Secondo i rapporti ufficiali stilati dal Ministero dell’Agricoltura russo guidato da Aleksander Tkachev il raccolto cerealicolo russo del 2017 si avvia ad essere ricordato come il più consistente di sempre: la produzione di grano è destinata a conoscere un incremento compreso tra il 16 e il 19 per cento rispetto ai dati dell’anno precedente, toccando la quota di 83 milioni di tonnellate, mentre l’aumento della quantità di orzo dovrebbe attestarsi su percentuali molto simili. Secondo stime che collimano con i dati forniti dall’United States Department of Agriculture sui mercati esteri, la produzione complessiva di cereali in Russia potrebbe ammontare a 128 milioni di tonnellate. Si tratta di un fatto estremamente significativo e dalle profonde implicazioni sulle dinamiche economiche, commerciali e geopolitiche internazionali: il ruolo delle materie agricole negli equilibri economici è molto spesso sottostimato, ma di fatto anche il cibo ha una sua propria geopolitica che si lega al complesso di manovre finanziarie e speculative che influenzano i prezzi delle commodities.

Il dato fondamentale connesso all’incremento della produzione cerealicola della Federazione Russa è quello concernente l’ancor più sostenuta crescita delle esportazioni di prodotti alimentari, che hanno oramai acquisito un ruolo strategico e un peso nella bilancia commerciale di Mosca superiori a quelli propri del compound industriale della Difesa, la cui influenza era stata analizzata nelle scorse settimane su Gli Occhi della Guerra

L’aumento dell’export alimentare russo ha coinciso con la nuova proiezione euroasiatica della strategia geopolitica del Cremlino; sulle rotte della connettività infrastrutturale e commerciale con la Cina e i Paesi dell’Asia Centrale e del Medio Oriente, infatti, ha preso forma la direttrice di espansione di una nuova componente fondamentale dell’economia del Paese, che aiuta a lenire la storica dipendenza dal settore degli idrocarburi. Stando ai dati riportati da Bloomberga cavallo tra luglio 2016 e giugno 2017 la Russia ha esportato 27,8 milioni di tonnellate di grano, più della intera Unione Europea, e si prepara a toccare, nel corrente anno fiscale, la quota record di 31,5 milioni di tonnellate di grano, che salirebbero a 45 se si considera l’aggregato della produzione cerealicola analizzato da SovEcon. La crescente integrazione euroasiatica garantirebbe un’ulteriore spinta nella direzione attualmente percorsa dalla Russia di Vladimir Putin: il Paese, nei prossimi decenni, potrebbe trovarsi di fronte alla possibilità di poter sfruttare nuove regioni del Nord e della Siberia aperte alla coltivazione agricola dalla spinta crescente dei cambiamenti climatici, come riportato da Parag Khanna nel suo saggio Connectography, e consolidarsi nel suo acquisito ruolo di “superpotenza del grano”, garantendosi un decisivo potere di condizionamento sui prezzi cerealicoli mondiali in una fase storica che vedrà, stante la crescita della popolazione planetaria e le dinamiche economiche in corso di sviluppo, il cibo giocare un ruolo di primo piano nel commercio internazionale e nella dialettica politica del XXI secolo.

L’aumento delle esportazioni di prodotti agricoli da parte della Federazione Russa stanno causando effetti dirompenti sui prezzi dei cereali sui mercati internazionali: il prezzo di un contratto future sul grano alla Borsa di Chicago oscilla oggigiorno poco al di sotto dei 4 dollari per bushel, ai minimi dal 2006. Nel 2012, il future Wv1 era quotato a 9,16 dollari: il netto calo dei prezzi dei cereali sui mercati internazionali e le sue ripercussioni sul soprastante gioco finanziario rappresenta un fenomeno vantaggioso per una larga fascia della popolazione mondiale, che come riportato da Raj Patel nel suo I padroni del cibo si trova vulnerabile di fronte alle volubili dinamiche connesse alle oscillazioni dei beni alimentari di prima necessità. Quando nel 2010 una forte ondata di siccità colpì Russia e Kazakistan in contemporanea a una serie di inondazioni in Europa, Canada e Australia nel mondo si osservò una forte tendenza al rialzo dei prezzi nel grano che, unitamente alla susseguente speculazione finanziaria, contribuì in maniera determinante ad accendere la miccia delle Primavere Arabe con le cosiddette “rivolte del pane” di inizio 2011. La stabilità del mercato alimentare mondiale è elemento di notevole rilevanza strategica: l’incanalamento del surplus produttivo russo sta garantendo sicuramente una progressiva svolta in tal senso e, al tempo stesso, sta aggiungendo una freccia all’arco dell’economia del Cremlino. Nel 2005 Vladimir Putin indicò il potenziamento del settore agricolo come una delle priorità vitali per la Russia nel decennio successivo: sulla scia dello sviluppo tecnologico e degli incrementi produttivi, ora il grano potrebbe essere una nuova, insospettabile componente delle strategie di lungo termine di Mosca.

Articolo di Andrea Muratore