Negli Stati Uniti le tensioni sociali e gli scontri razziali potrebbero raggiungere il culmine in occasione delle elezioni presidenziali: a pesare è soprattutto l’incertezza sul risultato data dal voto per posta, che potrebbe presentare diversi problemi e rallentare in maniera preoccupante lo spoglio. Un timore che il Presidente Donald Trump non nasconde affatto, consapevole che l’America si troverà dinanzi a settimane molto difficili, segnate dal caos e dall’incertezza. Che cosa accadrà dopo il 3 novembre? “Dobbiamo vedere cosa succede” ha risposto Donald Trump a una domanda di un giornalista se, dopo le elezioni, si impegnerà ad un trasferimento pacifico dei poteri in caso di vittoria di Joe Biden.

Trump: “Vedremo cosa succede dopo il 3 novembre”

Trump, naturalmente, si riferisce proprio alle problematiche derivate dal voto per posta. “Vedremo cosa succede. Lo sapete che mi sono lamentato molto delle schede e le schede sono un disastro”, ha osservato Trump durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. Se non ci fosse il voto per posta, ha detto ancora Trump, “non ci sarebbe un trasferimento, ci sarebbe una continuazione. Le schede sono fuori controllo, lo sapete. E sapete chi lo sa meglio di tutti? I democratici”, ha insistito il presidente. Peraltro lo stesso concetto lo aveva espresso, non più tardi di un mese fa, Hillary Clinton.

L’ex Segretario di Stato ha suggerito a Biden, qualunque cosa accada, di non ammettere una sconfitta nella notte elettorale del 3 novembre, perché l’ex first lady ritiene che a causa del numero elevato di gente che userà il voto via posta a causa della pandemia di coronavirus ci vorrà più tempo del solito per conoscere il vincitore. Clinton ha sottolineato che i risultati dell’election day di quest’anno negli Usa potrebbero assegnare a Donald Trump un leggero vantaggio. Ma in questo caso “Joe Biden non dovrebbe riconoscere i risultati in nessuna circostanza perché penso che la cosa tirerà per le lunghe”, è il consiglio della ex Segretario di stato, che nelle presidenziali del 2016 fu battuta proprio da Trump.

Quasi 200 milioni di americani potrebbero votare per posta

Secondo il Washington Post, oltre 198 milioni di americani aventi diritto al voto avranno la possibilità di votare per corrispondenza per via dell’emergenza sanitaria Covid-19. Trentaquattro stati e il Distretto di Columbia hanno già dato il via libera. Il problema non sono solo i possibili brogli denunciati da Trump e dai repubblicani ma il ritardo con cui le schede arriveranno allo spoglio. Dal Michigan, uno stato in bilico, per esempio, sottolinea il New York Post, le schede potrebbero arrivare con due settimane di ritardo. Questo ritardo clamoroso potrebbe gettare gli Stati Uniti in un pericolosissimo limbo, innescando una crisi costituzionale senza precedenti e aggravare le già preoccupanti tensioni sociali e razziali. Stesso discorso per la Pennsylvania e il Wisconsin. Per la prima volta nella storia, dunque, per attendere l’esito – certo – delle elezioni presidenziali potrebbero volerci giorni.

In questo clima di grande incertezza, la sinistra Usa soffia sul fuoco delle manifestazioni. Come spiega Jonathan Tobin sul New York Post, infatti, questa volta i democratici stanno lanciando un messaggio molto chiaro: le manifestazioni animate da Black Lives Matter e dalle organizzazioni della sinistra radicale come gli Antifa potrebbero essere nulla a confronto di ciò che potrebbe accadere se Donald Trump dovesse vincere le elezioni. “Le stesse forze che hanno scatenato il caos”, spiega l’editorialista del New York Post, “potrebbero infliggere danni anche peggiori per garantire che la rielezione di Trump venga sventata. Il loro asso nella manica non è un conteggio preciso dei voti, ma la certezza che le città americane bruceranno a meno che l’elettorato non si inchini alle loro richieste”. Come sottolinea The Nation, due delle principali organizzazioni che hanno iniziato a pianificare la mobilitazione di massa sono l’Indivisible Project e Stand Up America. Queste ultime hanno riunito dozzine di associazioni  e progressiste e altrettanti movimenti – da Public Citizen, MoveOn e End Citizens United Action Fund a sinistra a Republicans for the Rule of Law e Stand Up Republic, tutte unite contro Donald Trump.

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