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Molti analisti politici credevano che il supporto russo fornito a Recep Tayyip Erdogan prima, durante e dopo il tentato golpe del luglio 2016 avesse segnato l’inizio di una nuova era diplomatica fra i due paesi, storicamente rivali, di cui il recente affare del sistema antiaereo S400 avrebbe rappresentato il punto più alto.

Si sbagliavano: Erdogan si sta dimostrando uno degli statisti più pragmatici attualmente in circolazione e, ben consapevole che quello con Vladimir Putin è un matrimonio di convenienza destinato a sfaldarsi, sta già muovendo i primi, grandi passi per ciò che verrà dopo, ossia quando i due paesi torneranno a scontrarsi in quanto guidati da agende estere divergenti nei Balcani, nell’Europa orientale, nel Caucaso e nel Vicino e Medio oriente. Le recenti mosse turche in Ucraina sono la prova più significativa di ciò.

L’asse nascente Kyev-Ankara

Da quando Volodymyr Zelensky si è insediato alla presidenza dell’Ucraina, Erdogan ha iniziato a corteggiare il paese diplomaticamente ed economicamente, mostrando particolare interesse nella questione tatara – che potrebbe essere sfruttata in futuro per creare problemi all’esercizio della sovranità russa sulla penisola secondo un modello Cecenia.

I rapporti bilaterali sono in continuo miglioramento, fra i due presidenti sembra anche essersi sviluppata una mutua simpatia, e la collaborazione sta rapidamente espandendosi su settori strategici, come quello militare e della sicurezza marittima regionale. L’obiettivo di Erdogan è chiaro: trovare una sponda con cui portare avanti una strategia di contenimento nei confronti della Russia, parallela ma complementare a quella della Nato.

Nel mese di agosto è stata annunciata la nascita di un’associazione temporanea (joint venture) fra l’ucraina Ukrspetsexport e la turca Baykar Defense per lo sviluppo di armi di precisione, alta tecnologia militare e prodotti aerospaziali. La prima fase di questa storica collaborazione sarà la produzione di un drone di nuova generazione di natura militare, capace di operare ad altitudini molto elevate, in condizioni meteo estreme e di trasportare carichi di armi straordinari. Altri progetti, comunque, sono già in cantiere: dai sistemi di difesa alle tecnologie radar.

Il Consiglio per la Difesa e la Sicurezza Nazionale dell’Ucraina ha spiegato, attraverso un comunicato ufficiale, che l’obiettivo dell’associazione è di raggiungere maggiore sinergia tra le industrie della difesa e dell’alta tecnologia dei due paesi per produrre nuovi modelli di armi moderne su larga scala con le quali sostituire i “classici contratti di acquisto di armamenti”.

Il piano di Zelensky

Durante la visita di Stato del presidente ucraino ad Ankara di inizio agosto si era discusso, tra le altre cose, di approfondire il partenariato economico fra i due paesi. Mentre il progetto di costruire un’area di libero scambio è ancora in fase negoziale, già si pensa a come rafforzare gli interscambi commerciali nell’attesa della sua entrata in effettività.

Rasim Pekmezci, presidente del Consiglio Affaristico Turchia-Ucraina (Deik), ha spiegato che Ankara e Kyev stanno valutando la realizzazione di aree industriali co-gestite, funzionali per incrementare i risultati conseguibili dall’area di libero scambio, e che ha suggerito di scambiare beni in valute nazionali per ottenere un aumento rapido del volume degli interscambi commerciali e legare ulteriormente i due paesi.

Il piano di Zelensky è di ridurre la dipendenza dell’Ucraina dall’ormai scomodo ex alleato russo, perciò si sta rivolgendo a nuovi mercati, come la Turchia ma anche come la Polonia e gli Stati Uniti. Infatti, se attraverso la prima riuscirà a diminuire – anche se lievemente – la dipendenza commerciale da Mosca, attraverso le altre due ambisce a raggiungere maggiore sicurezza energetica. Anche in quest’ultimo caso, la soluzione sarà sostanzialmente basata sul sostituire il gas di origine russa con quello liquefatto di origine statunitense.

Le aspettative di entrambi i presidenti sono così elevate che le rispettive diplomazie sono già al lavoro per organizzare un nuovo incontro entro fine anno, che probabilmente si terrà a Kyev. Nell’attesa che il vertice si formalizzi, Erdogan ha ribadito telefonicamente all’omologo ucraino che il suo paese continuerà a sostenere l’illegalità dell’annessione della Crimea e a difendere la sovranità e l’integrità territoriale del paese.