Israele, Libano e Turchia si trovano al centro di un intrigo internazionale riguardo alla consegna di una presunta spia israeliana che si ritiene coinvolta nell’attentato di Sidone contro il dirigente palestinese Mohammed Hamdan, ferito gravemente alle gambe dopo l’esplosione della sua Bmw color argento tra le strade della città libanese. Secondo alcuni media libanesi, il vero obiettivo della bomba era il fratello di Mohammed Hamdan, Osama, considerato una sorta di delegato alla relazioni internazionali di Hamas. Altri, invece, ritengono plausibile che il vero obiettivo della bomba fatta esplodere fra le vie di Sidone fosse proprio Mohammed. Come riporta il sito Middle East Monitor, che cita come fonte Al Manar, canale vicino a Hezbollah, il funzionario palestinese ferito nell’attentato è “una persona importante” nell’organizzazione di Hamas e che era da tempo seguito dall’intelligence israeliana. “Un leader del movimento palestinese di Fatah in Libano ha detto che Hamdan è stato coinvolto in operazioni in Israele” scrive Middle East Monitor, e, come ha confermato a Reuters Mounir al-Maqdah, un importante funzionario di Fatah, sono in molti a credere che dietro la bomba esplosa ci siano proprio i servizi segreti israeliani. Ipotesi ritenuta credibile anche da Hezbollah che, attraverso il proprio leader Nasrallah, ha accusato direttamente Israele di essere l’autore dell’attentato. “La bomba che ha colpito un membro di Hamas a Sidone è un inizio pericoloso e non è possibile tacere”, ha detto Nasrallah in televisione, ricordando che “tutti gli indizi” indicavano Israele. Parole che hanno ricevuto la risposta secca e quasi ironica di Yisrael Katz, ministro dell’Intelligence israeliano, che ha commentato ad Army Radio l’accaduto e le parole di Nasrallah dicendo che “se Israele fosse stato coinvolto, non sarebbe finito con un ferito leggero”.

Un attentato che ha non solo ferito il funzionario di Hamas ma che adesso rischia di creare un incidente diplomatico che può rivelare parecchio dell’attuale confusa politica mediorientale e dei rapporti di Israele con gli attori regionali. L’agenzia Quds Press ha riferito nei giorni scorsi che fonti di sicurezza libanesi hanno annunciato la consegna da parte della Turchia di un sospetto, ricercato in relazione al tentato omicidio di Hamdan. Il sospetto è Ahmed Baytiyeh, 38 anni, ed è stato identificato dai servizi segreti libanesi come autore e ideatore del tentato omicidio. Secondo quanto riporta Middle East Monitor, si ritiene che Baytiyeh sia il capo di una cellula collegata al Mossad. Secondo quanto rivelato dalle indagini, il sospettato avrebbe un lavoro di copertura da commerciante e in questi anni si sarebbe spostato tra il Libano e l’Olanda. Non ha precedenti penali e non è mai stato inserito in alcuna litra di possibili spie di Israele. Hamas, attraverso uno dei suoi portavoce, ha dichiarato di avere il massimo rispetto per la sovranità libanese, confermando piena fiducia nel processo messo in atto dalla giustizia del Libano e dal lavoro svolto dai servizi di sicurezza del Paese. Ma se Hamas è fiduciosa sul lavoro della giustizia libanese, dall’altro lato sembra che la questione fra Israele e Turchia possa non finire qui. Secondo quanto riportato dall’agenzia palestinese Sama, infatti, le autorità turche, che hanno arrestato il presunto agente israeliano a Istanbul, avrebbero respinto una richiesta ufficiale da parte israeliana di non consegnare in Libano la persona catturata nella capitale e ritenuta colpevole dell’attentato di Sidone. Le pressioni di Israele non avrebbero però trovato l’accoglienza desiderata ad Ankara che, al contrario, rispettando l’accordo di estradizione vigente con Beirut, ha consegnato alle autorità libanesi il sospetto. Una spy-story che adesso rischia di incrinare i già difficili rapporti fra Turchia e Israele e che getta una nuova ombra sui rapporti difficilissimi fra Israele e Libano e sui legami fra i movimenti islamici del Paese con quelli palestinesi. In questo senso, aver colpito a Sidone è già un’immagine altamente carica di significato, giacché si tratta di una delle città libanesi con il più alto numero di campi profughi di rifugiati dalla Palestina. Ma potrebbe esserci anche una mossa politica non indifferente da parte del governo turco, che dimostrerebbe ancora una volta ai palestinesi e agli altri movimenti islamici della regione di essere un governo che pensa agli interessi dei Paesi musulmani in aperta ostilità a quanto richiesto dal governo israeliano.

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