A Ceuta e Melilla lo Stato Islamico dilaga, specialmente fra i giovani. Questo l’allarme lanciato dall’intelligence spagnola e dai funzionari che si occupano della tutela dei minori nelle due enclave in territorio africano. Secondo quanto riportato dal report sul terrorismo in Spagna nel 2016, le famiglie povere ed emarginate delle due cittadine sono un terreno fertile per il proselitismo del Califfato. Sarebbero almeno duecento i combattenti stranieri che hanno ingrossato le fila del Daesh in Iraq e in Siria per perorare la causa salafita e partiti proprio dai sobborghi di Melilla e Ceuta.Negli ultimi anni, il Ministero dell’Interno di Madrid ha registrato un incremento costante di giovani e giovanissimi che si uniscono alle frange più estreme grazie a una campagna capillare di proselitismo. E se fino al 2015 a preoccupare erano gli adulti, soprattutto i più poveri o i convertiti all’Islam in preda al furore religioso del fanatismo, nel 2016, ultimo anno di analisi del Ministero, si è notato un numero maggiore di ragazzi che si sono uniti come foreign fighters alla guerra del Daesh o che si sono semplicemente trasformati in suoi seguaci, pur rimanendo in Spagna. Una minaccia ancora più grave dal momento che sono proprio i cosiddetti “lupi solitari” a formare quelle cellule nascoste che possono colpire ovunque e in ogni tempo senza che lo Stato possa intervenire preventivamente.Secondo l’informativa del Ministero, i tre luoghi con il maggior numero di affiliati all’Isis nel territorio spagnolo sono Ceuta, Melilla e la Catalogna. Tredici i casi di minori giudicati dai tribunali minorili per affiliazioni al terrorismo internazionale. Un numero che fa riflettere, se messo in relazione con il fatto che tra il 2003 e il 2008 vi sia stato soltanto un caso accertato di minore giudicato colpevole di complicità con il terrorismo jihadista. Per comprendere ancora meglio il problema, basta pensare che a Ceuta, nel 2016, su cinque operazioni contro il terrorismo internazionale, una aveva come obiettivo l’eliminazione di una cellula che aveva lo scopo di reclutare giovani locali per entrare nelle file del Daesh.Quello che preoccupa in particolare le forze di sicurezza spagnole, è il numero sempre più crescente di volte in cui la Spagna viene menzionata come obiettivo del jihad da parte di gruppi o di persone radicate nelle enclave marocchine. L’utilizzo proprio di Ceuta e Melilla quali obiettivi propagandistici per attaccare i “cristiani invasori”, o anche lo sfruttamento delle forze spagnole in Iraq come volano di vendetta da parte dei terroristi, sono elementi in costante amento in tutti i mezzi d’informazione dello Stato Islamico in Spagna, in Nordafrica e in Europa. Daesh, da gennaio del 2017, ha iniziato a elaborare video di propaganda in cui s’inneggia alla liberazione di Al-Andalus, la Spagna islamica, e si chiede di colpire i maggiori centri abitati.Con la prossima sconfitta dello Stato Islamico in Siria e Iraq, sono molti i cittadini spagnoli o i residenti spagnoli, foreign fighters, che hanno deciso di ritornare nel loro luogo di origine. Di questi, che l’intelligence ritiene siano circa duecento, almeno trenta sono già di nuovo ritornati in terra iberica e rappresentano già ora una potenziale minaccia. Una minaccia monitorata, che però non sembra aver condotto ancora ad arresti, tanto da destare allarme nell’opinione pubblica, soprattutto dopo l’attentato di Manchester il cui autore era stato da qualche tempo identificato dai servizi in quanto di ritorno dalla Libia.Il rischio per la Spagna è alto, ma lo è, infine, per tutta l’Europa. Chiunque sia cittadino di Ceuta o di Melilla è cittadino spagnolo e quindi europeo a tutti gli effetti, e con tutte le libertà offerte dai Trattati europei. Tra cui la libertà di circolazione. Il problema dunque diventa immediatamente continentale. Del resto, la capacità di reclutamento nei giovani di seconda generazione o negli emarginati dei Paesi europei, è un tema delicato che accomuna tutta l’Unione. Spagna, Francia, Italia, Germania e Regno Unito sono Stati che hanno in comune l’incapacità di intercettare il proselitismo nelle fasce più deboli della popolazione. Ceuta e Melilla rappresentano per la Spagna quello che le banlieue sono per Parigi: enclave di emarginazione e di isolamento di comunità islamiche che, se non controllate e non inserite nel tessuto sociale, rischiano di deflagrare in un conflitto di portata europea.