonti dell’e autorità afghane avevano dichiarato all’agenzia anglo-canadese che un aereo, probabilmente tagiko o russo, aveva bombardato una postazione dei Talebani nel nord del Paese. Il tutto sarebbe avvenuto durante uno scontro a fuoco fra le guardie di frontiera del Tagikistan e le forze talebane nel distretto di Durqad, provincia di Takhar.

Le prime accuse contro Russia e Tagikistan

I funzionari afghani hanno da subito puntato il dito su Russia e Tagikistan. Ma senza addurre prove a sostengo della tesi sul coinvolgimento di Mosca o Dusanbe. Khalil Asir, portavoce della polizia provinciale di Takhar, ha parlato di otto talebani rimasti uccisi e altri sei che sono strati feriti nell’attacco aereo dopo uno scontro a fuoco in cui sono morte due guardie tagike. “Non era chiaro se fosse un velivolo russo o tagiko”, ha detto il funzionario. Parole che indicano che in ogni sia stato individuato un mezzo in dotazione all’aeronautica del blocco russo o ex sovietico.

Anche Jawed Hejri, portavoce del governatore provinciale, ha detto che non è chiaro da dove venga l’aereo ma ha confermato il raid e la morte di alcuni combattenti talebani. Secondo l’ufficio del governatore sarebbero sei le persone rimaste uccise nello scontro con le forze di confine del Tagikistan ed erano tutti coinvolti nel traffico di droga.

E conferme riguardo al raid sono arrivate anche dagli stessi talebani. Il loro portavoce, Zabihullah Mujahid, ha detto che c’è stato uno scontro tra contrabbandieri di droga e guardie di frontiera tagike e un raid aereo contro un’area boschiva in cui operano spesso i trafficanti di droga che dall’Afghanistan esportano i loro prodotti passando appunto per il territorio controllato dal governo di Dusanbe.

Tutti negano la responsabilità del raid

A questo punto la parola è passata alle Difesa di Russia e Tagikistan, considerati come gli Stati potenzialmente responsabili del bombardamento. Ma nessuno dei due Paesi ha confermato di aver compiuto l’operazione, anzi, hanno direttamente smentito.

Un portavoce delle guardie di confine tagike ha confermato sempre a Reuters che il Tagikistan non ha effettuato alcun bombardamento e non ha confermato neanche la morte di due guardie di frontiera, come invece affermato dagli afghani. Il portavoce tagiko ha parlato di tre forestali tagichi attaccati da intrusi provenienti dall’Afghanistan. 

La Russia, attraverso una comunicazione del ministero della Difesa ha detto che i suoi aerei militari non hanno condotto alcuna operazione vicino al confine tra Afghanistan e Tagikistan. Queste le dichiarazioni dei Mosca riportate dall’agenzia Ria Novosti: “Le informazioni dell’agenzia di stampa britannica Reuters sui presunti attacchi aerei degli aerei russi sui militanti del movimento islamico talebano nella regione di frontiera nord-orientale dell’Afghanistan non corrispondono alla realtà“, afferma il rapporto.

Il tenente colonnello Martin O’Donnell, uno dei portavoce delle forze statunitensi presenti in Afghanistan, ha detto che il Pentagono non ha condotto alcun attacco nell’area. Una dichiarazione che conferma che, almeno formalmente, la potenza straniera per eccellenza dell’Afghanistan, gli Stati Uniti, non ha condotto raid in quell’area contro il nemico rappresentato dal gruppo talebano.

Impossibile avere certezze. L’aviazione russa è presente in Tagikistan ed è possibile che si attivi con raid chirurgici su ok del governo tagiko. Ma un bombardamento non sembra rientrare nei canoni tradizionali dei rapporti fra Mosca, e i due Paesi coinvolti. Possibile che sia stata l’aeronautica tagika, e che Dusanbe neghi il raid per evitare di aumentare l’escalation. Ma è difficile per ora avere altre informazioni. E il mistero non può che infittirsi, specialmente per un’area così complessa ed enigmatica come il nord dell’Afghanistan..

Rinviata conferenza di pace a Mosca

Il governo di Kabul ha intanto annunciato il rinvio della conferenza internazionale sull’Afghanistan organizzata dalla Russia il 4 settembre. Una conferenza voluta fortemente dal Cremlino che aveva invitato 12 Paesi oltre ai vertici talebani. Ma che aveva da subito trovato il no di Afghanistan e Stati Uniti.

La decisione dello slittamento (sine die) della conferenza è arrivata dopo una telefonata fra il presidente afghano Ashraf Ghani e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. L’idea è che i due Paesi collaborino, ma è anche vero che le posizioni sono diverse perché gli obiettivi di Kabul e Mosca non sono sovrapponibili.

Per la Russia, l’Afghanistan è un Paese in cui ergersi a potenza leader strappandola alle altre contendenti e un terreno della guerra contro lo Stato islamico, che qui miete ancora molte vittime e mette in pericolo l’Asia centrale. E per fare questo, vuole coinvolgere anche i leader talebani. Ma i talebani, con i loro attacchi stanno mettendo a repentaglio la road-map verso la pacificazione del Paese voluta sia da Mosca che da Pechino (e forse questo raid è interpretabile come un messaggio). Per Kabul, con le forze americane nel Paese e la Cina che avanza,la questione è diversa: è capire da che parte del mondo spostarsi.

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